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Una condanna e tre rinvii a giudizio nell’udienza preliminare sull’inchiesta buste paga gonfiate al Comune. Il legale: “ricorreremo in appello”

Pubblicato in data: 9/5/2017 alle ore:09:09 • Categoria: CronacaStampa Articolo

Una condanna e tre rinvii a giudizio nell’udienza preliminare sull’inchiesta buste paga gonfiate scoppiata anni fa al Comune di Atripalda.
Nell’udienza svoltasi ieri mattina dinanzi al Gup Fabrizio Ciccone del Tribunale di Avellino e al pubblico ministero indagante, dottor Del Mauro, fioccano i primi provvedimenti dopo una serie di rinvii legati a richieste per motivi di salute.
Il dipendente Walter Iannaccone, difeso dall’avvocato Alfonso Maria Chieffo, che aveva optato per il rito abbreviato, è stato condannato ad anni 2 e mesi 4 di reclusione, per effetto della diminuente del rito. E altrì condannato a rifondere il risarcimento del danno al Comune da liquidarsi in separato giudizio. Per il momento condannato ad un’immediata provvisionale di 7mila euro.
Una decisione sulla quale il legale della difesa, avvocato Alfonso Maria Chieffo preannuncia ricorso in appello. «Attendiamo le motivazioni della sentenza che saranno depositate entro 90 giorni – commenta il penalista Chieffo -. Certamente sarà presentato appello visto che a fronte della richiesta del Pm di tre anni, c’è stata una condanna inferiore, quindi il giudice ha avuto una visione diversa dei fatti così come contestati».
Gli altri tre indagati (V. A. e I. L. difesi dall’avvocato Luca Penna; I. I. difesa dall’avvocato Giovanni Iacobelli) sono stati invece rinviati a giudizio dinanzi al giudice monocratico, dottor Argenio, nell’udienza del 27 ottobre 2017.

Nell’udienza di ieri mattina, il Comune di Atripalda era rappresentato e difeso dall’avvocato Carmine Freda. L’ente di Piazza Municipio si era già costituito parte civile nel processo per il rimborso delle somme indebitamente percepite e per il danno di immagine subito.  «Come avvocato del Comune mi ritengo soddisfatto – commenta l’avvocato Freda – perché in questa prima fase è stata acclarata la responsabilità di questi dipendenti per le contestazioni che erano state a loro mosse».
I quattro dipendenti sono ritenuti responsabili di aver posto in essere, in concorso, un’attività illecita consistente nell’inserire nel sistema informatico voci stipendiali non dovute in relazione ai livelli retributivi previsti per le qualifiche rivestite, disponendo altresì mandati di pagamento recanti importi maggiorati che venivano inoltrati alla Tesoreria comunale che procedeva all’accredito dello stipendio. In alcuni casi le buste paga “lievitate” venivano utilizzate dagli indagati per accedere a benefici di credito per la cessione del quinto dello stipendio presso alcune società di finanziamento; tutto ciò avveniva anche creando documentazione falsata a firma degli indagati seppur non competenti all’inoltro di tali istanze.
I quattro sono accusati di essersi appropriati, dal dicembre 2009 al gennaio 2015, complessivamente di 170mila euro. Queste le somme contestate ai quattro dipendenti: per V.A. nel dicembre 2009 mille euro, nell’anno 2010 15.500 euro e dal 2011 al 2015 55.350,00 euro; per I. L. nel dicembre 2009 mille euro, nell’anno 2010 14.200 euro e dal 2011 al 2015 52.860,00 euro; per I. I. nel dicembre 2009 300 euro, nell’anno 2010 3.790 euro e dal 2011 al 2015 18.060,00 euro; infine per Walter Iannaccone dal 2013 al 2015 8.580,00 euro. Quest’ultimo condannato ieri mattina, attraverso il proprio legale Alfonso Maria Chieffo, nel febbraio 2015 aveva già proceduto alla restituzione delle somme indebitamente percepite dopo aver effettuato i conteggi con un bonifico a favore di Palazzo di città.
Un’indagine complessa quella condotta dalla Procura di Avellino, diretta dal dottor Rosario Cantelmo, con la Squadra Mobile della Questura di Avellino, guidata dall’allora dottor Marcello Castello, visto la mole di documentazione contabile sequestrata e visionata dagli investigatori.
Inchiesta partita alla fine di febbraio 2015 proprio dalla denuncia presentata in Questura dal sindaco Paolo Spagnuolo.

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