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Istituto Comprensivo di Atripalda, lettera di un’insegnante-mamma: “la nostra scuola linfa vitale per menti brillanti”

Pubblicato in data: 7/11/2016 alle ore:21:18 • Categoria: AttualitàStampa Articolo

scuola-primaria-de-amicis-atripaldaGent.mo direttore,
la ringrazio di avermi dato la possibilità di scrivere su Atripalda News. Come le avevo accennato, tema del mio “articolo” è la scuola, che io vivo in doppia veste: in qualità di docente e nel ruolo di genitore.

 Alla scuola ho dato sempre grande importanza. Ancor prima di diventarne un operatore, la scuola ha rappresentato per me “il miglior futuro”. La visione che avevo della scuola è stato l’esempio di vita che, da grande, ho dato ai miei figli, agli alunni che ho incontrato nei miei oltre trent’anni d’insegnamento…

Mi rendo conto, però, che oggi la scuola non rappresenta quel punto di riferimento sicuro che è stato per le precedenti generazioni, per la mia in particolare. Le nuove generazioni guardano alla scuola come ad  un obbligo che consente di  inserirsi nella società, sono pochi i giovani che la vivono con passione. Gli interessi che sommergono letteralmente i nostri ragazzi sono talmente tanti, che il tempo per leggere, comprendere, elaborare testi, eseguire calcoli, risolvere equazioni, problemi, scoprire i mille volti della storia dell’uomo, individuare le coordinate di un luogo.. si riduce a vista d’occhio.E’ molto più allettante la chat, viaggiare nel mondo virtuale, parlare con simboli, entrare nei giochi di rete…perdendo di vista il rapporto umano. Ma, la cosa che più mi turba è assistere al continuo tentativo di demolire la scuola, entrata nell’occhio del mirino di un “grande fratello” che pur usandola non la ritiene all’altezza di nessun compito affidatole. Non sta bene niente di ciò che si fa, soprattutto quando non si dice di  sì ad ogni richiesta, anche quella più assurda. Eppure si legge spesso sui giornali locali di giovani atripaldesi che si distinguono in altri contesti, in altre città. Gli stessi sono stati alunni delle scuole del nostro paese, sono stati seguiti dai docenti di queste scuole. I miei figli, ad esempio, sono stati alunni, come me, di queste scuole, la loro preparazione è risultata impeccabile presso le Università che hanno frequentato. Uno di loro è vice presidente di una banca internazionale con sede nella City di Londra, una mente brillante risucchiata nel cuore dell’economia mondiale. Un giovane di 32 anni che fa previsioni nel campo dell’economia bancaria mondiale. Ed è un atripaldese che ha frequentato la scuola primaria, la scuola secondaria di I grado e la scuola secondaria di II grado di Atripalda. Io guarderei a questi esempi per cogliere ed apprezzare il meglio della scuola, nascosto dalle polemiche inutili sulle cose futili che in un tempo lontano non sfioravano i nostri pensieri e ci rendevano ricchi in sapienza e valori. La scuola non è una serratura che non si apre, non è un posto per auto,non è un pettegolezzo quotidiano, una caricatura per giornali. La scuola è un luogo di persone e di relazioni umane, dove il silenzio in classe è laboriosità e la confusione all’ingresso e all’uscita è segno di vita. Oggi abbiamo troppo e non riusciamo a godere di ciò che di buono ancora abbiamo. Ritornare alle origini non significa regressione, anzi… E’ ritrovare la nostra dimensione umana, la nostra dignità e la capacità di essere solidali per costruire. E’ il mio auspicio per un incontro tra scuola e famiglie in un’ottica di confronto aperto alla cooperazione concreta e costruttiva.
F.M.
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