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Dopo quarant’anni al Comando della Polizia Municipale, Carmine Colantuoni va in pensione

Pubblicato in data: 16/3/2010 alle ore:09:15 • Categoria: Attualità, ComuneStampa Articolo

colantuoniQuarant’anni al Comando della Polizia Municipale di Atripalda, quarant’anni di esperienze e ricordi vissuti con passione e dedizione al lavoro. Carmine Colantuoni  in pensione dal 1 aprile lascerà la poltrona al Brigadiere Sabino Parziale così come aveva anticipato qualche mese fa. Venerdì scorso è stato il suo ultimo giorno di lavoro, a nulla sono serviti gli amichevoli tentativi del sindaco Aldo Laurenzano e della sua giunta, la decisione di Colantuoni è stata irremovibile. «Il mio pensionamento deve essere visto come un fatto fisiologico, una tappa della vita umana. Non lascio perché il lavoro mi ha stancato, anzi. Se avessi la possibilità di rinascere, rifarei esattamente il comandante dei vigili urbani, un lavoro bellissimo. La vita del vigile urbano non è mai uguale a quella appena trascorsa, è piena di novità e non mi ha mai stancato, nonostante i problemi e le preoccupazioni che ho dovuto affrontare in questi anni».
carmine-colantuoniEra il 1 agosto del 1972, quando l’ufficiale dell’Esercito italiano in congedo Carmine Colantuoni, vinse il concorso per Comandante della Polizia Municipale ad Atripalda, all’età di 24 anni, diventando il più giovane comandante d’Italia dell’epoca. «In quegli anni ero iscritto all’Università di Napoli, alla Facoltà di Lettere antiche: avevo terminato il secondo anno, quando ebbi l’occasione di partecipare a quel concorso che poi avrebbe segnato tutta la mia vita». Il primo contatto con l’Amministrazione comunale non fu diretto: «Quando entrai in servizio, ad amministrare la città c’era il Commissario prefettizio Michele Iannicelli, ma nel corso degli anni ho avuto la possibilità di collaborare con sette Commissari e otto sindaci, tra cui Gerardo Capaldo, Andrea De Vinco, Domenico Piscopo e Alberta De Simone».

Ecco l’intervista rilasciata all’addetto stampa del Comune, Ciro De Pasquale.

Come è cambiato il Comando di Polizia Municipale atripaldese in 38 anni?
«Quando fui assunto, guidavo un comando composto di sei vigili urbani con una dotazione di due biciclette, una delle quali era appannaggio dell’agente Sebastiano Gengaro che tutti ricordano per la sua mole che lo costringeva a pedalare con i tacchi e non con le punte. Nel 1974, poi, partecipammo, per la prima volta, alla processione di San Sabino con le moto Falcone 500 che ci furono prestate dal Comune di Avellino. L’anno successivo, invece, il nostro comune acquistò due moto Guzzi 500 e successivamente proprio due Falcone 500. Il 15 agosto di quello stesso anno, furono assunti cinque nuovi vigili urbani: Gengaro, Parziale, Caronia, Oliva e Maffei, il vigile urbano Giordano vinse il concorso per Maresciallo e vicecomandante, mentre io divenni tenente. Successivamente arrivarono altri vigili urbani e anche il parco automezzo si ampliò notevolmente con un pulmino Fiat 850 e una Fiat 131, tutte dotate di ricetrasmittenti veicolari».

 
colantuoni-carmineQuali sono stati gli episodi più difficili che ha dovuto affrontare nel corso della sua carriera?
«Di episodi ce ne sono stati talmente tanti che sarebbe impossibile ricordarli tutti: alcuni eventi mi sono rimasti impressi da un punto di vista personale, nella storia del comando, invece, ci sono state delle fasi che hanno creato qualche grattacapo. Per esempio all’indomani dell’entrata in vigore della legge Basaglia (1978) e l’abolizione dei manicomi, fummo costretti, per un lungo periodo, ad intervenire quotidianamente in piazza Umberto I. Nel cuore di Atripalda, infatti, si raggruppavano quattro – cinque persone, appena dimessi dagli ospedali psichiatrici, che avevano l’abitudine di fare qualche esercizio ginnico che finivano puntualmente in discussioni e litigi per la scelta del maestro. O, ancora, una mattina fummo costretti a chiamare i vigili del fuoco, perché un uomo si arrampicò su un pilone della dogana (che all’epoca ospitava il Comando) e minacciava di buttarsi di sotto. In quell’occasione, fu decisivo l’intervento di un mio uomo».

