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Arresti domiciliari e permesso di poter andare a lavoro per il netturbino che ieri ha aggredito al Comune dipendenti e vigili

Pubblicato in data: 16/11/2011 alle ore:14:55 • Categoria: CronacaStampa Articolo

tribunale-av-ingressoArresti domiciliari e permesso di andare a lavoro.
E’ quanto deciso poco fa dal collegio di giudici del Tribunale di Avellino chiamati a pronunciarsi per direttissima sull’arresto del netturbino atripaldese sfrattato che ieri armato di due coltelli si era recato al Comune aggredendo dipendenti e vigili.
Nell’udienza per la convalida dell’arresto, effettuato dai Carabinieri della Stazione di Atripalda, per i reati di violenza e minaccia a pubblico ufficiale e porto ingiustificato di arma bianche, i giudici hanno concesso gli arresti domiciliari e la possibilità di continuare il lavoro. 
F.R., classe 1965 del posto, pregiudicato, operatore ecologico, coniugato con 4 figli e con una storia famigliare decisamente travagliata e triste, per opporsi ad uno sfratto e richiedere l’assegnazione di un alloggio comunale si era portato in Municipio. Qui nelle stanze comunali l’uomo è andato in escandescenza, ingaggiando una colluttazione con vari dipendenti comunali e con i vigili urbani accorsi sul posto. Sono volate sedie, carte e suppellettili, tra le urla delle dipendenti comunali e le minacce esplicite dell’uomo, rivolte contro il Sindaco e tutta l’amministrazione comunale.
L’uomo, poi bloccato  è stato arrestato dal Comandante della Stazione Carabinieri di Atripalda, Costantino Cucciniello.
A difendere il netturbino gli avvocati Paolo Spagnuolo e Luca Penna, che commentano così la decisione dei giudici:  “Siamo estremamente soddisfatti per la concessione degli arresti domiciliari e del permesso di potersi recare a lavoro, salvaguardandone così il posto, per un fatto umano. I giudici hanno capito che gli atteggiamenti, seppur violenti, sono dipesi da uno stato di necessità da cui non si poteva prescindere. E mi fa piacere che il collegio giudicante abbia capito e compreso lo stato di necessità. Già in passato per lui e la moglie c’era stata la revoca della potestà parentale, con i bambini che  per più di due anni sono stati affidati ad un centro di accoglienza del beneventano. Oggi il nostro assistito rischiava di nuovo questo provvedimento. Ma i giudici hanno capito il contesto in cui è accaduto tutto e che la custodia cautelare in carcere lo avrebbe gravemente danneggiato con la perdita del posto di lavoro” .
Ora il processo che prenderà il via dal prossimo 23 novembre.

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