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Saperi a confronto nella tavola rotonda su “Diritti e doveri dell’Istruzione”. FOTO

Pubblicato in data: 26/1/2015 alle ore:01:38 • Categoria: CulturaStampa Articolo

Diritto all'Istruzione, incontro1Saperi a confronto venerdì sera sul tema dei: “Diritti e doveri dell’Istruzione“.
Un lungo dibattito, promosso dal “Clan Orizzonti“, del gruppo scout Atripalda I, nell’ambito del progetto “Cambiamenti”, sul quale si sono confrontati l’assessore alla Cultura del Comune di Avellino, professor al liceo “Mancini” Nunzio Cignarella, il professore dell’Università Orientale di Napoli Giuseppe Moricola e la professoressa del liceo scientifico “De Caprariis” Giuseppina Ammaturo. Una prima tavola rotonda svoltasi nella sede della Pro loco atripaldese.
«Più che parlare dei diritti in maniera istituzionale – ha esordito la professoressa Giuseppina Ammaturo – ho un approccio molto idealistico dell’insegnamento, in cui ci si deve relazionare con il docente. Se non c’è un credere reciproco in un progetto e affidarsi in qualche modo noi a voi e voi a noi, la comunicazione del sistema educativo crolla. Il tutto al di là di questi tentativi di inscatolare il sistema dell’istruzione ed i etichettarlo, credo che l’insegnamento sia soprattutto una questione di passione reciproca. E quindi d’intendersi su quello che si vuole realizzare nel percorso di vita». La passione quindi come leitmotiv per raggiungere traguardi importanti. «Michel de Montaigne diede una bellissima definizione: meglio una testa ben fatta che una testa ben piena – ha proseguito Ammaturo -. Ritengo di aver realizzato il mio intendimento di educatrice quando al termine del quinquennio un ragazzo riesce ad approcciarsi a qualunque tipo di problematica in modo abbastanza critico, non necessariamente obiettivo. Perché il problema di oggi è di non porsi degli interrogativi. E quindi di fronte al dilagare di una cultura che vuole soprattutto professionalizzare, competenze e saper fare, molto volte si perde la crescita globale del ragazzo e dell’adolescente che diventerà un adulto pensante solo se i suoi insegnanti lo hanno aiutato a porsi degli interrogativi. Noi non siamo i depositari del sapere e dello scibile. Abbiamo gli stessi dubbi e le stesse paure ce li abbiamo più di voi perché siamo consapevoli di aver speso già una grossa fetta di vita senza aver magari raggiunto dei risultati dotati di un senso. Nel vostro caso c’è anche il vantaggio di avere una maggiore nitidezza e una maggiore separazione dalle zona bianca da quella nera, quindi voi procedete in maniera più pura e immediata. Mentre noi siamo molto spesso bloccati da questa cortina fumogena che il nostro vivere in una situazione già impallata. Però non abbiamo da darvi niente altro che la nostra esperienza culturale e la nostra capacità di porci degli interrogativi. Di creare insieme un percorso di vita. Nel momento in cui la scuola non si doterà di un senso di responsabilità, la scuola fallirà il suo compito definitivamente. Per noi educatori l’impegno più gravoso è di trasmettere un pò di passione ai nostri ragazzi e di aiutarli a credere ancora nel futuro e che attraverso la scuola possano costruirsi un mondo migliore di quello che purtroppo gli abbiamo destinato. questa è una sfida certo, che con la passione potremo vincere. Bisogna insegnare gli alunni a pensare, a favorire e a formare menti pensanti che abbiano una coscienza critica».
Diritto all'Istruzione, incontro2L’assessore alla Cultura del capoluogo, il professore Cignarella, invece ha portato la sua esperienza ininterrotta nella scuola di 60 anni «e ad oggi effettivamente immaginare che in quasi 60 anni l’unico progresso visibile in un’aula è il termosifone la dice lunga su come stiamo messi. Del resto investiamo in istruzione meno della metà della media della Comunità Europea. Il diretto che un alunno ha è che l’istruzione sia accessibile ed efficace. il dovere che ho è quello di istruirmi perché lo Stato investe su di me. Poi dobbiamo vedere se questo diritto è effettivamente accessibile ed efficace. Mi sono sempre chiesto come mai le badante rumene che vengono qui riescono parlare bene in inglese mentre noi che lo iniziamo a studiare dalle elementari, abbiamo difficoltà anche ad una conversazione. Qualcosa non funziona. Certo c’è anche una questione di investimenti: se investiamo poco in questo settore, non è che possiamo aspettarci degli enormi risultati. Continuare poi a bearci del genio italico, delle eccellenze, nonostante il sistema che c’è in Italia. C’è poco da fare o si investe o i risultati non verranno».
