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La nota di Luca Criscuoli (Sel), «Io fuori da una politica arrivata al capolinea»

Pubblicato in data: 23/4/2010 alle ore:10:02 • Categoria: Politica, Sinistra e LibertàStampa Articolo

foto-luca-criscuoliDopo il silenzio l’addio.
Avevo seguito in silenzio le vicende politiche da cui, in altri tempi, non sarei stato troppo lontano. La politica per me ha sempre avuto un valore assoluto molto alto, che prescindeva dagli esiti elettorali, oramai divenuti gli unici parametri per misurare idee ed uomini.
Ad un certo punto non mi sono più riconosciuto in un contesto che assumeva sempre più marcatamente i connotati della rissa volgare e svuotata da qualsivoglia idea di cambiamento e di avanzamento per una nazione, una regione, un paesotto rozzo e ripiegato (in gran parte nell’alcol) come Atripalda.
Sopravviveva in me solo la sensazione che fossimo già arrivati ai titoli di coda. La gente non se n’è accorta: abbiamo imboccato l’ultimo miglio verde.
Anni di predoni e corruzione hanno trasformato la politica e il governo in mostri di malaffare, dove non è più riconoscibile il confine tra ciò che è giusto e ciò che non lo è.
Il malaffare ha invaso i piccoli centri approfittando di una politica distratta, incapace di salvaguardare i territori e le comunità uscite malconce da decenni di ricostruzione dopata ed edulcorata.
Oggi c’è perfino chi si meraviglia che il territorio stia franando o che le falde acquifere siano inquinate all’inverosimile. Si stupiscono che le fabbriche stiamo chiudendo una dopo l’altra, come in un domino impazzito generato dalla cecità dei politici locali che oggi si nascondono per non ammettere che le sorti di tanti lavoratori del sud sono già segnate.
Si nascondono tutti coloro che per anni hanno introitato potere e soldi senza restituire ai territori un’idea di sviluppo che consentisse in epoca di crisi di sopportarne le tremende ripercussioni.
Stato sociale annullato o ridotto anch’esso ad elemosina clientelare, a centro di potere in mano a qualche laureato in sociologia che con la tessera di partito (di quello che conta) ha trasformato i bisogni in favori, i diritti in moneta di scambio, la dignità in pacchetti di voti.
Viviamo oggi nella regione dei paradossi dove è costantemente mortificato il senso del futuro, dove si spengono certezze e sogni, dove le famiglie si impoveriscono a ritmo doppio rispetto ad altre parti d’Italia partendo, però, da un livello già inferiore, dove la disoccupazione ha percentuali record e la Cassa Integrazione è per molti l’ultimo appiglio prima della disfatta. Dove c’è ancora chi vorrebbe costruirci , non senza enfasi, altri inceneritori (non esistono i termovalorizzatori) in un territorio già allo stremo dal punto di vista ambientale, dopo che per anni è stato lo sversatoio (illegale) italiano per eccellenza grazie alla camorra e alla politica amica della camorra.
Gli esempi potrebbero essere ancora tanti ma comunque tutti riconducibili alle responsabilità dirette di chi ha governato, ha gestito gli enti riducendoli a comitati d’affari completamente staccati dalle proprie funzioni e dalle esigenze collettive. La loro lottizzazione è stato l’esercizio preferito dai partiti. Amici e compagni, amici dei compagni, amici degli amici, amici senza nemici, tutti intenti a spartirsi, come direbbe il buon Raiz, “terra uomini e denari”.
Quindi oggi per me non è più il tempo della politica attiva, non ho i tacchetti adatti per un terreno tanto dissestato, dove i protagonisti della politica non hanno la benchè minima volontà di ammettere il fallimento strutturale. Nemmeno gli insuccessi elettorali riescono a far aprire gli occhi, a far ammettere che si è sbagliato su tutta la linea. Viviamo in un epoca in cui stranamente si vince anche quando si perde, dove si è contenti anche quando si perdono milioni di voti, quando nonostante tutto si rimane il primo partito cittadino con metà della popolazione che non va a votare.
Contenti loro, io non sono contento, non posso esserlo in un contesto in cui l’ostacolo maggiore è l’ottusità di chi crede con presunzione di poter ancora rappresentare una speranza , una risorsa quando, in realtà, è stato artefice indiscusso della decadenza che stiamo vivendo
Dieci anni di lotta, mai per il potere, ma con tanti sogni in testa, tante speranze per la mia terra e la mia gente. Oggi non le riconosco più. Forse tutto era già finito la notte del rogo del mio amato circolo, dove purtroppo, per nostra ingenua disponibilità si erano infiltrati troppi sedicenti compagni (di malafede) che successivamente abbiamo ritrovato come i più vivaci e convinti sostenitori dell’amministrazionucola Laurenzano sponsorizzata da ASL e Euroform.
Atripalda aveva bisogno d’altro, di un centro sociale e non del Polo del Turismo Scolastico ( a chi serve?), di piste ciclabili e non dei finti corsi di formazione finanziati dalla regione, di un canile e non centinaia di cartelli di divieti che mai nessuno rispetterà. Aveva bisogno di case vere per Alvanite e non di progetti da Sim City. Aveva bisogno di cura per l’ambiente, di isole pedonali, di maggiore viabilità. Atripalda aveva bisogno di riscoprire il senso di comunità, di riprendere la strada che in passato l’aveva condotta verso un ruolo di primo piano tra i comuni della Valle del Sabato.
Potrei continuare ma sarebbe un esercizio deprimente, ogni atripaldese è testimone dei misfatti compiuti dalla politica e dai sistemi di potere che la sottintendono, molti sono quelli che si sono lasciati ingannare, molti altri si sono prestati volontariamente al gioco delle clientele e dei piccoli e grandi favori.
I Casalesi sono alle porte di Atripalda e di questo passo riusciranno ad entrare dalla porta principale poiché non esiste ad oggi un ostacolo , una coscienza civile collettiva capace di scongiurare tale avvento, non esiste una politica virtuosa disposta ad impegnarsi affinchè si possa sperare in un futuro migliore.
Credevo e credo ancora in “un nuovo mondo possibile”, ma di certo la svolta non partirà da qui.
Con profonda amarezza mi congedo conservando, però, una speranza e cioè che si possa ritrovare a breve un senso comune delle cose, dei bisogni, delle relazioni e soprattutto persone capaci di incarnare la vera speranza per un futuro di diritti e di libertà.

Luca Criscuoli (ex Segretario P.R.C., ex portavoce cittadino Movimento per la Sinistra per Sel – Atripalda)

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