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Inchiesta buste paga gonfiate al Comune: due richieste di patteggiamento, una di rito abbreviato e una con rito ordinario

Pubblicato in data: 12/11/2016 alle ore:09:00 • Categoria: CronacaStampa Articolo

Blitz al Comune, polizia in uscita con faldoniDue richieste di patteggiamento, una di rito abbreviato e infine una richiesta di dibattimento con rito ordinario.
E questo l’esito dell’udienza preliminare sull’inchiesta buste paga gonfiate scoppiata al Comune di Atripalda che si è svolta ieri mattina dinanzi al Gup Fabrizio Ciccone del Tribunale di Avellino.
Diverse le strategie difensive emerse ieri durante l’udienza per i quattro dipendenti del Comune:
V. A. e I. L., entrambi difesi dall’avvocato Luca Penna, hanno preannunciato richiesta di patteggiamento e in caso di parere sfavorevole del Pubblico ministero di optare per il rito abbreviato; I. W. difeso dall’avvocato Alfonso Maria Chieffo, che ha restituito da subito tutte le somme indebitamente percepite, ha deciso di optare per il rito abbreviato mentre solo I. I., difesa dall’avvocato Giovanni Iacobelli, ha deciso di affrontare il dibattimento con rito ordinario. Richieste però non munite da procura speciale che dovrebbero ora essere perfezionate nella prossima udienza fissata per il 27 gennaio 2017 in cui si procederà alla discussione delle prime tre posizioni che potrebbero andare anche a  sentenza. Per la Procura presente il Pm Iglio.
Nell’udienza di ieri il Gup ha inoltre ammesso la costituzione del Comune di Atripalda, rappresentato e difeso dall’avvocato Carmine Freda, ritenendola fondata come parte civile nel processo per il rimborso delle somme indebitamente percepite e per il danno di immagine subito dall’Ente nei confronti di tutti e quattro i dipendenti infedeli.
L’accusa nei confronti dei quattro è di aver posto in essere, in concorso, un’attività illecita consistente nell’inserire nel sistema informatico voci stipendiali non dovute in relazione ai livelli retributivi previsti per le qualifiche rivestite, disponendo altresì mandati di pagamento recanti importi maggiorati che venivano inoltrati alla Tesoreria comunale che procedeva all’accredito dello stipendio. In alcuni casi le buste paga “lievitate” venivano utilizzate dagli indagati per accedere a benefici di credito per la cessione del quinto dello stipendio presso alcune società di finanziamento; tutto ciò avveniva anche creando documentazione falsata a firma degli indagati seppur non competenti all’inoltro di tali istanze.  I quattro sono accusati di essersi appropriati, dal dicembre 2009 al gennaio 2015, complessivamente di 170mila euro. Un’indagine complessa quella condotta dalla Procura di Avellino, diretta dal dottor Rosario Cantelmo, con la Squadra Mobile della Questura di Avellino, guidata dal dottor Marcello Castello, visto la mole di documentazione contabile sequestrata e visionata dagli investigatori.
Inchiesta partita alla fine di febbraio 2015 dalla denuncia presentata in Questura proprio dal sindaco Spagnuolo. Queste le somme contestate ai quattro dipendenti: per V.A. nel dicembre 2009 mille euro, nell’anno 2010 15.500 euro e dal 2011 al 2015 55.350,00 euro; per I. L. nel dicembre 2009 mille euro, nell’anno 2010 14.200 euro e dal 2011 al 2015 52.860,00 euro; per I. I. nel dicembre 2009 300 euro, nell’anno 2010 3.790 euro e dal 2011 al 2015 18.060,00 euro; infine per I. W. dal 2013 al 2015 8.580,00 euro.
Quest’ultimo I.W., attraverso il proprio legale Alfonso Maria Chieffo, nel febbraio 2015 ha già proceduto alla restituzione di tutte le somme indebitamente percepite dopo aver effettuato i conteggi con un bonifico a favore di Palazzo di città. Prima di Natale gli uomini della Squadra mobile di via Palatucci, guidati dal dottor Marcello Castello, avevano infine dato esecuzione a tre provvedimenti di sequestro preventivo per l’importo di 162.000 euro sui conti correnti a carico di tre degli indagati.

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3 Risposte »

  1. LICENZIATELI

  2. Bisogna perdonare.

  3. PER PARENTI ED AMICI STRETTI I QUATTRO INDAGATI SONO PERSONE PERBENE.

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