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Spaccatura Fini-Berlusconi, la nota di Luigi Caputo (Prc)

Pubblicato in data: 3/8/2010 alle ore:14:20 • Categoria: Politica, PrcStampa Articolo

fini-berlusconiL’implosione delle destre, consumatasi nei giorni scorsi con l’allontanamento coatto di Fini e soci dal Pdl, rivela un’insanabile antinomia della leadership berlusconiana: pivot insostituibile di qualsiasi schieramento conservatore e nello stesso tempo animata da una irresistibile pulsione distruttiva destinata a generare intorno a sé una solitudine prossima ormai al deserto. Solo la condizione di perenne ebbrezza in cui, dopo la vittoria elettorale del 2008, sembrano muoversi i berluscones (inclusi i tanti che popolano l’universo della comunicazione) ha impedito di valutare un dato tanto semplice quanto evidente: il perimetro politico (leggasi capacità di stipulare o mantenere alleanze) del berlusconismo arretra sempre più: dopo l’abbandono dei centristi di Casini (che ha trasformato quello alcuni si ostinano a chiamare centro-destra in uno schieramento di destra tout court), ora è Fini a gettare la spugna, disvelando non solo l’artificiosità del partito del predellino ma anche la costitutiva intolleranza del caudillo di Arcore a qualsiasi principio di pluralismo interno e di pari dignità. Nel 2008 Berlusconi vinse sfruttando, in primo luogo, il deficit di attitudine riformatrice e la fragilità politica dell’Unione; oggi è necessario che si squaderni compiutamente agli occhi del Paese il fallimento del blocco di destra, in tutte le sue articolazioni, non solo della componente di osservanza padronale, ma anche di quella che a lungo al despota ha detto di sì. Ogni scelta tendente ad attenuare la portata di questo fallimento strategico equivale a un’ancora di salvezza lanciata nel campo avverso. Per questo motivo appaiono insensate fino all’autolesionismo le proposte formulate in questi giorni dal PD che, nelle loro varie denominazioni – governo di responsabilità nazionale, larghe intese, piccole intese (con Lega e finiani), di salute pubblica – mirano ad allontanare il momento del redde rationem nelle urne, con buona pace del tanto sbandierato bipolarismo.* Particolarmente grave appare l’apertura di credito, da un lato, nei confronti della Lega, il vero partito reazionario di massa del quadro politico italiano (intorno al quale andrebbe invece steso un cordone sanitario per chiudere definitivamente la vergognosa pagina delle politiche razziste e xenofobe), dall’altro, in vista una possibile successione a palazzo Chigi, verso Tremonti, devastatore delle autonomie locali e di ciò che resta dello Stato sociale. Come si fa a non comprendere che, nella situazione attuale, ogni esitazione sulla strada del ritorno al voto, rappresenta un regalo a Berlusconi (al di là delle dichiarazioni di prammatica dello stesso premier che si dice pronto ad affrontare il responso popolare), dandogli la possibilità di riorganizzare gli assetti attualmente scompaginati del proprio schieramento, di preparare una lunghissima campagna elettorale condotta all’insegna delle ronde mediatiche utilizzate per demolire vecchi e nuovi avversari, di consolidare o ricreare quelle trame che già fino ad oggi hanno inquinato il tessuto istituzionale del Paese? Quello che oggi occorre è un patto costituzionale repubblicano, che, senza precostituire vincoli soffocanti per il dopo-elezioni, raggruppi tutte le forze all’opposizione del governo, presenti o no in Parlamento, con un programma centrato su pochi punti essenziali: difesa e rilancio della Costituzione, abrogazione delle leggi-vergogna e di quelle ad personam, blocco del federalismo disgregatore ed anti-meridionale, approvazione di una nuova legge elettorale fondata sul recupero del principio di rappresentatività. Su queste basi i comunisti faranno la loro parte, come sempre hanno fatto in tutti i tornanti decisivi della storia nazionale.

Luigi Caputo, Segreteria provinciale PRC Avellino

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