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Panta rei e la città smarrita, la riflessione di Lia Gialanella

Pubblicato in data: 3/9/2010 alle ore:15:15 • Categoria: AttualitàStampa Articolo

doganaSono molto dispiaciuta per l’essere lontana dal mio paese in questo momento particolare di smarrimento identitario e civico. Le società evolvono, cambiano le esigenze, virano i bisogni, si sfrondano i superflui beni, si annienta bellamente l’humus cittadino.Panta rei, tutto passa, si sa. Non dovevo certo arrivare io per evocare una frase, ormai, talmente sfruttata da risultare,quasi, banale e scontata.

Tutto passa, già. Ma mi domando come. Mi chiedo quale assurdo male abbia bendato i nostri occhi, le nostre bocche e le nostre coscienze per arrivare a tanto.

Mi domando cosa ne è del nostro orgoglio cittadino, cosa è diventato così importante nelle nostre vite da far completamente sprofondare nel più becero degli oblii l’identità delle nostre vite stesse, affossando e dilaniando il gene predominate di un paese variopinto e palpitante nel nulla più ardito.

Ardito, sì. Il nulla in cui vaga la gestione del nostro paese è ardito. Come ardita e coraggiosa è l’ignoranza. Non parlo di una mancata galleria di lauree e diplomi impiccati in dorate cornici alle spalle delle scrivanie di chi ci guida. Parlo di ignoranza d’anima. Di mancata capacità e volontà di essere oculati e lungimiranti.

Questo finale, scontato quanto giusto, è l’ovvia conseguenza di una gestione amministrativa della res publica, paragonabile solo al MONOPOLI.

“Il vecchietto dove lo metto, dove lo metto non si sa, mi dispiace ma non c’è posto non c’è posto per carità…”

Il vecchietto è morto, l’abbiamo ucciso noi, tutti. Ma cosa ci vogliamo fare, infondo PANTA REI, tutto scorre, tutto passa e ovviamente se ci si dà pure una bella spinta…tutto si può distruggere.

E come ogni lutto che si rispetti, arriva pure il manifesto.

Di cosa sto parlando? Bè se l’avete capito, pur non avendolo mai nominato in queste righe, allora, vuol dire che qualche brandellino di coscienza ansima ancora nei meandri delle vostre anime e vi sta chiedendo di prendervi cura di voi stessi come del vostro paese. Concludo, chiedendo di perdonarmi per la mia presunzione, ma credo, e voglio condividere con voi il mio pensiero, che per curare certi tipi di gravissime patologie esistenziali e civiche, non vi sia affatto bisogno di ricorrere al consulto del medico.

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