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Il cordoglio della Cgil e Fiom alla famiglia Spina. Della Pia (Prc): “Una sconfitta per tutti noi”. Nota del Cantiere Caudino e Irpino: “le Istituzioni si assumano le proprie responsabilità”

Pubblicato in data: 17/2/2011 alle ore:15:11 • Categoria: CronacaStampa Articolo

p11603071Atripalda si è risvegliata ancora sotto choc per la notizia del suicidio dell’operaio cassintegrato della Fma, Carmine Spina. Sulla tragedia interviene la Fiom Cgil di Avellino, avendo Carmine fatto parte del direttivo, ed una nota del segretario provinciale del Prc.

Le segreterie provinciali della Fiom e della Cgil di Avellino esprimono tutta la loro vicinanza alla famiglia Spina per la terribile tragedia che ha posto fine alla vita del nostro compagno Carmine. La notizia della morte di Carmine ha lasciato sgomenti tutti noi che lo abbiamo conosciuto come un ragazzo gioviale e ironico, come un generoso e combattivo militante sindacale sempre presente nelle battaglie per il lavoro e i diritti che lo hanno visto protagonista in prima fila nella Fiom-Cgil. Nessuno di noi aveva avuto sentore se la sua condizione di difficoltà fosse accentuata in maniera determinante anche dalle difficoltà economiche derivanti dalla cassa integrazione e dall’incertezza sul futuro lavorativo, potesse portarlo a compiere un gesto così estremo. Nel ribadire il nostro più profondo cordoglio alla famiglia duramente provata da questa tragedia , non possiamo rassegnarci all’idea che un gesto come questo venga relegato esclusivamente alla fragilità caratteriale di chi li compie. Ma siamo sempre più convinti che la società e le istituzioni non facciano abbastanza per evitare che la disperazione e la solitudine di chi si ritrova in una condizione di difficoltà possa sfociare in un gesto irreparabile.

Il Segretario Generale Fiom Avellino
               Sergio Scarpa

carmine-spinaDella Pia (Prc): “Una sconfitta per tutti noi” – Ha lasciato tutti senza parole la tragica fine di Carmine Spina, l’operaio della FMA che si è tolto la vita ieri. Iscritto alla Fiom Cgil, partecipe delle mille battaglie portate avanti dal sindacato per lo stabilimento di Pratola Serra, Carmine ha lasciato un vuoto che non si colmerà facilmente. Il cordoglio di Tony Della Pia, segretario provinciale di Rifondazione Comunista – Fds:Ieri la Caritas ha diffuso i dati relativi al livello di povertà che colpisce la nostra Provincia, sono drammatici, considerato che moltissime famiglie cercano di risolvere i problemi, chiudendosi in un disperato tentativo di nascondere le difficoltà che vivono, oggi, una notizia tragica, diretta conseguenza delle reali condizioni economiche e sociali che troppo spesso ci limitiamo ad esaminare solo come freddi dati statistici; il suicidio di un giovane operaio, dipendente della F.M.A. di Pratola Serra, quell’azienda che da circa tre anni ha congelato i suoi lavoratori in cassa integrazione, riducendoli a vivere con un sussidio di sole 700 euro al mese. Carmine ha vissuto gli ultimi anni della sua vita, prima di decidere una soluzione tanto drastica quanto ingiusta, subendo sulla propria pelle questo stato di cose, poi non ha retto e, come tanti altri ha scelto di farla finita. La cronaca ci racconta che l’ha fatto senza nemmeno lasciare due righe alla figlia; quanta solitudine vedo in questo gesto, che tristezza nel pensarlo soffrire, mentre lascia scorrere nella sua mente, cercando di stamparlo per sempre nei suoi ricordi, il volto dell’amata bambina, prima di lasciarsi andare. Carmine Spina era uno di noi, un giovane, un figlio di questa maledetta terra, un compagno impegnato nella FIOM – CGIL, era un uomo, un militante, che tentava con il suo impegno di non piegare la testa, non ha retto, oggi siamo più soli. Mi fermo, non oso continuare a scrivere, ancora una volta in quanto militante di una forza politica mi sento sconfitto, e mi scuso con lui e i tanti che, perdendo la speranza, hanno lasciato la vita. Io mi vergogno per quello che sta avvenendo, chiedo alla classe politica irpina di fare altrettanto. Condivido sinceramente questo momento di tristezza con i suoi familiari e i compagni del suo e nostro sindacato“.

