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Invalida atripaldese senza la possibilità di rientrare nella casa di San Potito Ultra perché non abitabile mentre il Comune chiede di pagare Tarsu ed Imu

Pubblicato in data: 28/5/2012 alle ore:15:40 • Categoria: CronacaStampa Articolo

rosa-fortucciInvalida e senza la possibilità di rientrare nella sua casa perché non abitabile mentre il Comune di San Potito Ultra le chiede di pagare Tarsu ed Imu. E’ la triste storia della signora atripaldese Rosa Fortucci (foto), separata ed invalida al 100 % con gravi problemi dideambulazione aggravata da un brutto male. La signora Rosa vive ad Atripalda, dove è ospite della figlia Giovanna ma il suo sogno è quello di poter rientrare nella sua casa di San Potito che non è abitabile perché non è possibile sanare l’immobile fino a quando non avrà un allacciamento alla rete fognaria.
«Sto subendo da vari mesi una vera e propria violenza psicologica che mi sta portando ad un ulteriore aggravamento del mio stato di salute. Attualmente uno stato febbrile di dubbia natura mi costringe a ricoveri ospedalieri alternati a lunghi periodi di allettamento» è l’amaro sfogo della signora Rosa che racconta la sua disavventura.
Tutto nasce nel 2000 con la separazione e la divisione dei beni tra coniugi con sorteggio che le vedeva assegnata il 50% della proprietà di una villetta sita in contrada Cesine n.l a San Potito. Un appartamento mansardato con 3/4 di un garage seminterrato e metà appezzamento terriero.
Purtroppo ben presto delle infiltrazioni di acqua nella mansarda spinsero la signora a richiedere un sopralluogo dell’Asl. Dalla verifica della documentazione dell’immobile emergeva però che quanto realizzato era difforme al progetto iniziale. Da qui la casa veniva dichiarata non abitabile mentre la licenza edilizia era stata concessa all’ex marito senza la firma di entrambi i proprietari.
Si riscontrava inoltre nel terreno assegnato alla signora la presenza di una vasca abusiva contenente acqua di dubbia provenienza. Dopo innumerevoli solleciti, il Comune di San Potito ha effettuato un sopralluogo nell’ottobre del 2011, certificando che l’edificio mancava di regolare allacciamento alla rete fognaria comunale nonostante la documentazione del 1996 né attestasse il regolare allaccio. Infatti nello stesso anno l’ex marito della signora chiedeva l’allaccio alla rete fognaria, certificandone con il Comune l’avvenuta realizzazione.
Dal sopralluogo del Comune faceva seguito una diffida all’ex marito Tommaselli per il completamento del suddetto impianto e alla Fortucci dello svuotamento e la demolizione della vasca presente nella sua proprietà (realizzazione di cui lei non ne era a conoscenza). «Ho così ottemperato ai miei obblighi – racconta e conclude la signora Rosa -. Stanca dell’indifferenza delle istituzioni ho anche inviato una lettera all’Asl comunicando che nessun provvedimento era stato preso, con conseguente rischio di inquinamento ambientale nella proprietà. L’ufficio di igiene girava la comunicazione al comune che effettuava un ulteriore sopralluogo. Ma dal danno è arrivata poi anche la beffa. Adesso, che non posso essere residente perché l’appartamento non è abitabile e quindi non versando, sono stata diffidata anch’io a svuotare la vasca imhoff. E mi hanno chiesto inoltre di pagare anche la Tarsu. Fino ad oggi ho pagato l’Ici come seconda casa ed ora dovrei secondo il Comune pagare l’Imu come seconda casa, quando non sono messa in condizione di poterci abitare perché l’appartamento non è agibile, la sanatoria non la posso fare perché lo stabile non è allacciato alla rete fognaria, nessun provvedimento si adotta ed io resto senza casa ma devo pagare le tasse come una multi proprietaria».

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