domenica 18 febbraio 2018
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Lectio Magistralis del professor Sabino Cassese al liceo di Atripalda: «la democrazia è in crisi ma la crisi fa bene alla democrazia perché crea anticorpi che possono servire a superare le crisi». FOTO

Pubblicato in data: 19/11/2017 alle ore:17:00 • Categoria: AttualitàStampa Articolo

Un viaggio nel mondo per mostrare, volta a volta, le malattie che la democrazia ha. L’ha compiuto il professor Sabino Cassese intervenuto giorni fa presso l’aula magna del liceo scientifico “V. De Caprariis” di Atripalda, dove ha tenuto una Lectio Magistralis rivolta ad alunni e docenti sul tema “La democrazia è in crisi?”.
In sala ad ascoltare le parole di Cassese, il sindaco di Avellino Paolo Foti (che in mattinata gli aveva conferito nella sala del Consiglio Comunale di Avellino la cittadinanza onoraria), il vicesindaco e assessore alla Pubblica Istruzione Anna Nazzaro con diversi assessori in rappresentanza dell’Amministrazione e gli ex sindaci Aldo Laurenzano, Paolo Spagnuolo, Andrea De Vinco e  Raffaele La Sala con gli studenti del liceo.
«Partiamo dal Regno Unito – racconta il giudice costituzionale agli studenti  -che viene considerato il luogo nel quale, si è affermato un potere del Parlamento: la democrazia inglese ha mostrato nell’ultimo decennio l’esistenza di una malattia a seguito di una serie controverse sollevate davanti al Corte di Strasburgo dove si è potuto accertare che quando si volgono le elezioni nel Regno Unito non possono partecipare al voto tutte le persone che sono recluse nel carcere: non quelle recluse per un motivo grave politico. Così oltre un milione di persone non po’ esercitarlo e la Corte Europea ha condannato il Regno Unito per la violazione di un principio mentre il Regno Unito persiste nell’errore ritenendo che chi è recluso in carcere, per qualsiasi reato, non ha diritto di partecipare alla vita della collettività,mentre noi che siamo una democrazia più moderna organizziamo dei seggi in carcere. Questa è una prima malattia delle democrazia: escludere alcuni soggetti dalla vita politica di un Paese. Questo si collega all’antica malattia agli schiavi, ai negri e alle donne che non avevano diritti politici. Questo non è un fatto nuovo nella storia della democrazia».
Dal Regno Unito l’ex ministro passa ad analizzare gli Stati Uniti d’America: «sono il secondo luogo nel quale si è affermata la democrazia . Qui la persona che aveva 2 milioni in più di voti dell’altro concorrente ha perso le elezioni per la presidenza degli Usa contro Trump. Un paradosso dove ha vinto chi ha avuto meno voti.  Questa è un’altra singolare anomalia di un paese democratico». Il viaggio approda in Europa poi: «Turchia, Ungheria e Polonia sono paesi in cui i governi sono eletti dal popolo e dove si rispetta il criterio della democrazia. In questi paesi si sta affermando una nuova malattia della democrazia: la nascita e la crescita di quelle che sono definite democrazia illiberale che pur avendo governi e parlamenti eletti dal popolo, pongono limiti però ai diritti dei cittadini di associazione in partiti politici e di manifestazione  del pensiero. Poi c’è un terza malattia della democrazia: ci sono paesi in cui ci sono elezioni che non si accompagnano ad altri strumenti che consentono elezioni libere e democratiche successive. Facciamo un altro viaggio comparato:  tra la Cina e Regno Unito. C’è una ulteriore fragilità esecutiva della democrazia che per aprirsi c’è bisogno di tempo e diventa fragile nell’esecuzione come è successo per la costruzione del nuovo aeroporto di Londra e di Pechino. Stesso progetto, Pechino 4 anni per realizzarlo e Londra per costruirlo venti anni per fare un terminale. Questo perché  in una democrazia le cose si fanno sentendo tanti interessi con regole di partecipazione, informazione e trasparenza che richiede tempo. Per questo a Londra ci è volto molto più tempo . Poi un altro fattore di crisi della democrazia è che oggi tante decisioni nazionali vengono prese fuori da una nazione. Decisioni che riguardano il terrorismo, il commercio mondiale, la salute come l’Oms che decide sulle vaccinazioni. Decisioni che sotto il controllo di quale popolo avvengono? In nome di chi parlano questi organismi?».
