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Inchiesta buste paga gonfiate al Comune, quinto dipendente indagato: è accusato di truffa e falso ideologico per induzione

Pubblicato in data: 5/11/2017 alle ore:12:00 • Categoria: CronacaStampa Articolo

Si allarga l’inchiesta sulle buste paga gonfiate al Comune del Sabato. Salgono a  cinque i dipendenti infedeli e un nuovo indagato si va ad aggiungere  in concorso con i primi quattro già  coinvolti nell’indagine condotta da Procura e Questura  di Avellino che si abbattuta su Palazzo di città. Inchiesta partita alla fine di febbraio 2015 dalla denuncia presentata in Questura dall’ex sindaco Paolo Spagnuolo.
Un avviso della conclusioni delle indagini preliminari e comunicazione alla persona sottoposta alle indagini sul diritto alla difesa è stato notificato al dipendente A.M.,  indagato per truffa e falso ideologico per induzione. L’uomo, difeso dagli avvocati Gerardo De Vinco e Sabino Rotondi, è già stato interrogato dalla Squadra Mobile di Avellino. Il Pubblico ministero D’Onofrio lo accusa, in qualità di dipendente del comune in servizio presso il Settore IV-Cimiteriale, di aver agito «in concorso con gli altri dipendenti comunali abilitati all’inserimento nel sistema Halley delle singole voci stipendiali, con pluralità di azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, in tempi diversi e in violazione della medesima disposizione di legge, mediante artefici, consistiti nell’inserirsi e aggiungere arbitrariamente, con l’ausilio del personale abilitato, nel sistema informatico in uso al Comune voci stipendiali non dovute fuori base imponibile». Le somme accreditate illegalmente, che interessano quattro mesi che vanno da gennaio ad aprile 2011, sono pari a 305 euro mensili per un totale di 1.220 euro. Somme inserite all’interno del cedolino sotto la voce “Rimborso per spese di viaggio”, stesso artifizio utilizzato anche da gli altri quattro dipendenti già indagati e di cui uno già condannato. Rimborsi per spese di viaggio che inducevano in errore gli organi comunali preposti all’erogazione degli stipendi, «procurandosi così un ingiusto profitto con danno per il Comune». L’accusa mossa dalla Procura, diretta dal dottor Rosario Cantelmo, è di aver agito in concorso «al fine di realizzare le condotte e conseguirne il profitto, inducendo in errore il funzionario comunale addetto alla firma dei mandati di pagamenti in ordine all’entità degli emolumenti dovuti, formavano i mandati di pagamento relativi alle retribuzioni erogate ad A.M., nei periodi indicati, ideologicamente falsi nella parte relativa alla quantificazione degli importi».
«Siamo in attesa delle determinazioni del Procuratore Aggiunto della Repubblica che dovrà decidere se chiedere al Gip l’archiviazione o il rinvio al Giudizio del nostro assistito  – dichiarano i due legali del Foro di Avellino, Gerardo De Vinco e Sabino Rotondi –. Siamo fiduciosi di poter chiarire la sua posizione e di dimostrare la sua completa estraneità ai fatti contestati».
Intanto pochi giorni fa ha preso il processo penale per tre dipendenti (V. A. e I. L. difesi dall’avvocato Luca Penna; I. I. difesa dall’avvocato Giovanni Iacobelli), e il giudice monocratico del Tribunale di Avellino, dottor Giulio Argenio, dopo l’avvio del dibattimento, ha rinviato l’udienza al 25 maggio 2018 quando saranno ascoltati i primi quattro testi di lista del Pubblico ministero che ne ha chiesto l’esame. Il quarto dipendente W. I, difeso dall’avvocato Alfonso Maria Chieffo, che aveva optato per il rito abbreviato, condannato a maggio scorso a 2 anni e 4 mesi di reclusione, ha presentato ricorso in Corte d’Appello. Lo stesso dipendente ha anche rassegnato le dimissioni dal Comune a fine giugno per mettere uno stop alle illazioni e ai veleni della campagna elettorale.
Il Comune, difeso dall’avvocato Carmine Freda, si è già da tempo costituito parte civile nel processo.

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