domenica 23 settembre 2018
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Addio al prefetto Claudio Meoli, il ricordo di tre ex sindaci: «persona di estremo rigore, grande umanità legato ad Atripalda». FOTO

Pubblicato in data: 6/1/2018 alle ore:10:30 • Categoria: CronacaStampa Articolo

«Ritorna ad Atripalda da dove ha mosso i primi passi ricoprendo ruoli istituzionali importanti tra cui quello di Prefetto della Repubblica proprio qui ad Avellino». Ricorda così il parroco Don Ranieri Picone il prefetto Claudio Meoli durante l’omelia svoltasi nel primo pomeriggio di ieri presso la Cappella del Cimitero di Atripalda. Quella Atripalda, in cui era nato il 21 aprile 1945,  e a cui era stato sempre legato nonostante gli impegni da servitore dello Stato lo avessero portato in giro per l’Italia.
«Tutti ne abbiamo un ricordo indelebile – ha proseguito il parroco -. Da seminarista ricordo quello che mi colpiva del prefetto Meoli non tanto il suo essere integerrimo, ma il suo lato umano. Una grande capacità di ascoltare le persone, riuscendo a coniugare bene rappresentanza istituzionale e umanità, capacità di ascoltare la gente e le istanze del territorio. Oggi accogliendo Claudio ringraziamo il Signore per questa figura bella, a servizio dello Stato e delle Istituzioni. E preghiamo per lui che dopo questa vita terrena possa ricevere la ricompensa avendo servito lo Stato incarnando quei valori del cristianesimo: la giustizia, la verità, la fedeltà e la carità. Per cui è stato servitore anche di Dio».
Nella chiesa a stringersi intorno ai figli Federico e Chiara e al fratello giudice Gabriele, il prefetto Raffaele Cannizzaro, Stefano Sorvino, l’ex presidente del Tribunale di Avellino Michele Rescigno, l’architetto Raffaele Troncone e il segretario generale della Provincia di Avellino Antonio Fraire.
Non c’era il sindaco e nessuno dell’amministrazione comunale ma ad accogliere la salma del prefetto giunta da Roma ben tre ex primi cittadini: Gerardo Capaldo, Aldo Laurenzano e Andrea De Vinco. «Claudio da prefetto di Avellino – racconta l’ex sindaco Capaldo – venne all’inaugurazione della scuola di via Roma, una delle cose del dopo terremoto che ripartiva.  Quando prese possesso delle sede insieme facemmo un giro per la città e nei luoghi più significativi che lui ricordava ma che aveva piacere di rivedere rilanciati, come la cripta della chiesa madre. Una persona di estremo rigore, di grande umanità, nonostante la grande serietà e compostezza della carica che ha rivestito in maniera eccellente». Con Capaldo anche il cavaliere Gennaro Marena, che ricorda con affetto, il conferimento dell’onorificenza.
Ricordi nitidi anche per l’ex sindaco Aldo Laurenzano: «Ricordare Claudio Meoli è ricordare un ragazzo di qualche anno più grande di me, che abitava di fronte casa mia, che viveva il mio quartiere, la mia piazza. Ricordare il Prefetto Meoli è sottolineare la grande semplicità, l’estrema vicinanza alle persone, l’attaccamento alla sua terra, alla sua Atripalda; quando ritornava nel centro storico, dove è nato e ha vissuto fino agli anni universitari, chiedeva di tutti ed era sempre prodigo di sorrisi e strette di mano con quanti si incrociava. Disponibile all’ascolto non mi ha mai fatto mancare i suoi suggerimenti durante la mia attività amministrativa. Atripalda ha perso un figlio importante che ha dato lustro alla nostra città». Attaccamento alla cittadina del Sabato che sottolinea anche l’avvocato Andrea De Vinco: «amico di famiglia. Frequentavo la sua casa poiché studiavo con il fratello Gabriele, al liceo Colletta. Il padre Bruno un grande avvocato civilista e la mamma insegnante elementare molto stimata. Tanti ricordi affollano la mia mente, Atripalda di una volta. Quando abbiamo fatto la revisione delle spoglie di San Sabino, conservo una foto con il vescovo e Claudio, che pur vivendo lontano tornava spesso ad Atripalda. E’stato un vero atripaldese, legato alla città nonostante i suoi prestigiosi impegni lo portassero in giro per l’Italia. E anche le iniziative intraprese, come la ricostruzione della torre campanaria, lo hanno visto sempre partecipe. Un uomo di studio, un galantuomo».  Dopo la benedizione, la tumulazione nella cappella de “La Filantropia”.

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