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Contenzioso esproprio Antica Abellinum, tornano alle Soprintendenze di Milano e Pavia i 32 milioni di euro pignorati

Pubblicato in data: 14/4/2010 alle ore:09:00 • Categoria: AttualitàStampa Articolo

antica-abellinum-ridotta-2Sbloccati i 32 milioni di euro pignorati che hanno messo a rischio l’apertura della pinacoteca di Brera, la biblioteca Braidense, il cenacolo di Leonardo e l’archivio di Stato. Le Soprintendenze di Milano e Pavia potranno, quindi, pagare le bollette. Il giudice dell’esecuzione del tribunale di Milano ha dato così ragione al Ministero, «una mancanza assoluta di titolo per quell’atto giudiziario» ha dichiarato il ministro per i Beni e le Attività Culturali Sandro Bondi. Ma la famiglia Dello Jacono può ancora impugnare la decisione del giudice, intanto l’ingente somma di denaro è stata sbloccata permettendo agli istituti culturali lombardi di mantenere in funzione le proprie attività. I soldi furono pignorati in seguito ad un contenzioso risalente agli anni ’70 tra la famiglia atripaldese Dello Jacono e la Soprintendenza ai Beni Archeologici. Tutto risalire, infatti, al lontano 1974, quando una serie di mancati pagamenti per un intervento di esproprio in località Civita ad Atripalda ha innescato la causa che si è poi spostata dall’Irpinia a Milano. In Lombardia la famiglia Dello Jacono ha fatto pignorare i fondi della Direzione regionale della Lombardia, bloccando 32 milioni di euro destinati al funzionamento delle Pinacoteche nelle province di Milano e di Pavia. Tra questi anche i soldi destinati ai custodi per consentire l’apertura delle mostre nel periodo pasquale, questione quest’ultima risolta in extremis Venerdì Santo, dopo ore di trattativa con il direttore per la valorizzazione Mario Resca.
Ora, oltre al pignoramento, si aprono due strade giudiziarie: il Ministero potrebbe chiedere alla famiglia Dello Jacono un risarcimento per danno d’immagine subito e per gli interessi maturati nei confronti di creditori che da febbraio non hanno potuto pagare. L’altra via è quella del recupero del doppio risarcimento che secondo il Ministero sarebbe stato incassato due volte, a Roma e a Salerno, nel 2006. Nel 2001 la sentenza del tribunale di Napoli aveva condannato, infatti, il Ministero a pagare circa 114 milioni di euro ai fratelli atripaldesi, sentenza poi superata nel 2006 dal ricorso in appello con un risarcimento di 8 milioni di euro confermati in Cassazione. L’Avvocatura per recuperare gli otto milioni di euro aveva pignorato alla famiglia atripaldese beni immobili a Como, Pavia, Busto Arsizio e Varese.

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