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Una panchina rossa ad Atripalda nella Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne. FOTO

Pubblicato in data: 26/11/2018 alle ore:08:00 • Categoria: AttualitàStampa Articolo

Una panchina rossa ad Atripalda nella Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne. Su iniziativa del Comitato di Quartiere “Appia”, con il patrocinio del Comune e la collaborazione della Pro loco ieri mattina, presso il Parco delle Acacie, è stata inaugurata per sensibilizzare l’opinione pubblica, scuotere le coscienze contro i femminicidi ma anche aprire una riflessione sulla condizione delle donne, sulle pari opportunità e sul diritto alla salute.
Prima del confronto la scoperta della panchina con la benedizione del parroco: «per correggere il male che si trova nell’uomo e oggi chiediamo la grazia di guarire e di una conversione affinché ci sia il bene di tutto il nucleo familiare». Ad illustrare le ragioni che hanno spinto ad organizzare questo momento di riflessione il presidente del Comitato Appia Adriana Penna «le scarpe rosse in ricordo delle vittime della violenza. Mi auguro che sia l’inizio di un percorso lungo di sensibilizzazione e di partecipazione».

La consigliera delegata alle Pari opportunità Giuliana De Vinco: «Pur avendo già in programma l’istallazione di una panchina nel centro città ho accolto di buon grado l’iniziativa del Comitato di quartiere Appia in quanto la richiesta rappresenta una volontà nata dal cittadino e ciò può dare solo lustro e onore alla città di Atripalda. D’altronde i tempi oramai la impongono affinché questa possa servire a confrontarsi sulle molteplici problematiche che oggi coinvolgono la donna ma soprattutto a fare riflessioni più ampie che vanno dalla violenza alle donne alle pari opportunità. L’auspicio per questa panchina rossa è che possa essere un volano per riflettere e far riflettere sulla condizione della donna che a volte, quasi a deroga dei tempi moderni, si trova in condizioni precarie, ma anche sulla possibilità di denunciare tali violenze. La strada parte dalla denuncia, ma poi c’è l’assistenza di una rete. Le violenze oltre quelle fisiche sono anche quelle verbali e psicologiche e l’augurio che tra vent’anni la mia delega non ci sia più».
L’oncologa Susanna Testa invece ha portato la sua esperienza vissuta sul campo accanto a donne colpite dal cancro «che lo hanno immaginato e vissuto come una sorta di violenza. Un qualcosa non facile da capire e accettare. E così si affida nelle mani di un medico. E la violenza di quelle donne che ce l’hanno fatta, non si persa d’animo, è andata avanti, ma hanno sofferto per il dover dipendere dal marito o dai figli che l’hanno aiutata durante tutta la malattia. Un peso interiore. E’ la donna che ha combattuto. Una violenza perché anche salutare».
L’avvocato Sabatino Costantino, legale della donna presa a martellate ad Avellino, ha raccontato alle numerose presenti, la storia e le violenze subite dalla sua assistita. Un caso di cronaca finito alla ribalta nazionale nel programma “Le Iene”: «ci sono tanti tipi di violenza sulle donne, qualsiasi forma di coartazione della volontà è essa stessa violenza. Perciò bisogna trovare il coraggio di denunciare. E l’intervento delle Iene è stato voluto anche da parte nostra per consentire un intervento più efficace della Procura di Avellino. Questa donna ha subito un attacco violentissimo ed è rimasta viva solo grazie all’intervento di un angelo, dell’ex calciatore dell’Avellino Biancolino. E questo è stato il culmine di una serie di episodi violenti sotto ogni forma che questa donna subiva quotidianamente violenza da parte del compagno. Però questa donna ha trovato il coraggio di denunciare e ora lui è in carcere e lei sta riuscendo, anche dal punto di vista sanitario, sta ricominciando ad avere una vita normale con la figlia. Per cui trovare la forza di denunciare è importante perché esistono diverse forme di tutela da parte del nostro ordinamento come di poter accedere il gratuito patrocinio».

Sui centri antiviolenza regionali ma anche sul loro funzionamento a singhiozzo spesso per carenza di fondi ridotti si è soffermata la dottoressa Luisa Rossi, assistente sociale: «offrono un riparo e un’accoglienza alle donne che subiscono violenza anche alla presenza di un minore che poi crescono. Ed i figli sono lo specchio di noi stessi. C’è anche un numero verde, il 1522, istituito dal Comitato delle pari opportunità, aperto 24h che consiglia e guida le donne per rivolgersi al centro antiviolenza più vicino dove ci sono avvocati, psicologi e sociologi che insieme lavoreranno per un percorso di recupero della donna».
Il medico “rosa”, speranza per tante donne malate di cancro al seno, Carlo Iannace: «le violenze di oggi sono molto più subdole. Shakespeare nel 1600 già esortava a non calpestare le donne. Il simbolo della panchina rossa serve perché bisogna lavorare sulla prevenzione, così come per le malattie. Bisogna far riflettere il bambino che gioca nel parco che quella panchina ha un significato. L’aiuto che noi vogliamo dare alle donne e ridare loro fiducia, alle donne malate, che vengono rifiutate anche dai mariti. Dopo la malattia la donna deve sapersi ripresentare alla società con fiducia e ricominciare a camminare da sola. Questo è il risultato di anni. Da una debolezza deve trovare la forza di rinascere».
Prima delle conclusioni, l’ispettore Barbati ha portato una testimonianza e dei versi d’amore in ricordo della moglie scomparsa pochi anni fa.
Infine il vicesindaco con delega all’Istruzione Anna Nazzaro, a tratti commossa, ha spiegato che: «la panchina rossa per noi rappresenta un monumento che ci fa sentire vicino a tutte quelle persone e famiglie vittime di violenza. Atripalda oggi è presente ed è espressione di questa grande sensibilità grazie all’incipit del Comitato di quartiere. Per un lungo periodo mi sono occupata di minori a rischio che avevano subito violenze nelle famiglie, dove si è vittime nelle mura domestiche. E la vittima tante volte si convince ad essere carnefice e questa è la cosa che fa più male a chi doveva avere il controllo di questi traumi subiti dai minori. Dobbiamo acuire anche un po’ la sensibilità e l’attenzione rispetto a tante situazioni inerno anoi che vorrebbero coinvolgerci ma che noi non ce ne accorgiamo. Ci sono ambienti che ci sfiorano, che ci sono vicini, che basta avere un minimo di attenzione in più e capire che in alcune persone si stanno vivendo dei traumi e delle difficoltà, che evidentemente chiedono aiuto ma non sanno farlo. Perché denunciare non è facile, soprattutto se ci si convince di essere la causa del male. Per cui ci si abitua a certi tipi di violenze».

Il vicesindaco ha voluto esprime infine un pensiero commosso anche per tutte quelle donne che lottano contro un brutto male: «un altro tema di grande sofferenza e violenza del corpo. A queste donne che continuano a vivere questa grande battaglia va un pensiero e chiedo inoltre un minuto di silenzio per ricordare tutte queste donne che hanno subito violenza e non ci sono più. Immagino che in questo momento possano godere di tutto l’amore del Signore». Poi il minuto di silenzio e l’applauso finale.

 

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