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Pd, l’ex sindaco Spagnuolo: “partito in crisi, ripartire dai problemi e dire no alle rendite di posizione. Sezione cittadina da commissariare”

Pubblicato in data: 22/12/2017 alle ore:11:49 • Categoria: Politica, Partito DemocraticoStampa Articolo

Pochi mesi ci separano dalle elezioni politiche nazionali.
Per il Partito Democratico sarà una campagna elettorale tutta in salita, le cui premesse sono intrise di ostacoli.
Il partito non sta brillando, sia sul piano nazionale che, ancor peggio, su quello locale.
Sul piano nazionale, gli stessi elettori del PD iniziano a non comprendere più la difesa ad oltranza dell’ex Ministra Boschi sulla questione Banca Etruria, atteso che “la controparte” è rappresentata da tantissimi risparmiatori che hanno assistito impotenti alla perdita dei loro risparmi.
Il livello nazionale del Partito è completamente distante dalle articolazioni territoriali / locali, che ne hanno sempre rappresentato la vera forza.
Il renzismo è stato ed è da tutti condiviso a Roma, ma superata la barriera di Lunghezza (direzione sud) l’impressione è che ognuno, in maniera subdola, faccia politica come gli pare.
Il dinamismo, la brillantezza espositiva di Renzi, la sua voglia di modernizzare il Paese non solo attraverso le riforme, ma anche e soprattutto sul piano culturale (chiedendo un nuovo modo di amministrare Enti locali, Consorzi, Enti di servizi etc.), cedono il passo, in particolare in questa Provincia, alla conservazione delle vecchie logiche, perché tutto sia fermo.
Succede, allora, che alcuni renziani hanno festeggiato, in Irpinia, per la vittoria del No al referendum del 4 giugno!
Mentre Renzi a Roma ha condotto la sua battaglia culturale contro vecchie logiche di gestione del potere, qui ad Avellino si sono consumati accordi negli enti di servizi ed in tantissimi Comuni proprio con chi sostiene le logiche contrastate dal segretario del PD.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: il PD si è indebolito a favore di un alleato, inaffidabile perché fluttuante.
Qualcuno dirà che la politica è evoluzione e che non sempre bisogno ragionare con le percentuali di voti; è vero, ma quando il partito sparisce e l’alleato è solo un cognome, qualcuno mi spieghi perché cercarlo!
Qualche anno fa, in questa Provincia, il PD ha pensato di dare più dinamismo all’azione politica costringendo Carmine de Blasio a farsi da parte.
Ebbene, da quel momento, nonostante il coinvolgimento diretto di ben due parlamentari nazionali “nominati” in questa Provincia (facenti parte del direttorio dei quattro) il PD è morto: ha smesso di pensare, di confrontarsi, di parlare ai Sindaci ed agli amministratori, di ascoltare il territorio.
Alla luce di tutto questo, gli uscenti chiedono di essere riconfermati. Il problema è che lo chiedono non all’elettorato del loro territorio, ma a Roma, perché è lì che si decidono le candidature.
Qualche giorno fa il Presidente Mancino, che di voti, e non di nomine, “se ne intende”, ha rappresentato una classe parlamentare che frequenta Roma, piuttosto che l’Irpinia, perché nella capitale trova i “protettori”.
Che umiliazione!
E che mortificazione “i promessi ripescaggi” (di cui si scrive sui giornali locali) di uscenti, addirittura fuori Regione!
Eppure c’e voglia di Partito Democratico tra i cittadini
e non è difficile riconquistare la loro fiducia.
Occorre ripartire dai temi che riguardano lo sviluppo ed il miglioramento della qualità della vita in Irpinia:
– aprire un dibattito sugli enti di servizi (ASI ed ALTO CALORE in primis), non per chiedere la “testa” di questo o quel Presidente, ma per comprendere le ragioni della loro profonda crisi e trovare soluzioni per il loro rilancio, a beneficio di imprenditori e cittadini;
– accelerare la costituzione a regime dell’ATO rifiuti. Troppi mesi sono stati necessari per individuare il Presidente; troppi mesi si stanno consumando per individuare il Direttore generale. I cittadini si attendono altro, vale a dire il completamento, quindi l’autonomia del ciclo dei rifiuti, e lo chiedono, soprattutto al PD, cui la Presidenza è stata affidata;
– favorire un dibattito sulle questioni ambientali che coinvolgono l’Irpinia. Penso, in particolare, alla Valle del Sabato, per cui lodevoli associazioni si sono sostituite ai partiti, ma anche all’inquinamento che interessa le acque che attraversano Montoro e Solofra, rispetto al quale Sindaci ed ancora una volta associazione ambientaliste stanno lottando);
– fare una ricognizione di tutte le vertenze sindacali di questa Provincia, creando un ponte tra organizzazioni sindacali, Confindustria, Regione e Governo;
– occuparsi del dissesto idrogeologico che interessa molte aree di questa Provincia. Un partito serio e responsabile, radicato sul territorio, non può immaginare che, di questi tempi, il problema riguarda il Sindaco del comune interessato, perché le risorse finanziarie non ci sono;
– manifestare a gran voce e con orgoglio le tante riforme ed iniziative utili dei tre governi che si sono succeduti in questi ultimi anni (Letta, Renzi, Gentiloni);
– coordinare i progetti di sviluppo che stanno prendendo forma in questa Provincia (Area Vasta, contratto pilota etc), per evitare di procedere per aree geografiche che diventano compartimenti stagno;
– far partire dalla Provincia di Avellino una proposta che possa restituire poteri e funzioni alle Province, visto (ahimè) l’esito del referendum del 4 dicembre, allo scopo di restituire ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti;
– aprire un dibattito sulle questioni urbanistiche che stanno provocando una pericolosa contrapposizione tra Procura e Comuni, in particolare quello di Avellino);
– aprire un dibattito tra parlamentari e Sindaci sulla riforma della Bassanini. L’elezione diretta del Sindaco non ha alcun senso e valore se il potere di decidere la “velocità” di un’Amministrazione dipende dai dirigenti o dai funzionari!
– chiedere ai deputati uscenti, che possono sfruttare l’autorevolezza del ruolo assunto per cinque anni, di candidarsi nei collegi uninominali.
Certo, i luoghi di discussione c’erano fino ad alcuni anni fa ed erano rappresentati dai circoli o dalle sezioni.
Con gravissima responsabilità, chi ha guidato il partito in Provincia ha dimenticato che troppi circoli sono chiusi da tempo.
Atripalda non fa eccezione. L’ultima assemblea degli iscritti fu organizzata il 30 aprile, soltanto per affermare la necessità delle primarie.
Da allora il silenzio, nonostante il consiglio comunale di Atripalda (nel frattempo costituito) sia formato da tanti consiglieri del PD atripaldese eletti in maggioranza, i quali non hanno avvertito il bisogno di illustrare ai circa 300 tesserati come si sia addivenuti alla composizione della giunta, alla costituzione del gruppo consiliare, alla distribuzione delle deleghe etc.
Occorre commissariare questi circoli, perché c’è bisogno della loro vivacità per coinvolgere gli elettori in occasione di un voto che si presenta difficile.

Avv. Paolo Spagnuolo
Tesserato PD (circolo di Atripalda, se esistente)

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2 Risposte »

  1. Il PD non è in crisi, è un partito finito.

  2. PARLA DI PARTITO DEMOCRATICO CHI SE NE INTENDE ALIAS HA FATTO IL GIRO DI TUTTI I PARTITI…
    AVVOCATO MA COME DICEVA TOTO’ MA CI FACCIA IL PIACERE !!!!!!!

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