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I falò, la festa di San Sabino e la Santa Manna

Pubblicato in data: 3/2/2009 alle ore:16:20 • Categoria: Atripalda e la sua storia, RubricheStampa Articolo

I falòNel mese di febbraio ad Atripalda si susseguono tre importanti manifestazioni religioso - popolari: i falò, la festa di San Sabino e il rito della Santa Manna.
Momenti significativi per gli Atripaldesi che sono legati al santo protettore.
Il rituale dei falò o dei “focaroni” che ha in sè un significato di purificazione per eliminare gli elementi negativi della vita, ma anche un segno propiziatorio e beneaugurante per il nuovo anno, di prosperità per la raccolta dei prodotti della terra.
In Irpinia la tradizione dei falò si registra in molti paesi e in diversi periodi dell’anno.
Le manifestazioni più importanti avvengono il 17 gennaio in onore di “Sant’Antuono” o Sant’Antonio Abate; in passato era usanza che il parroco benediva gli animali domestici, poi facevano tre giri intorno al “focarone”, secondo un antico rituale.
Il giorno venti dello stesso mese si accendono i falò in onore di San Sebastiano.
Anche quest’anno si sono accesi nei seguenti paesi: Nusco, Castelvetere, Calitri, Solofra, Aiello del S. e Avella.
Ad Atripalda, invece, i “focaroni” vengono accesi l’otto febbraio, vigilia della festività di San Sabino, organizzati di sera nei diversi rioni del paese.
Quello più spettacolare viene allestito dall’Amministrazione comunale ogni anno in piazza Umberto
Nelle campagne brillano nell’oscurità tanti fuochi.
Il 9 febbraio si festeggia la morte di San Sabino, mentre la festa con spettacoli vari il 16 settembre, giorno in cui si ricorda la traslazione dei resti mortali del Santo, nel 1612, dalla sua antica sepoltura.
A febbraio, la processione avviene di mattina, l’effigie del mezzo busto reliquiario argenteo del Santo, viene portato a spalla dai fedeli, mentre nel mese di settembre, la stessa si trasporta su un’auto infiorata e arricchita da elementi scenografici in legno e cartapesta.
La terza fase dei festeggiamenti è quella detta della Santa Manna, che viene celebrata di sera, lo stesso giorno del nove febbraio, dopo la celebrazione della messa vespertina.
L’affluenza dei fedeli nella chiesa di Sant’Ippolisto è considerevole per ricevere questa particolare benedizione dalle mani del parroco.
Il sacerdote esegue un sacro e tradizionale cerimoniale, intingendo una penna d’oca in acqua benedetta, e tracciando sulla fronte dei fedeli un segno di croce.
In passato, il liquido della Santa Manna, ritenuto “miracoloso”, gocciolava dal sarcofago di San Sabino, e raccolto in boccette di vetro. Poi veniva utilizzato per benedire in questa ricorrenza i fedeli.
Il fenomeno dello sgorgare del liquido dalla tomba del Santo, si interruppe già diversi anni prima del sisma del 1980, si sostitui con acqua benedetta.
Tuttavia, la profonda fede del popolo atripaldese non è venuta mai meno, tanto da accettare l’attuale rito religioso.
La grande affluenza di popolo, la sera del nove febbraio nella chiesa Madre rende tale ricorrenza cara al cuore degli Atripaldesi.
Galante Colucci

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