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Contratto fiume e Area Vasta, il vicegovernatore della Regione Bonavitacola: «Puntiamo a dare qualità e non solo quantità alla spesa, ci deve essere un’assunzione di responsabilità da parte degli enti locali». FOTO

Pubblicato in data: 27/1/2018 alle ore:10:00 • Categoria: Attualità, PoliticaStampa Articolo

«Puntiamo a dare qualità e non solo quantità alla spesa, dando importanza alle zone interne ma ci deve essere anche un’assunzione di responsabilità da parte degli enti locali. Per l’Area Vasta, un progetto importante, è il momento giusto di fare degli approfondimenti prima che andiamo sull’altare a sottoscrivere il patto». A parlare è il vicepresidente della Regione Campania, l’onorevole Fulvio Bonavitacola intervenuto ieri sera al Comune di Atripalda a relazionare sul tema: “Contratto di fiume ed Area vasta, sviluppo e prospettive”.
Tanti i primi cittadini nella sala consiliare ad ascoltarlo: quello di Avellino Paolo Foti con gli assessori Augusto Penna, Arturo Iannaccone e Ugo Tomasone, di Summonte Giuditta, di Montoro Bianchino, Tropeano per Montefredane, Urciuoli di Aiello, Fontanella per Sorbo Serpico ,Gianluca Festa come vice presidente della Provincia, il consigliere regionale Maurizio Petracca, Carmine De Blasio. A introdurre i lavori il capogruppo consiliare di maggioranza, Salvatore Antonacci poi a seguire i saluti del sindaco di Atripalda, Giuseppe Spagnuolo.
«Abbiamo avuto una massa di progettazione figlia dell’accelerazione della spesa dove o dovevamo buttarli via tutti – ha proseguito il vice presidente campano che promette attenzione da parte della Regione alle aree interne -, mettendo in ginocchio centinaia di imprese e tecnici. Allora ci siamo fatti carico con responsabilità anche se interventi non coerenti con le nostre idee e progetti. Adesso vorremmo incominciare a dare una qualità e non solo quantità alla spesa, nel senso di ottimizzare le risorse europee per offrire una prospettiva di sviluppo anche per i nostri ragazzi. Noi non ci vergogniamo di riscoprire le zone interne. I territori vanno rispettati per quello che rappresentano nella dimensione regionale e ogni territorio ha qualcosa di importante da portare sul palcoscenico dello sviluppo. La via maestra resta il fondo di rotazione sul quale abbiamo avuto una buona risposta. Non siamo ancora con il passo giusto. Dobbiamo fare uno sforzo in più».
Bonavitacola chiede agli enti locali un’assunzione di responsabilità: «Sugli Stir la Regione non ha interesse a dire dove si fanno gli impianti ma chiede ai territori programmate dove si fanno. I comuni debbono prendere in mano il loro destino, perciò abbiamo costruito gli enti d’ambito nel ciclo dei rifiuti perche i comuni definiscano dei piani. Non c’è mamma regione che decide per tutti ma ci deve essere un’assunzione di responsabilità da parte degli enti locali che chiuda il ciclo in ambito territoriale. Così anche sul ciclo delle acque. Voi dovete decidere qual è il sistema di gestione, il piano d’ambito. Da Napoli non si governa tutto, ma se vogliamo fare un passo avanti i comuni devono assumersi una responsabilità di governo del territorio. Sull’Area Vasta se ci sono problemi di approfondimento è il momento di farlo. E’ un fatto straordinario che 45 comuni si mettano insieme. In questo territorio la stazione Irpinia dell’alta velocità sarà una svolta epocale. Poi c’è un’elettrificazione. L’Avellino Rocchetta è il simbolo attorno al quale costruire tante eccellenze e identità di questo grande pianeta irpino ognuno valorizzandole».
Infine sul Contratto di fiume: «lo vedo come una parte aggiuntiva dell’Area vasta e ha una carica identitaria molto forte, così come l’Avellino Rocchetta. Un contratto naturalistico per un’azione coordinata tra pubblico e privato. Dobbiamo fare il Piano Paesaggistico che il piano dei piani, lo strumento più forte nelle nostre mani per dare una prospettiva di indirizzo e sviluppo del territorio. E questo lo possiamo fare anche per le aree interne. Noi dobbiamo valorizzare le risorse che abbiamo».
Ad introdurre Salvatore Antonacci: «è la prima volta che il vicegovernatore ha visitato la necropoli e Abellinum ed è rimasto sorpreso. Una cabina di regia più dare i frutti sperati». Il sindaco Geppino Spagnuolo: «Da Atripalda, che non è l’ente capofila, vogliamo lanciare il messaggio alla Regione Campania che ci sono una serie di sindaci che credono in queste opportunità e che queste cose vanno affrontate tutti insieme. I comuni ci credono in quest’attività. Dovremo incominciare a capire come concretizzare una serie di azioni per entrare in una progettazione più esecutiva. Finora abbiamo affrontato una fase preliminare di messa a sistema e in rete del territorio. Oggi dobbiamo fare un salto di qualità per entrare nella fase esecutiva».
Il presidente del Gal partenio Beatrice: «credo che sia importante di fare il punto di quello che si è fatto e  quello che si deve fare. Rispetto al contratto di fiume, uno strumento di programmazione strategica, è molto sentito, c’è tanta voglia di fare. Il nostro fiume Sabato è uno dei fiumi più inquinati per cui si avverte tale esigenza. Lo spirito è quello di parlare con i cittadini per vedere cosa si deve fare. Abbiamo realizzato un protocollo d’intesa che è un punto di partenza, circa 40 comuni già firmatari tra cui il comune di Avellino. Abbiamo l’obiettivo di arrivare ad un’azione concordata e già diverse idee sono emerse. Ci sono una serie di proposte, è la bellezza della partecipazione. Certo bisogna sperimentare. Non possiamo dire cosa la regione Campania debba fare ma sarebbe bello se sperimentasse qualche contratto che sta venendo fuori come il nostro. Se c’è questa volontà di mettersi insieme con una cabina di regia che includa e non esclusa è un’occasione importante. Bisogna crederci».