Per il professore universitario Giuseppe Moricola: «ognuno di noi anche nel campo dell’istruzione è contitolare allo stesso tempo di diritti e di doveri come quello del controllo finale. Quando ci sono strozzature in questo processo cumulativo tra diritti e doveri il rapporto finale tra chi sta dietro la cattedra e chi deve apprendere, emergono delle criticità. Il primo diritto sarebbe l’istruzione, che è il primo che decade anche il primo violato, perché richiede una serie di strumenti che costano. Una società che ritiene l’istruzione come un sistema complessivo di crescita, investe in istruzione. Purtroppo il nostro paese da trent’anni, da Falcucci in poi a questa parte, ha fatto cose ben peggiori, con riforme a costo zero, che avevano però dietro eccellenti studi pedagogici, divenute un simulacro gravando i docenti ed i discenti di un peso insopportabile. Per cui tra diritti e i doveri non realizzati si creano professori mal pagati che non avvertono più l’essenza del proprio dovere. In questo rapporto distorto tra diritti e doveri si aprono così numerose crepe. Dunque lo Stato non investe ed induce a ritenere manipolabile questo rapporto diritti e doveri. E’ un diritto degli studenti avere gli spazi e gli strumenti? E’ un diritto per le famiglie avere il tempo pieno? E’ un diritto non dissanguarsi ogni anno per comprare i libri? Perché il primo diretto che la scuola dovrebbe avere sarebbe quello della ricerca di un’uguaglianza. Cosa che invece non avviene per le profonde divisioni che si creano tra chi più possiede e chi no. C’è un élite che ha fondi, ha voglia e tanti che non hanno i mezzi creando un’altra disuguaglianza. La scuola invece deve essere il tempo delle opportunità. invece in maniera strisciante sta diventando una scuola di classe. Anche i tagli imposti alle università mettono in discussione la vita dell’istituzione stessa. Questo è il dramma che stiamo vivendo».
Diritto all'Istruzione, incontro4Sul diritto all’istruzione si è soffermato anche Mattia Iuliano, referente Uds Avellino «La mia prima riflessione è che la maggioranza degli studenti non sente proprio questo diritto all’istruzione. Uno studente che va scuola sembra non farlo con piacere perché dovuto non solo alle condizioni dell’edilizia scolastica delle nostre scuole, ma anche in materia di trasporti che non gli permettono di accedere alla scuola che vuole ed altri aspetti. Il diritto allo studio così è attaccato da questi fattori. La scuola in quest’anni non è riuscita a rinnovarsi, addirittura sta facendo passi indietro con una didattica fatta per riempire le teste degli studenti. A questo si aggiunge anche un sistema di valutazione sempre di più dilagante, con i test d’ingresso per le università, l’Invalsi. Anche il modello didattico non riesce a favorire una vera coscienza critica. Ci vorrebbe un confronto reciproco tra docenti e studenti. La cultura non si fa solo a scuola, ma anche consentendo allo studente di poter accedere ad altri tipi di sapere diversi dalla scuola come il cinema ecc… Anche l’idea di meritocrazia nella scuola da vita ad una sorta di élite di privilegiati e anche l’idea di privatizzazione con costi crescenti per gli alunni da sostenere. Lo stato ha ridotto i finanziamenti alle scuole, mettendo in ginocchio l’istruzione. Anche con la Buona scuola si vuole equiparare le scuole pubbliche a quelle private o con quest’ultime che possano ricevere più fondi. Tutto ciò da vita a delle barriere ad una scuola che invece dovrebbe abbatterle sempre di più. Per cui la scuola funziona già con chi ha le base economiche per poter andare avanti».
Tra gli interventi anche quello del professor Lello La Sala«spesso i ragazzi non scrivono in lingua italiana. Perciò ci dobbiamo interrogate tutti sui metodi, sicuramente sull’impegno della classe docente. Se non si investe vengono poi meno le strutture essenziali e poi anche le motivazioni, rimanendo solo la missione con gli studenti che vivono lo stesso disagio. perciò condivido perciò quello che dice Moricola perché qua non è più neanche il problema dei diritti e doveri. ma si avverte invece da una parte e dall’altra quasi l’inutilità. Quando ho cominciato a studiare, in una scuola fortemente selettiva, io di famiglia artigiana, papà barbiere e mamma casalinga mi scrissi al liceo Colletta. Allora c’era ancora chi scoraggiava l’iscrizione. Io non mi sono fatto scoraggiare, studiando dieci ore al giorno oltre le cinque che facevo la mattina. Credo di aver così conquistato il diritto all’istruzione, credo di aver fatto il mio dovere. ed è l’invito che vorrei fare ai nostri ragazzi. Sui tagli, con lo smantellamento della Provincia, fra 3 mesi la Biblioteca provinciale di Avellino non avrà più fondi per restare aperta entrando nel calderone regionale. Anche questo rientra nei diritti e doveri dell’istruzione». Un problema quest’ultimo non condiviso da Moricola e Cignarella per i quali la biblioteca vive un processo di dematerializzazione molto avanzato visto che le generazioni moderne hanno a disposizione strumenti informatici per attingere al sapere.
Diritto all'Istruzione, incontro3

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