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Festa di Ognissanti, l’appello del vescovo Aiello ai giovani: “siate costruttori del bene. I santi sono quelli che cadono, si rialzano e vanno avanti”. FOTO

Pubblicato in data: 2/11/2017 alle ore:09:31 • Categoria: AttualitàStampa Articolo

«Cerchiamo di costruire cose buone» è il messaggio conciso ma forte che da Atripalda lancia ai giovani il vescovo di Avellino Arturo Aiello nella festa di Ognissanti. Quel mondo giovanile e non solo scosso dagli ultimi fatti di cronaca, come l’inchiesta sulle baby prostitute adescate in un circolo privato di Avellino. Sua Eccellenza, intervento ieri pomeriggio in occasione della Commemorazione dei defunti, per celebrare una solenne messa presso la chiesa del cimitero atripaldese, che a breve sarà riqualificato grazie alla sponsorizzazione concessa dalla famiglia Iervolino dell’azienda “Aierbit”, lancia un messaggio di incoraggiamento.
Nella sua lunga omelia parla di Santità terrena invitando i tantissimi fedeli accorsi, che la piccola chiesetta non riesce per gran parte a contenere, a non arrendersi mai alle difficoltà della vita «la celebrazione di oggi porta un messaggio che è il contrario di quello che normalmente noi sentiamo. Il messaggio che sentiamo è questo: tu non sei nessuno! Un’espressione assassina che o verbalmente o nei fatti ci viene trasmessa da chi presume di avere più importanza o potere economico. Oggi invece ci viene detto: Tu sei Santo e poi tu devi diventare Santo. Già convincerci che siamo santi è uno sforzo immane che ha effetti meravigliosi su di noi. Non siamo Santi perché siamo belli o condividiamo determinate virtù, ma per il dono della vita e per il battesimo ricevuto».
Ad ascoltare le sue parole i parroci concelebranti Don Ranieri Picone e Don Fabio Mauriello, il sindaco Geppino Spagnuolo con il comandante dei Carabinieri Costantino Cucciniello, quello dei Vigili Domenico Giannetta, il vicesindaco Anna Nazzaro, gli assessori e consiglieri di maggioranza e opposizione con gli ex sindaci Paolo Spagnuolo e Carmelina Rega. Una celebrazione preceduta dallo storico corteo, che in città mancava dal 2008,  partito con il raduno dinanzi al Monumento ai Caduti di piazza Umberto  e al quale hanno preso parte le confraternite, l’associazione reduci combattenti e la filantropia.
Ed il vescovo prosegue: «Una santità che noi uomini dobbiamo conservare contro ogni tentazione anche quella del peccato. Hai visto, non ce l’hai fatta, dove vai, non è per te, dove ti stai avventurando, ricordati che tu sei un perdente questa tentazione è quella più grave che vi invita a disperare di noi e della nostra dignità».
I Santi per monsignor Aiello non solo quelli del calendario «ma una folla immensa che nessuno poteva contare, come ci ricorda il testo dell’Apocalisse. Abbiamo una cattiva concezione della santità, che non sono i santini. Quindi di chi già nasce con l’aureola. Ma non sono questi. I santi sono quelli che camminano e soffrono, che cadono, che sono traditi e che vanno avanti nonostante tutto. Sono quelli che non si sono fermati o scoraggiati, ma i santi sono i testardi e combattenti che feriti si alzano e continuano a combattere. Non si leccano le piaghe, non stanno prostrati ma subito dopo invocano la misericordia di Dio che è il manto della santità divina. I santi sono quelli che ogni mattina, nonostante quello che sia accaduto il giorno prima, ricominciano da capo. Come nella fedeltà coniugale, nell’amore per i figli, nella dedizione al lavoro, nel rispondere alla chiamata del Signore. La Santità non sono i gesti eroici ma affrontare ogni giorno le difficoltà quotidiane. I santi infatti non sanno che sono santi».
Scherza quando squilla un telefono tra i fedeli «questa è una chiamata dalla Santità» e conclude l’omelia con un esortazione a superare i momenti bui della vita: «a chi tra di voi stasera qui sta pensando di aver sbagliato tutto nella vita e la immagina come un fallimento nella famiglia, nel lavoro e nei tanti sogni non realizzati. Vorrei che queste persone uscissero da questa celebrazione con l’idea che accadrà anche a loro. La tua vita a cocci Dio la ricomporrà in un’opera d’arte meravigliosa che si chiama Santità. Adesso vediamo le cose storte, vediamo il rovescio di un ricamo. Così come Pio XII mostrò in Vaticano un arazzo all’incontrario a dei pellegrini reduci da una tragedia di un terremoto e solo dopo il mormorio dell’auditorio lo fece stendere dritto e tutti ne esaltarono la bellezza. Mentre noi la vediamo al rovescio Dio vede così la nostra vita. Perciò coraggio, andiamo avanti anche se vi sembra che i fili della vita si intersecano in una maniera bruttissima, Dio sa come ricamare, sa scrivere dritto nelle file storte dei vostri giorni. Auguri».

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