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Le interviste del venerdì – Dopo quattro anni rompe il silenzio Sergio Capaldo. Parcheggi, no alle aree dormitorio e classe politica lungimirante: queste le necessità di Atripalda

Pubblicato in data: 11/9/2010 alle ore:08:30 • Categoria: Attualità, Le interviste di AtripaldaNewsStampa Articolo

sergio-capaldoDopo oltre quattro anni lontano dalle pagine dei giornali, rompe il silenzio Sergio Capaldo (foto) affermato imprenditore impegnato attivamente, negli anni scorsi, anche nella vita politica cittadina. In una lunga chiacchierata con la redazione di AtripaldaNews, il “ragioniere“, così come è comunemente chiamato in città, si è raccontato e ha commentato i principali fatti della realtà locale.

Ragionier Capaldo, partiamo proprio dal fatto del giorno: il mercato…
«E’ una vicenda triste. Da qualunque lato la si guardi sono evidenti l’inefficienza e la superficialità del Comune. A mio avviso Attilio Strumolo ha esagerato, per mezza giornata poteva chiudere un occhio il giovedì mattina i miei stessi camion sono andati nella sua azienda. D’altro canto l’Amministrazione comunale non sta facendo nulla, è immobile. Una piazzola può avere più destinazioni di utilizzo, ma un parco non può diventare mercato. Il mercato a me non mette e non leva nulla. Non è un mercato dove si trovano cose particolari è semplicemente un mercato fatto per vendere e dato che sono tante le persone che lo vogliono, è giusto che viva ma nel rispetto di tutti. Ad esempio quando era localizzato a via Fiume, tante erano le lamentele per i camioncini che impedivano ai residenti di entrare e uscire liberamente dai propri garage. Già il mercoledì sera molti si piazzavano in via Aversa bloccando le auto. Se ci fosse stato più rispetto per i diritti di tutti si poteva continuare a svolgere».

sergio-capaldo-11Quindi come si poteva gestire la questione mercato secondo lei?
«La soluzione ottimale è contrada Santissimo, con le dovute modifiche. Negli anni è cresciuto troppo, bisognava rispettare la regolamentazione fin dall’inizio. Siamo arrivati a duecentocinquanta piazzole, evidentemente sono troppe. Anche a me come azienda piacerebbe crescere ma se non ci sono le condizioni ovviamente non posso. Il mercato di oggi non è più quello di una volta, per i commercianti era una giornata di fuoco il giovedì mattina, ora è diverso».

Stiamo assistendo a una lunga querelle tra l’Amministrazione e un privato cittadino, che idea si è fatto?
«Un lungo braccio di ferro che non giova a nessuno, né alla città né al privato poiché si sta diffondendo l’idea che questo sia un atto di forza sostenuto dalla solidità economica del ricorrente. Da imprenditore dico che seppur abbia registrato una perdita nelle ore di semichiusura della strada, queste siano del tutto fisiologiche nella gestione di un’azienda».

sergio-capaldo-4Lei da oltre cinque anni ha abbandonato i banchi del consiglio comunale. Come si sta fuori dalla politica?
«Sereni. I cinque anni opposizione mi hanno lasciato molte chiacchiere e pochi fatti. Una su tutte, ricordo la discussione sul progetto di riqualificazione di piazza Umberto dell’Amministrazione Rega. A Lina chiesi il perché di una piazza senza parcheggi interrati, mi rispose che contrariamente al suo parere, gli altri non volevano. Beh, io avrei lasciato. Se tornassi in politica smonterei di nuovo la piazza per creare i parcheggi sotterranei, tra l’altro presenti nel progetto dell’architetto Capobianco. Così com’è non mi piace la piazza».

In passato aveva sposato il progetto di Forza Italia, cosa è cambiato?
«Il cavaliere rappresenta troppo i suoi interessi e la propria classe. La sua fortuna sta nel fatto che non ci sono alternative. Io sono centrista, mi sento vicino all’Udc, ma da casa mia. Se si dovesse spostare da una parte o dall’altra mi regolerò se seguirlo o meno. Anche Fini ha fatto una brutta figura. Non si può fare moralismo e poi cadere nello stesso errore. Errori comuni a tutta la classe politica, a 360°».

sergio-capaldo-9Immagina un suo impegno in politica?
«Assolutamente no. Dopo la triste esperienza di cinque anni fa e con il lavoro che ho da fare potrei avvicinarmi alla politica solo se mi affascinasse. Ma non è così, troppi compromessi. Spesso i giovani si buttano in politica in cerca di lavoro, quello che serve ora è una classe politica sobria e onesta, cosa necessaria in tutte le istituzioni soprattutto in questo periodo».

Come vede la città oggi?
«Una città assente. E’ la stessa di cinquant’anni fa. Non c’è niente, nessuna attività, i ragazzi vanno via nella vicina Avellino. Certo conosciamo la situazione economica e sappiamo che grandi cose non si possono fare. Partiamo allora dalle piccole: basterebbe tenere le strade e le piazze più pulite».

sergio-capaldo-2Ci troviamo in una situazione di crisi economica generale, come la vive Atripalda?
«Il momento è difficile per tutti. La gente chiude i propri esercizi commerciali, il problema è che alcuni non avrebbero mai dovuto aprire, non ci si improvvisa commercianti. Ma il problema è esteso. Atripalda, ma nemmeno Avellino, non invogliano all’acquisto, i prezzi sono alti e, oggi, anche cinque o dieci euro in più fanno la differenza. Fuori, invece, ti viene la voglia di comprare perché si spende meglio. Anche da “Progress” ho registrato un incremento dei visitatori e un decremento delle vendite: ciò significa che i soldi sono pochi, per questo, sottolineo, è importante regolare bene il prezzo».