Il professore poi passa ad analizzare qualche male di casa nostra: «In Italia nel 1948 i tre partiti principali, Il Pci, la Dc il Psi aveva complessivamente 10 milioni di iscritti. Oggi invece quello che dichiara di avere il maggiore numero di iscritti è quello che dichiara solo 400mila iscritti. Una differenza enorme. Nelle recenti elezioni siciliani la partecipazione è scesa al 46,7%, un sintomo preoccupante. Una minoranza rispetto agli aventi diritto al voto. Un ultimo aspetto della nostra democrazia: Quello che riguarda tutti deve essere approvato da tutti era scritto nel Diritto Romano, poi passato nel Diritto Canonico . Ma se gli schiavi, i negri, le donne e gli immigrati non possono votare c’è una restrizione. C’è l’asimmetria tra una Costituzione che viene applicata per tre quarti ma non per l’ultimo quarto che è quello dei diritti politici. I diritti civili, sociali ed economici si ma non quelli politici».
Un ultimo malessere della democrazia per Cassese: «che nasce nella democrazia stessa: la crescete richiesta di maggiore democrazia che mette in crisi la democrazia. Facciamo l’esempio come il M5S che chiede una maggiore democrazia referendaria rispetto  quella delegata. Che è una  bella utopia. Questa richiesta di maggiore democrazia pone sulle spalle dai cittadini dei problemi che non riusciamo a risolvere. Il Parlamento deve prendere decisioni difficili tecnicamente anche eticamente, anche dalla più semplici dove ci possono avere argomenti a favore e contro,  che richiedano una riflessione complicata come sul fine vita. E 42 milioni di persone possono avere idee diverse. La democrazia sta passando quindi un momento difficile».
Chiude il lungo viaggio con delle note positive che sono le seguenti: «c’è ne è una generale che se è vero che ci sono motivi di crisi, le democrazie sono state sempre in crisi e hanno vissuto e si sono sviluppate creando degli anticorpi. E poi ognuno dei problemi che vi ho denunciato ha delle controforze, dei contropoteri. Il male c’è ma c’è anche la cura di qualcuno che potrebbe sanzionare e condannare, come avvenuto per il Regno Unito dove c’è una legge che vieta il diritto di voto dei prigionieri, legge sanzionata dalla Corte di Strasburgo». Infine una nota ottimistica sull’Italia: «la vedo su una statistica pubblicata recentemente dall’Istat sulla partecipazione politica degli italiani: partecipazione politica attiva (misurta calcolando le iscrizioni ad un partito, partecipazione a comizi e manifestazioni politiche) e partecipazione passiva (calcolata interrogando chi legge o guarda in tv la politica). Quella attività, ahimè, è solo dell’8% degli italiani con più di 14 anni, mentre la partecipazione passiva, senza un‘azione positiva, è del 7/%. Dove vedo l’aspetto positivo: nella possibilità che un giorno questi 7/% che si sveglino, e prendendo coscienza che loro hanno diritto alla partecipazione attiva alla vita politica. Questo risveglio ce lo possiamo aspettare. Alla domanda se la democrazia è in crisi: si lo è ma la crisi fa bene alla democrazia e costituisce nella democrazia degli anticorpi che possono servire a superare le crisi».
Dopo i saluti della professoressa Maria Stella Berardino, dirigente scolastico del liceo scientifico, l’introduzione è stata affidata al professore dell’università di Salerno, avvocato Enzo Maria Marenghi, che ne loda le qualità: «Parlare di Cassese è difficilissimo e facilissimo: è uno dei più famosi giuristi. Ai giovani dico: la sua cultura è così giovane che l’ordinamento giuridico globale si fonda sulle sue intuizioni. Sabino sta da dieci anni lavorando per restituirci un’anima. E’ il presente che parla al futuro. E’ un illuminista alla Voltaire (perché ama il prossimo come se stesso) con correzione hegeliana. Quando lo andavo a trovare alla Corte Costituzionale facevo anticamera ai giovani. Un via vai di giovani dottorandi uscivano dalla sua stanza, giovani che rappresentavano il futuro. Mi ha colpito molto ciò. Hegeliano nel rapporto tra maestro e allievo è la radice. Sabino non è l’infinito ma il senso dell’infinito: come fa un uomo italiano nato ad Atripalda, che studia a Pisa, e si muove poi nel mondo come cittadino del mondo. Come fa a fare ciò? Ben sapendo che la norma non è regola lui da dieci anni lavora per mettere insieme le regole del mondo. Ecco perché è il futuro  che parla del futuro. Ascoltiamolo».

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