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“Premio Pasquale Campanello”, le motivazioni dei quattro insigniti: l’imprenditore Leonardi, l’attivista Leone, il medico Mazza e il docente Ravveduto

Pubblicato in data: 13/12/2016 alle ore:07:06 • Categoria: AttualitàStampa Articolo

premio-campanello-foto1Il Premio Pasquale Campanello- Premio all’Impegno Quotidiano è stato istituito dal Presidio di Libera Atripalda e dalla famiglia Campanello.
Il premio vuole essere un riconoscimento verso quelle persone che, come Pasquale Campanello, ogni giorno si impegnano per fare del loro meglio, senza grandi gesta ma semplicemente facendo il proprio dovere, vivendo secondo giusti principi, scegliendo ogni giorno da che parte stare.
Proprio la personalità di Pasquale Campanello, e i valori e gli ideali in cui lui credeva, e per cui si batteva, sono stati fondamentali per la costituzione del Presidio di Libera Atripalda, che oggi non può non fare memoria di quest’uomo.

Motivazioni Luigi Leonardi
Luigi Leonardi è un imprenditore napoletano, è stato vittima di numerose estorsioni da parte di più clan camorristi e soggetto a veri e propri sequestri di persona. Senza l’appoggio della famiglia, nonostante le innumerevoli difficoltà, ha trovato il coraggio di denunciare, e ancor più in presenza di uno Stato assente, soprattutto nei primi anni, si è trovato costretto ad adottare da sé svariate precauzioni per sfuggire alle continue minacce. Da pochi mesi condivide la sua vita con la scorta che lo accompagna quotidianamente essendo ancora elemento di disturbo e bersaglio nel mirino della camorra.
Il premio gli viene conferito:
Per l’impegno. La sua resistenza ai continui soprusi, la sua tenacia nonostante lo stato di solitudine in cui ha vissuto per anni, il coraggio di compiere una scelta così ardua, come quella di denunciare per non legittimare il sistema, la sua lotta quotidiana per riappropriarsi della sua identità; perché se pur loro ti distruggono la vita non potranno mai toglierti il coraggio e la voglia di sognare una società civile fondata sulla legalità e sul lavoro onesto delle persone.
Per l’amore. Il legame con la sua terra lo ha spinto a restare anche nella difficoltà, a non arrendersi , a ricominciare da quel nuovo foglio bianco con i pochi colori che gli sono rimasti. Oggi ancora qui, non solo come testimone di giustizia, ma come testimone di coraggio e di un cambiamento che è ancora possibile.

Motivazioni Franco Mazza
Franco Mazza è un medico del lavoro irpino ed esponente del nascente comitato “Salviamo la Valle del Sabato, Salviamo la nostra vita”. La sua dedizione verso l’ambiente e verso la salute lo ha portato ad interessarsi ed interrogarsi sulle gravi condizioni ambientali in cui verte la nostra valle, tanto che più volte, stanco di vedere la sua terra sgretolarsi sotto i piedi, ha fatto sentire la sua voce gridando “Mo Basta!”, diventato lo slogan della sua campagna di sensibilizzazione e di protesta, che in pochi mesi ha accolto numerose adesioni.
Il premio gli viene conferito:
Per l’impegno. Il suo coraggio di aprire gli occhi al mondo, di avere uno sguardo critico verso ciò che ci circonda per saper meglio apprezzare il vero valore della vita, le sue innumerevoli denunce, diventate vera voce del popolo, sono la testimonianza che ha spinto alla mobilitazione l’intera cittadinanza, che guidati dall’esempio del Dottor Mazza hanno scelto di fare fronte comune e di rivendicare rispetto e dignità per la propria terra e le proprie vite.
Per l’amore. Il suo spirito di servizio, il suo senso di appartenenza alla comunità del sabato lo hanno portato a ricercare sempre il dialogo anche in quelle circostanze dove il silenzio era l’unica risposta. Da custode dei diritti del singolo, lesi da abusi di potere e da ingiustizie sociali, si è sentito in dovere di far rinascere la speranza nei sui concittadini che la costruzione di una società giusta, attenta alle regole, rispettosa dell’altro si possa ancora realizzare, basterebbe che ognuno si assuma quel pezzettino di responsabilità che gli spetta.

Motivazione Pasquale Leone
Pasquale Leone, è presidente dell’associazione “Terre di Confine, attivista del Presidio Libera Ponticelli, intitolato alle Vittime dell’11 Novembre, e incaricato regionale AGESCI del settore Giustizia, Pace e Non Violenza. Fin da ragazzino si è sempre preoccupato di restituire dignità alla propria terra, che in quanto periferia di Napoli è stata considerata da più rigetto della società, di trovare un modo per evadere dal sistema, di non essere una loro arma, ma di essere lo strumento che possa debellare e annientare quel virus.
Il premio gli viene conferito:
Per l’impegno. I suoi occhi hanno visto, più volte, la dignità umana calpestata da violenti e sporchi uomini d’affare. Ha toccato con mano storie di ingiustizie e di menzogne, di cui oggi non può che farsi portavoce affinchè quelle storie siano memoria collettiva e non più semplice ricordo dei familiari e siano esempio di riscatto e di rinascita. Più volte minacciato, non ha mai smesso di essere attento osservatore e sentinella del proprio territorio, continuando il suo coraggioso impegno di denuncia e di informazione, esponendosi in prima persona, insegnando, a partire dai più piccoli, che siamo noi i responsabili e i costruttori del nostro futuro.
Per l’amore. La fedeltà alla sua promessa scout, l’impegno a fare del suo meglio nel compiere, ogni giorno, il suo dovere verso Dio, verso il suo Paese e in aiuto dell’altro, sono oramai per Pasquale lo stile di vita che ha scelto di abbracciare, che lo accompagna nelle azioni quotidiane e nel suo essere un buon cittadino.

Motivazione Marcello Ravveduto
Marcello Ravveduto è docente presso l’Università degli studi di Salerno, nonché storico, giornalista e scrittore. È presidente dell’associazione antiracket coordinamento Libero Grassi, per lui personalità di riferimento in quanto esempio di ribellione al ricatto mafioso.
Da anni è impegnato in prima linea nella lotta alla mafia con attività di cronaca e informazione. I suoi studi lo hanno portato ad avere un occhio critico verso la storia, insegnando ai propri studenti che partendo dall’analisi delle negatività, dalle brutture, come la mafia, non si diffonde un cattiva immagine del proprio Paese, ma si alimenta quel senso di responsabilità al quale ogni cittadino si deve sentire chiamato a rispondere.
Il premio gli viene conferito:
Per l’impegno. Il suo essere custode della storia, la perseveranza nella continua ricerca della verità, hanno fatto della sua passione uno strumento di azione, spingendo i suoi passi fino in quei luoghi dimenticati, considerati il margine della società, dove si ode solo il silenzio assordante di quei cittadini abbandonati al degrado sociale. La sua diligenza e la sua costanza racchiusa in piccoli e semplici gesti quotidiani, sono l’esempio che non bisogna essere degli eroi per poter difendere la libertà di pensiero, di espressione, di opinione e di informazione.
Per l’amore. Ha avuto il coraggio di mettersi in gioco in prima persona, mettendo a disposizione della società il talento di cui gli è stato fatto dono. Il suo amore per l’insegnamento, la sua voglia di trasmettere agli altri ciò che lui ha potuto apprendere, lo ha portato ad essere testimone di quella memoria collettiva, che si alimenta ogni qualvolta singoli cittadini scelgono di abbracciare il proprio impegno e che si rinnova ogni volta che l’intera comunità sceglie di stare dalla giusta parte.

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