Atripalda è ancora la “Città dei Mercanti”?
«Non più. “Progress” si trova nel comune di Manocalzati. Beh dieci anni fa la situazione era ben diversa, il mercato di Atripalda era conosciuto anche a Napoli, in città c’era tutto, dall’ingrosso alimentare a quello edile. Molti se ne sono andati, Nazzaro, Barile, De Angelis. Il 95% del mio lavoro non lo svolgo qui, ma fuori all’ingrosso».

Sindaco, giunta e consiglio comunale, che giudizio dà?
«Posso solo dire che in quattro anni hanno gestito solo l’ordinario. Le opposizioni non hanno più motivo di esistere, con il sistema del due a uno che parlano a fare? In consiglio comunale si mettono ai voti le decisioni, è democrazia ma decide sempre e solo la maggioranza. I meriti e i demeriti vanno a chi guida».

sergio-capaldo-3Situazione debitoria dell’Ente, il piano del Comune si basa su una forte alienazione di beni pubblici, che ne pensa?
«E’ giusto vendere. Il Centro Servizi, mi sono sempre chiesto quale sia un suo possibile utilizzo. “Una cosa di alto profilo” non meglio definita però mi disse una volta l’assessore Troisi. Non capisco a cosa possa servire, per le attività fieristiche, ad esempio, è piccolo. Meglio venderlo perciò, anche se il prezzo è folle. A mio avviso venderei anche Parco delle Acacie e il Parco Pubblico, mantenendo una sola struttura, la villa comunale. Meglio venderli che vederli in questo stato. I beni comunali si devono mantenere in maniera dignitosa, vanno controllati e monitorati, altrimenti non ha senso tenerli all’abbandono. Non ci sono soldi? Allora è giusto vendere ma solo in un ottica lungimirante. L’alienazione risolve un debito a breve periodo e, poi, l’anno prossimo che succede?».

sergio-capaldo-10Molte le situazioni delicate e le vertenze che il Comune ha attraversato in questi anni: oltre quella del mercato le questioni riguardano la costruzione di appartamenti e nuovi centri commerciali in città. Che ne pensa?
«Una città che non cresce è meglio. Non ha senso costruire per creare altre zone dormitorio come contrada Santissimo che non portano nulla se non un po’ di Ici e Tarsu. Bisogna creare economia, non serve che le famiglie vengano solo a dormire qui e poi lavorino ad Avellino, spendano ad Avellino o vadano a fare spese ad Avellino. Non si sono mai integrate con la comunità atripaldese e non vivono la città. La crescita demografica deve invece andare di pari passo con la crescita economica. Gasparini, De Angelis, Ingino potrebbero anche costruire ma in un’ottica del 2010 che risolva i problemi e non congestioni sempre più la città. Ripeto ancora il problema parcheggi esiste e quanto mai evidente pochi giorni fa con Giullarte».

Un consiglio da imprenditore alle giovani generazioni…
«I giovani di oggi sono meno inclini al sacrificio. Anche con una laurea si deve partire dal basso. I giovani vogliono il lavoro qui in una terra abituata a chiedere il favore al politico di turno. Ora le cose sono diverse, devono studiare un’idea e non aspettare senza fare nulla».

sergio-capaldo-5Fiume Sabato, lei ha sempre sostenuto l’idea di coprire il corso cittadino del fiume…
«Sì, anche in questo caso, se bisogna vedere un fiume in quello stato, sporco e maleodorante è meglio coprirlo nel tratto cittadino per creare un servizio, ad esempio un’area parcheggio a ridosso della piazza in alternativa al parcheggio interrato. Urge anche una sistemazione a contrada Fellitto dopo le recenti e pericolose esondazioni».

Convento di San Pasquale, a cosa potrebbe essere destinata la struttura dopo l’addio dei frati?
«La soluzione ideale sarebbe un connubio tra pubblico e privato per creare una casa di riposo per anziani. Una struttura dignitosa simile al Roseto tenuta in piedi anche con la beneficenza dei cittadini».

sergio-capaldo-1Cinema Ideal in piazza Umberto I, vorrebbe la riapertura?
«Sì, ma sempre dopo i parcheggi. Come si può pensare di aprire un cinema senza i posti per le auto? Quelli che ci sono, sono insufficienti. Lo stesso parcheggio della mia struttura commerciale è piccolo, dovrebbe essere ampliato per non creare disagi a cittadini e clienti. Manca a tutti la proiezione nel tempo, venti anni fa, si poteva immaginare l’attuale bisogno, ma non è successo, ora non bisogna ripetere gli errori».

Come trova la situazione traffico in città?
«Il senso unico a via Cammarota è scomodo in quel verso. Già un’auto un po’ più grande ha difficoltà a svoltare da quando hanno installato i paletti dissuasori laterali. La piazza è l’unico luogo dove passeggiare, anche se spesso nemmeno si sta tranquilli per i ragazzini che sfrecciano in bici sotto gli occhi dei vigili urbani. Per non parlare dei fari da stadio e della pavimentazione che già in qualche punto sta cedendo. La città è sporca, la differenziata non funziona, a differenza, ad esempio, del più piccolo comune di Manocalzati. Qui si è sempre parlato di porta a porta, ma sono rimaste sempre e solo chiacchiere. Si parla troppo, si deve passare ai fatti».

sergio-capaldo-7Ma la responsabilità è anche dei cittadini…
«Senza dubbio c’è poco senso civico e rispetto per il bene pubblico. Buttare carte per terra è all’ordine del giorno al nord non succede, qui, è un’altra realtà ecco perché c’è bisogno di maggiori controlli. Ma, come si suol dire, “‘o pesce puzza ra ‘a capo”».

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