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Cordoglio in città per la scomparsa dell’ex assessore Sabino Loffredo. Ricordo del professor La Sala

Pubblicato in data: 16/1/2010 alle ore:16:30 • Categoria: CronacaStampa Articolo

Cordoglio in città per la prematura scomparsa di Sabino Loffredo, ex assessore comunale, sindaco per circa un mese e dirigente cittadino dell’allora Pci. Loffredo, noto imprenditore nel settore dell’arredamento casa, è stato segretario cittadino del Partito comunista.
Domani i funerali nella cittadina del Sabato in forma laica.

Ecco di seguito un ricordo di Sabino Loffredo curato dal professor Raffaele La Sala:

La passione civile di un imprenditore
E’ mancato il 16 gennaio, a 71 anni, Sabino Loffredo. Un imprenditore serio e rigoroso, curioso e filantropo, qualità che aveva trasferito con pudore e ritrosia anche nell’impegno politico.
Prima a via Cammarota Sabino padre e Sabino figlio, e poi nell’elegante atelier di via Appia, hanno scritto una bella pagina di storia commerciale di Atripalda, interpretando per oltre un cinquantennio i mutamenti delle mode e del gusto, tra arredamento, arte, design (Cassina, Zanotta, Magistretti). Loffredo era tutto questo e molto altro e continua ad esserlo (fino al 30 gennaio ospita una mostra del geniale e straniante Riccardo Dalisi).
Ricordo il sorriso del ‘fondatore’ e, più nitidamente, l’asprezza del confronto politico con il ‘comunista’ Sabino: fior di galantuomini.
Sempre in prima linea a sostenere ed incoraggiare generosamente passioni, iniziative, ‘novità’ (dal Comitato di Sant’Anna, a quello di San Sabino, alle sponsorizzazioni sportive).
Indimenticabile, per la curiosità che seppe suscitare, la squadra di calcio femminile, che regalò ad Atripalda più di una soddisfazione, dopo il tramonto del grande calcio degli anni ’60, come ha ricordato anche di recente Gioso Tirone. Dopo la morte del padre (democristiano della prima ora, artigiano e commerciante) aveva accettato le sollecitazioni di Nicola Adamo per una partecipazione più diretta alla vita pubblica. Fu dirigente federale e segretario della sezione comunista di Atripalda, capeggiò la lista del Pci e fu più volte eletto consigliere comunale e fu, per alcuni giorni, anche sindaco (in uno dei frequenti rovesciamenti di fronte della storia politica cittadina: prima che il deliberato fosse annullato dal Comitato Regionale di Controllo).
Leale e battagliero, severo e ironico si guadagnava sul campo il rispetto dei compagni di partito e degli avversari, con il rigore delle argomentazioni, l’accuratezza degli interventi, la disponibilità alla solidarietà, la signorilità e l’eleganza del tratto (che confliggeva un po’ con la possanza fisica). Insomma è stato un po’ il nostro Peppone, incisivo, determinato, generoso…fino al volontario esilio, che aveva scelto con comprensibile sofferenza, ma che aveva vissuto senza rimpianti. Deluso da accelerazioni frettolose, svolte e camuffamenti vari, si era tenuto fuori dalle beghe e dalle lotte di palazzo, ma con gli amici di ogni colore era sempre pronto al dialogo e -se necessario- anche ad incrociare la lama.
Aveva resistito come un leone ad un male devastante, senza cedimenti, forse solo accentuando, negli ultimi mesi, la sua riservatezza.
Comunista lo era di sicuro, e forse si era pure convinto di essere ateo…, magari era un po’ ruvido, ma fiero di manifestare valori e principi, e sempre sostenuto dalla risorsa laica del dubbio. Stava leggendo L’uomo che non credeva in Dio di Eugenio Scalfari: il libro è là sul comodino, con altri libri, e sul letto c’è la copia di “Repubblica” che, per la prima volta, non è riuscito a leggere. Con me aveva un rapporto speciale. Ricambiato.
Addio, Sabino. Sono certo che c’è un posto per te in Paradiso”.

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