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Inchiesta buste paga gonfiate al Comune, rientrati per un solo giorno a lavoro e subito rimessi in ferie pregresse “forzate”

Pubblicato in data: 17/1/2017 alle ore:08:00 • Categoria: CronacaStampa Articolo

Rientrati per un solo giorno a lavoro al Comune e subito rimessi in ferie pregresse  “forzate”. Hanno varcato ieri mattina il portone di Palazzo di città tre dei quattro impiegati comunali indagati nell’inchiesta buste paghe gonfiate. Per i tre infatti si è concluso lo scorso 14 gennaio il periodo di sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio deciso dalla Procura di Avellino. La quarta persona indagata, che nel febbraio 2015 aveva già proceduto alla restituzione di tutte le somme indebitamente percepite dopo aver effettuato i conteggi e un bonifico a favore di Palazzo di città, era rientrata al lavoro già da mesi anche se con mansioni differenti.
Ma ai tre impiegati l’Amministrazione, attraverso il responsabile dell’Ufficio personale, ha notificato una lettera con la quale comunica che a partire da oggi godranno di ferie pregresse per una decina di giorni. Un provvedimento che ha lasciato stupito alcuni di loro che sono pronti ora a valutarne la legittimità con i propri legali.
Un rinvio in attesa dell’udienza fissata per il 27 gennaio, salvo ulteriore slittamento legato allo sciopero della Camera Penale, in cui si dovrà procedere alla discussione delle due richieste di patteggiamento, una di rito abbreviato e una richiesta di dibattimento con rito ordinario presentate dai quattro indagati durante l’udienza preliminare.
L’accusa nei confronti dei quattro è di aver posto in essere, in concorso, un’attività illecita consistente nell’inserire nel sistema informatico voci stipendiali non dovute in relazione ai livelli retributivi previsti per le qualifiche rivestite, disponendo altresì mandati di pagamento recanti importi maggiorati che venivano inoltrati alla Tesoreria comunale che procedeva all’accredito dello stipendio. In alcuni casi le buste paga “lievitate” venivano utilizzate dagli indagati per accedere a benefici di credito per la cessione del quinto dello stipendio presso alcune società di finanziamento. I quattro sono accusati di essersi appropriati, dal dicembre 2009 al gennaio 2015, complessivamente di 170mila euro, tant’è che nel dicembre 2015 è stato eseguito un provvedimento di sequestro preventivo per l’importo di oltre 162.000 euro a carico di tre dei quattro indagati. Un’indagine complessa quella condotta dalla Procura di Avellino con la Squadra Mobile della Questura di Avellino. Inchiesta partita a febbraio 2015 dalla denuncia presentata in Questura proprio dal sindaco Paolo Spagnuolo.

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