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Il grattino e la dignità dei lavoratori, la nota di Luca Criscuoli

Pubblicato in data: 29/7/2011 alle ore:12:00 • Categoria: AttualitàStampa Articolo

grattini3Non riesco ormai più a contenere la mia profonda indignazione sulla condizione a tratti surreale dei parcheggiatori che tutti i giorni e a quasi tutte le ore incontriamo per le strade di Atripalda.
C’è una frase che ho ascoltato e letto spesso, una frase dal significato universale e che costituisce, a mio modesto avviso, lo spartiacque tra le vecchie e le future regole della Cittadinanza: “Le strade sono di chi le percorre“. Ebbene trovo assurdo che uomini, padri di famiglia, lavoratori vivano una tale condizione di precariato. Non solo per l’aspetto occupazionale/previdenziale in sé, anche se pure su questo ci sarebbe da dire molto.
Nel nostro caso non siamo in presenza del “meglio di niente”. Quel lavoro, nelle condizioni in cui viene svolto, e per le modalità tecniche con cui viene praticata la riscossione per la sosta, non ha i crismi della dignità del lavoratore in quanto, e soprattutto, persona. È mai possibile che in otto ore i parcheggiatori siano costretti a correre e rincorrere le auto che si fermano nelle aree blu. La scena è sempre la stessa ed è spesso annunciata dal suono di un fischietto, che ahimè, sembra non contenere la stessa “minaccia” di quello in dotazione alla Polizia Municipale. I parcheggiatori sono stati abbandonati a se stessi, questo è un dato inconfutabile, abbandonati da chi nelle istituzioni si è accorto fin da subito della criticità del servizio parcheggi ad Atripalda ed ha lasciato in mare aperto la nuova Cooperativa che oggi lo gestisce.
La scelta dei grattini ha finito per rendere tutto più difficile da gestire. Ma non doveva andare così: i programmi elettorali e gli obiettivi amministrativi promettevano i parcometri, proprio quelli che gli atripaldesi possono vedere per le strade di Avellino e che funzionano molto bene.
I parcheggiatori avrebbero dovuto solo occuparsi di verificare e sollecitare, lasciando ai Vigili Urbani l’incombenza dei controlli e delle eventuali infrazioni. E se i parcometri non sono stati istallati per le penurie di cassa (ma quanti ne sarebbero serviti per coprire le zone di parcheggio?), se i Vigili si vedono sempre più raramente a coadiuvare gli addetti, appare sempre più difficile immaginare un’evoluzione positiva della vicenda. Chiarisco fin da subito che il mio è un punto di vista, un modo di osservare ciò che accade sotto i miei occhi. E loro, i parcheggiatori, neanche li vedo lamentarsi, piuttosto li vedo rassegnati nella speranza che qualcosa si smuova nel Palazzo, che ci sia un salto di qualità. Dal Palazzo ci si aspetterebbe una dichiarazione di intenti, una chiarificazione sullo stato delle cose e quali sono le prospettive per questi nostri concittadini. Del resto non riesco ad immaginare addetti ai lavori che si strappano i capelli per individuare nuovi parcheggi nel PUC poiché è evidente che nuove aree di parcheggio proprio non servono; quelli che ci sono, liberi e a pagamento, sono più che sufficienti per soddisfare le esigenze dei residenti e dei clienti delle attività commerciali. I primi hanno trovato subito la soluzione, hanno solo perso la possibilità di parcheggiare l’auto davanti al proprio portone (quattro passi fino a casa fanno sempre bene), i secondi sono scomparsi da un po’, dicono sia colpa della crisi. E giacchè siamo in tema di chiarificazioni se ne faccia una “seria” sulla vicenda del parcheggio scoperto (?) abusivo dai Carabinieri, perchè se è vero che non esistevano autorizzazioni è quantomeno anomalo che il servizio si svolgesse all’insaputa del Comune, dell’ASL e dei proprietari del suolo che è privato (come ci tenne a sottolineare qualche anno fa proprio il proprietario che a malincuore, a noi del PRC, concesse di istallare un gazebo per i Referndum sulla Procreazione Assistita). Se esisteva un accordo di fitto del suolo, su quali basi esso venne stipulato? E seppure fosse stato concesso a titolo gratuito sarebbe grave che comune e ASL fossero allo scuro di un fatto così importante.
In questa vicenda ci sarebbe molto da scrivere ma nel frattempo potrebbero arrivare risposte che a questo punto sembrano ineluttabili. Sono persuaso che il silenzioso sacrificio dei parcheggiatori proseguirà nell’indifferenza generale; a volte penso che basterebbe un breve ed intenso momento di immedesimazione per ognuno, si capirebbero tante cose che spesso tralasciamo per una nostra innata passività di fronte alle “scene” della vita. Nella scena dei parcheggiatori io ci vedo una strenua difesa della dignità, anche se spesso questa rischia di volare via con la polvere d’argento di un grattino.

Luca Criscuoli

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