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Commerciante nel vortice dell’usura, sequestrato e picchiato a sangue: tre arresti ad Atripalda

Pubblicato in data: 18/2/2016 alle ore:13:23 • Categoria: CronacaStampa Articolo

1 Usura, estorsione, sequestro di persona e lesioni personali: sono i capi di imputazione alla base di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Avellino su richiesta della locale Procura della Repubblica a carico di tre persone: un imprenditore 45 enne e due commercianti, padre e figlio, di 44 e 25 anni dell’hinterland avellinese. Ad eseguire, nella giornata di ieri, l’ordinanza di custodia cautelare i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Avellino coadiuvati dai militari della stazione di Atripalda e del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Avellino.
Le indagini sono state avviate a novembre scorso a seguito di una denuncia di un commerciante irpino finito nella morsa degli usurai. Così l’uomo si era rivolto all’imprenditore in questione per un prestito diventato sempre più pressante: a fronte del prestito iniziale la vittima è stata costretta a corrispondere tassi d’interessa da paura: dal 120% fino al 584% calcolati su base annua. Di qui, in caso di inadempienze o ritardi nei pagamenti, minacce sempre più decise al punto da contrarre sempre più debiti alcuni dei quali con gli altri due indagati anch’essi operatori commerciali.
Proprio questi ultimi , padre e figlio, al fine di rientrare di una parte del denaro concesso hanno picchiato ferocemente il malcapitato, trascinandolo con la forza in un luogo isolato e lì abbandonato ancora sanguinante. L’uomo infatti è stato fatto salire a forza a bordo di un’auto per giungere in un luogo che non desse nell’occhio. Proprio l’esasperazione e l’impossibilità di risanare debiti divenuti orami esorbitanti ha dato all’uomo la forza di reagire e denunciare gli strozzini alle forze dell’ordine. Molteplici i riscontri ottenuti anche attraverso le intercettazioni telefoniche, l’acquisizioni di filmati di video sorveglianza e il sequestro di documenti contabili presso l’abitazione di uno degli indagati dove, tra le varie, sono stati trovati anche cocaina e oggetti atti all’offesa (taser-storditore elettrico e pistola a gas priva di tappo rosso), sottoposti a sequestro nel corso delle perquisizioni eseguite dai Carabinieri.
Gli elementi di prova raccolti hanno così condotto il Gip ad emettere il provvedimento cautelare a carico dei tre soggetti: due degli indagati, pregiudicati, sono stati destinatari di ordinanza di custodia cautelare in carcere, il terzo è stato sottoposto al regime degli arresti domiciliari.
Quella oggetto del presente procedimento è una delle molteplici vicende di usura (a tassi esasperanti) che caratterizzano il territorio e che vedono spesso protagonisti gli operatori commerciali, sia come vittime che come carnefici. Un fenomeno che, proprio in ragione di ciò, ripercuote i propri effetti sulle stesse imprese commerciali di cui i protagonisti (attivi e passivi) sono titolari, e che ha come conseguenza la connessa, sistematica violazione della disciplina tributaria, con condotte di evasione e elusione fiscale sempre più marcate, in una catena criminale che non può che incidere (in negativo e in senso depressivo) sullo sviluppo della locale economia, sempre più “drogata” per effetto di simili fenomeni.

L’ennesima indagine che dimostra che solo la rottura del vincolo del silenzio giova alla vittima, la quale spesso, troppe volte, in un rapporto come quello usurario, per anni, porta avanti una sorta di “gratitudine” verso colui che è divenuto il suo carnefice.2

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