Infine il comunicato stampa del Cantiere Caudino e Irpino per la ricostruzione del PARTITO COMUNISTA: “Oltre alle semplici dichiarazioni di cordoglio”:

L’atto estremo del suicidio rappresenta una sconfitta per tutti coloro che nell’agire politico di lotta, non rinunciano a costruire una società di liberi e uguali e a guidare la lotta degli uomini e delle donne per migliorare le proprie condizioni di vita. Al susseguirsi delle dichiarazioni di cordoglio e alle affermazioni: “È l’ora del silenzio e non delle riflessioni”, noi diciamo basta. Il silenzio è un’altra offesa a quell’uomo e alla sua famiglia.

Queste ore devono rappresentare, per le istituzioni, una chiamata ad assumersi le proprie responsabilità per non aver risposto alle urgenze che vive quotidianamente il mondo del lavoro. Il mondo operaio, invece, deve prendere la coscienza del desiderio di passaggio da “classe in sé” e “classe per sé”. Il suicidio di questo compagno di lotta, rappresenta il vero volto del nano-capitalismo italiano, reazionario e incapace d’investire in innovazione e nuove tecnologie, vissuto di bassi salari, supersfruttamento, lavoro sempre più precarizzato e nero. È il momento di trasformare in una forza di mutamento politico il sentimento d’ingiustizia sociale. Si parla, oggi, di proletariato come se non esistesse più, sembra una parola che appartiene a un passato lontano che mai esisterà più, fortunatamente, non ci siamo mai fermati a pensare come mai in questo periodo, nonostante sia passato un secolo di lotte, si parla ancora di condizioni lavorative disumane, diritti non riconosciuti, lavoro nero, morti bianche e salari bassi.

La politica deve assumersi le proprie responsabilità; l’ultimo ventennio berlusconiano e di centro sinistra è stato, fondamentalmente, solidale nel condividere il disastroso e antipopolare processo di privatizzazioni; che la fase attuale – segnata dalla dura egemonia capitalista, iperliberista e dalle altrettanto dure imposizioni liberiste dell’Unione europea – spinge pesantemente a ” terminare il lavoro sporco” volto alla destrutturazione completa del pubblico e del lavoro.

Accettare la “tesi della fine del lavoro”, ideologia servita a distogliere l’attenzione dal massacro sociale nei confronti della classe lavoratrice e la ripresa del conflitto che ha riproposto la persistente centralità della contraddizione capitale-lavoro, porta a ricordare l’affermazione di Edoardo Sanguineti: “Restaurare l’odio di classe”.

Sanguineti diceva: “Perché loro ci odiano, dobbiamo ricambiare. Loro sono i capitalisti, noi siamo i proletari del mondo d’oggi: non più gli operai di Marx o i contadini di Mao, ma “tutti coloro che lavorano per un capitalista, chi in qualche modo sta dove c’è un capitalista che sfrutta il suo lavoro”. A me sta a cuore un punto. Vedo che oggi si rinuncia a parlare di proletariato. Credo invece che non c’è nulla da vergognarsi a riproporre la questione. È il segreto di pulcinella: il proletariato esiste. È un male che la coscienza di classe sia lasciata alla destra mentre la sinistra via via si sproletarizza. Bisogna invece restaurare l’odio di classe, perché loro ci odiano e noi dobbiamo ricambiare. Loro fanno la lotta di classe, perché chi lavora, non deve farla proprio in una fase in cui la merce dell’uomo è la più deprezzata e svenduta in assoluto? Recuperare la coscienza di una classe del proletariato di oggi, è essenziale. E importante riaffermare l’esistenza del proletariato. Oggi i proletari sono pure gli ingegneri, i laureati, i lavoratori precari, i pensionati. Poi c’è il sottoproletariato, che ha problemi di sopravvivenza e al quale la destra propone con successo un libro dei sogni”.

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