L’assessore all’ambiente del comune capoluogo Augusto Penna: «il comune di Avellino ha aderito al contratto di fiume ma come in tutte le attività portano delle proposte e non per fare una presenza plastica. Possiamo identificare tre elementi: la riserva naturale immaginabile nella sorgente del fiume, poi un primo tratto dove insistono una serie di insediamenti industriali dove è innegabile ci siano delle criticità e poi il tratto beneventano dove sfoscia nel Calore dove ci sono delle criticità e rischio idrogeologico.  Salvaguardare il fiume significa anche salvaguardare iniziative economiche»
Fondi per la cantierabilità chiedono diversi sindaci come Ernesto Urciuoli di Aiello: «un’iniziativa apprezzabile. C’è bisogna di una cabina di regia forte e di un sostanza in termini progettuali con i comuni che spesso hanno difficoltà a trovare i soldi per pagare il progettista. E in questo potrebbe intervenire la Regione in una maniera più consistente».
Anche il primo cittadino di Montefredane Tropeano: «le amministrazioni hanno fatto un grande sforzo già a mettersi insieme e ad avere una visione complessiva del nostro territorio e delle sue problematiche. Qusto è un fatto importante: questi progetti ora li dobbiamo rendere esecutivi: La Regione deve darci una mano. Le amministrazioni hanno voglia di fare ma non abbiamo fondi per i progetti esecutivi. Dobbiamo essere operativi con progetti cantierabili. Ci giochiamo una grossa fetta di credibilità».
Pietro Mitrione dell’associazione “In_loco_motivi” ha evidenziato la funzione strategica della stazione di Avellino: «finalmente c‘è un logo dove poter discutere mentre nelle sezioni vige l’egemonia della non politica. Sull’area Vasta: abbiamo assistito alla chiusura della stazione fisica di Avellino nel 2012 negando un ruolo che oggi viene riscoperto nell’area vasta dove interessa  l’80% dei comuni. Il governatore De Luca visitando la stazione ha dato un segnale in controtendenza rispetto al passato con l’elettrificazione di questa tratta. L’Area vasta deve vedere come un punto mediano tra due realtà: Salerno e  Benevento mettendoli i comuni in rete con un trasporto efficiente. L’isolamento però è rimasto. Non parlo dell’Avellino-Rocchetta che è stata la metafora della cancellazione della ferrovia nella provincia di Avellino. Quando chiudi si vede che non riconosci un ruolo. Ma la politica sta abdicando alla discussione».
Critico il sindaco di Summonte Pasquale Giuditta: «Stiamo svilendo l’azione dell’Aree vasta. Dobbiamo invece vedere una strategia e un futuro di che cosa deve essere Avellino. Fino ad oggi lo dico Paolo, noi abbiamo accumulato dei grandi ritardi e la responsabilità è di tutti e di nessuno. Ma noi politici non siamo tuttologi. L’Area vasta potrebbe essere il luogo dove non si presentano i piccoli progetti per farli grandi ma c’è bisogno invece di una grande idea». Una stoccata al sindaco Foti: «a te da fastidio quando si parla. Vieni a fare una passeggiata a Summonte».
L’assessore Arturo Iannaccone: «abbiamo dato vita all’area vasta reduci da una programmazione che non ha dato i risultati sperati. Ci sono stati interventi a pioggia e in ambiti territoriali che di fatto si ripetevano. Alla luce di questa esperienza negativa la restituzione di ingenti risorse all’Europa. Oggi i fondi europei sono l‘unica risorsa per i comuni.  Rispetto al passato c’è un’altra filosofia, quella dello sviluppo che metta gli assi ferroviari prima di quelli stradali. Io ritengo non ci manchi caro Pasquale una visione, la responsabilità non sta qui. Quello che chiediamo è la firma del protocollo d’intersa tra Area vasta e Regione Campania che sancirà dal punto di vista istituzionale questo dato. Dobbiamo avere una visione comune anche confrontandoci. Ma dobbiamo andare avanti, da soli non ce la facciamo caro Fulvio. L’Area vasta è la dimostrazione di come ci possa essere una programmazione per spender bene e presto i finanziamenti».
Infine il vicepresidente della Provincia Gianluca Festa: «passiamo anche alle decisioni. L’attenzione da parte della Provincia è massima. Abbiamo come Provincia investito 5 milioni di euro per un intervento qui ad Atripalda sul fiume Sabato. La provincia ha fatto una scelta strategica. Con l’ambiente noi riqualifichiamo dei territori e creiamo sviluppo ad iniziare dai contratti di fiume all’Area vasta. Sui contratti di fiume vedo che vanno avanti a rilento ma bisogna evitare che ognuno pensi al proprio pezzo di sviluppo non si riesca a creare un mission e progetto comunale. Basta ai piccoli progetti ,dobbiamo dare con questi fondi un’idea di sviluppo del territorio. Oggi abbiamo uno strumento e il dovere istituzionale di utilizzarlo al meglio. Prima c’era una legittima corsa al campanilismo oggi siamo invece arrivati ad un livello per cui ci si siede intorno ad un tavolo con pari dignità. Oggi dobbiamo chiudere questa programmazione in termini rapidi. La gente vuole risposte. La Provincia farà la sua parte portando il proprio contributo. Fissiamo un appuntamento per proporre progetti validi che coinvolgano le comunità e portino uno sviluppo e vantaggio al nostro territorio».

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