 
In questi giorni si sta ultimando il trasferimento del Comando presso la sede del Palazzo civico: che cosa ne pensa?
«Nel corso degli anni, il Comando di Polizia Municipale è stato ospitato in innumerevoli sedi: prima la Dogana dei Grani, poi piazza Umberto I (palazzo Lazzerini), poi via Gramsci, il ritorno nella Dogana proprio nell’anno del terremoto, rampa San Pasquale nella parte retrostante del convento e poi in via Aversa, anche se non proprio nell’ultima sede, dove siamo rimasti quasi trent’anni. Questo continuo peregrinare è sempre stato uno degli handicap maggiori per il nostro Comando: non avere una sede propria per i vigili urbani è un grave handicap per una cittadina che è cresciuta molto come Atripalda. Servirebbe una sala operativa, una sala riunioni e una sala radio efficiente con un sistema di telecamere. Ma la situazione è difficile dappertutto. Quest’ultimo trasferimento risponde ad esigenze fondamentali non solo per l’Amministrazione comunale, ma anche per la cittadina stessa: ci consente un risparmio economico notevole e un accorpamento degli uffici con vantaggi inequivocabili in termini di efficienza ed efficacia dei servizi».

 
Altro provvedimento di fondamentale importanza e di grande impatto sociale di questa Amministrazione comunale è stato la delocalizzazione del mercato…
«Nel corso della mia carriera ho gestito cinque trasferimenti del mercato cittadino: solo a parlarne mi vengono i brividi. Siamo agli sgoccioli di questa delocalizzazione che ha visto un lavoro enorme da parte degli uffici preposti. Abbiamo gestito il trasferimento sulla base dell’anzianità delle licenze, abbiamo stilato un regolamento ora al vaglio della commissione consiliare, abbiamo coinvolto le organizzazioni sindacali a più riprese».

 
La convince questa delocalizzazione della fiera settimanale del giovedì?
«Eccome, perché il mercato al centro cittadino non può tornare, senza chiudere completamente la città. Ritengo che la volontà popolare vada rispettata, ma non può fare legge un sondaggio al quale hanno partecipato soltanto millesettecento persone su undicimila abitanti: era necessario mettere dei paletti, stabilire un quorum rappresentativo. Ho una mia personale teoria in proposito: soltanto il vero atripaldese è disposto a tollerare i fastidi del mercato. Solo chi ha conosciuto i “rumori amici” dei venditori di pesce e di bestiame alle quattro del mattino, può avere nostalgia del mercato nel centro cittadino. Ma quanta atripaldesità è rimasta negli atripaldesi?».


In più occasioni ha ribadito la sua ferma volontà di chiudere la carriera ad Atripalda con il bando dei parcometri. Davvero sono così importanti per la cittadina del Sabato?
«L’introduzione dei parcometri comporterà innanzitutto un abbassamento dell’inquinamento atmosferico e acustico e un continuo ricambio delle auto in sosta. L’aspetto economico è assolutamente irrisorio e trascurabile e a guadagnarci non saranno soltanto i commercianti ma anche i cittadini che avranno un motivo in più per lasciare l’automobile in garage. Atripalda è ormai una cittadina in forte espansione ed è assolutamente necessario regolamentare la sosta non solo nel centro, ma in tutta le aree abitate».

 
C’è o c’è stato un assessore o un sindaco al quale si sente maggiormente legato?
«Ho lavorato allo stesso modo con tutti e anche se la politica mi piace, non è stata mai un interesse della mia vita. Il mio compito è stato sempre quello di fare l’assessore degli assessori, così come mi definiva Luigi Parziale. Nel corso degli anni, insieme agli assessori che mi hanno affiancato, siamo riusciti ad avere buone soddisfazioni come la vicenda dell’autovelox, quella delle liberalizzazioni, dove tutti mi davano del pazzo ma grazie al pazzo siamo riusciti ad anticipare i comuni e la provincia ed evitare situazioni potenzialmente dannose. Per quanto riguarda l’attuale Amministrazione comunale, il sindaco Laurenzano non mi ha mai posto dei veti e allo stesso modo gli assessori: mi hanno sempre consentito di svolgere il mio lavoro nelle migliori condizioni possibili. I progetti che sono stati avviati sono molti e di straordinaria importanza, uno su tutti è la rotatoria di via Appia di fronte al centro commerciale Famila: aspettiamo soltanto i finanziamenti. Quando un’amministrazione e un assessore porta al termine un’opera del genere, può appendere le scarpette al chiodo come Platini, perché sarà molto difficile fare qualcosa di meglio per chi verrà dopo».

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