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Buste paga gonfiate al Comune, il quinto dipendente indagato ha respinto tutte le accuse dinanzi alla Commissione disciplinare. I legali De Vinco e Rotondi: “chiediamo l’archiviazione”

Pubblicato in data: 1/3/2018 alle ore:14:58 • Categoria: CronacaStampa Articolo

La Commissione Disciplinare del Comune si riserva la decisione e i provvedimenti da adottare entro 120 giorni. Si è conclusa così ieri mattina l’audizione dei quinto indagato dell’inchiesta buste paga gonfiate scoppiata anni fa al Comune di Atripalda. Il dipendente, che rischia la sospensione da undici giorni fino a un massimo di sei mesi, accompagnato dai suoi legali di fiducia, gli avvocati Gerardo De Vinco e Sabino Rotondi, si è difeso davanti alla Commissione presieduta dalla dottoressa Katia Bocchino.
«Il nostro assistito ha respinto ogni addebito e ha cercato di chiarire la sua posizione dichiarandosi estraneo a tutti i fatti oggetto di contestazione disciplinare – hanno dichiarato al termine dell’audizione gli avvocati penalisti Gerardo De Vinco e Sabino Rotondi -. Ci siamo riportati ad una memoria difensiva già depositata nei giorni scorsi e abbiamo allegato una corposa documentazione inerenti le buste paga dei mesi che vanno dal gennaio 2010 al giugno 2011 del dipendente e i contratti di finanziamento con cessione del quinto dello stipendio da lui sottoscritti con una finanziaria nell’anno 2009 con relativi mandati di pagamento e bonifici effettuati dal comune a tale società. Abbiamo chiesto l’archiviazione del procedimento disciplinare e in subordine la sospensione della procedura in attesa dell’udienza preliminare slittata al 30 marzo 2018. La Commissione si è riservata di decidere in merito alla contestazione e dovrà valutare i provvedimenti da adottare entro 120 giorni, termine massimo concesso per concludere il procedimento disciplinare».
I legali della difesa hanno depositato una memoria difensiva con tutta la documentazione acquista presso la società finanziaria facendo rilevare che ci sono significative discrepanze non solo tra la busta paga effettivamente ricevuta dal dipendente con quella presente nel sistema informatico del Comune ma anche tra i mandati di pagamento della cessione del quinto con i bonifici effettuati dal comune stesso alla società di finanziamento. «Dall’esame delle buste paga in possesso del dipendente comunale – scrivono i legali nella memoria – e relative ai mesi di Gennaio-Aprile 2011, non emerge alcuna voce relativa a spese chilometriche esenti per l’importo di 305 euro; sempre nelle buste paga emerge che l’importo della cessione per i quattro mesi incriminati risulta essere di € 488,00 e non di € 793,00 come sostenuto dal Comune di Atripalda nella lettera di contestazione. Tale circostanza è confermata dalle copie dei bonifici effettuati dal Comune in favore della società di finanziamento per i mesi di Gennaio-Aprile 2011 ( uno di 200,00 e  l’altro di 288,00). Quindi il totale delle cessioni ammonta a € 5.856,00. e non di 7.076,00 come invece sostenuto nella contestazione. Inoltre dall’esame della documentazione acquisita e che si produce emerge che  nei periodi di Gennaio-Aprile 2011, il Comune ha corrisposto alla società finanziaria € 488,00 e non € 793,00 come emerge dai mandati di pagamento acquisti dalla Finanziaria e che sono stati prodotti. Manca inoltre la prova che il dipendente abbia chiesto di essere autorizzato ad effettuare spese di viaggio e tanto meno di eventuali provvedimenti autorizzativi da parte dei competenti Uffici Comunali».
L’accusa della Procura di Avellino è di aver agito «in concorso con gli altri dipendenti comunali abilitati all’inserimento nel sistema Halley delle singole voci stipendiali, con pluralità di azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, in tempi diversi e in violazione della medesima disposizione di legge, mediante artefici, consistiti nell’inserirsi e aggiungere arbitrariamente, con l’ausilio del personale abilitato, nel sistema informatico in uso al Comune voci stipendiali non dovute fuori base imponibile». Le somme accreditate illegalmente, che interessano quattro mesi che vanno da gennaio ad aprile 2011, sono pari a 305 euro mensili per un totale di 1.220 euro. Somme inserite all’interno del cedolino sotto la voce “Rimborso per spese di viaggio”, stesso artifizio utilizzato anche dagli altri quattro dipendenti già indagati e di cui uno già condannato.

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Una Risposta »

  1. eNe un peZZo grande perché aveva degli avv.ti(all’incirca in 2)??

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