sabato 16 dicembre 2017
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Crisi al Comune, intervista all’ex capogruppo Arturo Iaione (Psdi-Psi) che rompe il silenzio e attacca: «La città è ferma da cinque anni con una maggioranza preoccupata solo marginalmente dei problemi ma interessata a poltrone e prebende»

Pubblicato in data: 23/11/2011 alle ore:09:30 • Categoria: Politica, Le interviste di AtripaldaNews, PsdiStampa Articolo

iaione«La maggioranza in questi anni si è preoccupata solo marginalmente dei problemi della città, preferendo invece confrontarsi sulla gestione del potere all’interno della pubblica amministrazione al Comune di Atripalda. I problemi del paese non sono mai stati la loro prima preoccupazione».
Ci va giù duro l’ex capogruppo della minoranza Arturo Iaione, che rompe il silenzio ed attacca la maggioranza con una lunga intervista esclusiva concessa ad AtripaldaNews.
«La città è ferma da cinque anni e lo si vede. Sta solo peggiorando. Prima finisce questa consiliatura e meglio sarà per la città. Che si arrivi allo scioglimento, che si arrivi alle dimissioni non ci ho mai creduto, perché non lasciano assolutamente la poltrona. Ma in un Comune si va per amministrare e per migliorare la vita della città, non certo per ottenere prebende».
A cosa si riferisce avvocato?
«Ci sono evidentemente altri interessi, molto probabilmente che non sono evidenziabili immediatamente, che inducono a restare abbarbicati alla guida dell’Amministrazione. Questa è la situazione».
Come vede la città da fuori il consiglio comunale?
«Basta chiedere ad un qualsiasi cittadino se sono soddisfatti o meno dell’amministrazione di questi cinque anni. E si vedrà pure qual è la valutazione che si dà di quest’amministrazione: assolutamente ferma ed incapace di fare qualcosa per la città».
Ma il sindaco dice di aver risanato il bilancio?
«Al di là di quello che dice il sindaco Laurenzano la situazione finanziaria è disastrosa. Le prospettive sono peggiori, perché con la crisi che c’è nel Paese e con la nuova manovra che è alle porte e che inciderà notevolmente sui cittadini, occorrerebbe un’amministrazione che sapesse ridurre al minimo l’impatto e che riuscisse ad avviare lo sviluppo e le riforme nella città. Ma questi non sono capaci perché non hanno idee e non sanno da dove cominciare. Questo è il problema vero».
A distanza di sei mesi dalle sue dimissioni dal Consiglio Comunale, rifarebbe quella scelta?
«Certo! A maggior ragione lo farei oggi, le mie dimissioni contro un immobilismo dell’Amministrazione, uno svuotamento del consiglio comunale dal quale pure erano venute delle idee e delle proposte ma che regolarmente sono state disattese. Questi sei mesi che sono andato via dal Consiglio Comunale, le ragioni che erano a sostegno di quelle mie dimissioni, vengono confermate da questi eventi».
Crisi amministrativa o crisi politica per lei?
«E’ un’assurdità quella che dice il sindaco Laurenzano e non si rende conto di quello che dice. La crisi è crisi a prescindere che sia politica o amministrativa. La crisi si ripercuote sulla buona gestione e sul buon andamento dell’amministrazione. Ma che dice! Questa è la testimonianza incontrovertibile dell’incapacità del non conoscere bene di che cosa si tratta e di non sapere bene che amministrare è una cosa seria e non è uno scherzo perché si ha tra le mani per cinque anni il destino e la vita di undicimila cittadini di Atripalda. Questo è il problema vero, non se ne rendono conto».
Quali scenari intravede in vista delle amministrative del prossimo anno?
«Il problema vero è che la campagna elettorale si fonda soprattutto sulla persona del sindaco e sulla sua capacità di guidare l’amministrazione e la giunta ma soprattutto sulle idee che il sindaco può mettere in campo per migliorare sia dal punto di vista finanziario, che dal punto di vista sociale la vita dei cittadini di Atripalda. Il problema non sono i partiti ne le coalizioni, ma il problema vero è il candidato sindaco. Sta tutto qua il problema visto che non ci sono più i meccanismi del passato con i quali i partiti si assumevano le responsabilità e se un sindaco andava male allora lo sfiduciavano in consiglio comunale o lo cambia. Perciò i cittadini saranno chiamati a votare no per un partito politico ma per un uomo o per una donna che si candidi per amministrare la città. E per cinque anni colui che vincerà avrà tra le mani il destino della città».
Quali capacità dovrà avere il candidato sindaco?
«Chi si proporrà a sindaco dovrà dimostrare di saper amministrare visto che è sulla sua figura che si incentrerà la campagna elettorale. Certo potrà avere l’appoggio dei partiti politici, delle organizzazioni sociali e delle associazioni culturali che potranno fiancheggiarlo, ma è soprattutto nella figura del candidato sindaco deve essere lui a dimostrare capacità».
Come si comporterà il Psdi-Psi?
«I socialisti continueranno a proporre una soluzione nell’interesse della città come è stato per il passato. Non andremo alla caccia di consensi e di alleanze, andremo soltanto alla verifica di un programma. Abbiamo già avviato un programma che ho già annunciato, lo miglioreremo nei particolari e su questo programma, che il sindaco dovrà portare avanti, troveremo il consenso prima della città e poi delle forze politiche, sociali ed economiche che vogliono darci la fiducia necessaria per poter amministrare questa città».
Infine sareste disposti ad appoggiare un Laurenzano-bis di centrosinistra?
«Il Psdi non appoggia nessuno. I socialisti si muoveranno in modo autonomo. Proporremo un programma aperto ai contributi di chiunque voglia darci una mano e su questo programma si costruirà la figura del candidato sindaco. E nelle condizioni in cui siamo ci vorrà la capacità amministrativa. Conoscere i meccanismi dell’amministrazione e di legge, capire quali sono le strade per ridurre al minimo il peso dell’amministrazione sulla città e qual è la strada migliore per risolvere i problemi, come quello della disoccupazione giovanile ed un comune può trovare le occasioni per ridurre ciò. Basta avere le idee e conoscere i meccanismi di legge che consentono di trovare una soluzione anche in questa direzione. Non è perciò il problema di un partito o di un singolo nome, ma di una capacità amministrativa di chi può dare veramente qualcosa per la propria città».

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