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Crisi economica, il Governo dei Robin Hood alla rovescia – la nota di Luigi Caputo (Prc)

Pubblicato in data: 16/8/2010 alle ore:10:49 • Categoria: Politica, PrcStampa Articolo

soldiNonostante la ripresa del PIL (+1,1% su base annua), la crisi in Italia non è affatto superata, e i dati relativi alla disoccupazione stanno lì a dimostrarlo. L’indigenza, che al Sud ha assunto dimensioni drammatiche, dilaga ormai nell’intero Paese. Essa, tuttavia, – triste novità degli ultimi anni – non trae origine ormai dalla sola disoccupazione. Il 10% degli occupati, infatti, si colloca sotto la soglia della povertà relativa – come conferma il rapporto sui diritti globali 2010, a riprova del fatto che lavorare non costituisce più una salvaguardia rispetto al rischio di impoverimento. Di fronte a questo quadro desolante, il governo del miliardario ridens non solo non assume alcuna iniziativa, ma si abbandona a sortite provocatorie. “La povertà è sempre esistita, e il disagio sociale va affrontato con la pratica del dono“. Queste sono le parole, sfrontate ed irresponsabili, filtrate nei giorni scorsi da ambienti di vertice del Ministero del Welfare guidato dal sedicente socialista Sacconi. Chi ha poco (o nulla) da dare agli altri, insomma, nulla riceve: liberismo, selvaggio e micidiale liberismo allo stato puro. Nel contempo, quel tanto di stato sociale locale sopravvissuto nel corso di questi anni vacilla sotto i colpi dei forsennati tagli governativi e delle amministrazioni regionali in mano alla destra. Dopo la Campania di Caldoro, è stata la volta del Lazio di Polverini a sopprimere il reddito di cittadinanza e, con esso, una speranza e un punto di riferimento per tante famiglie dal reddito in paurosa caduta. La realtà è dunque quella di un esecutivo ferocemente classista e antiproletario, che non ha esitato, con la manovra economica di giugno, a scaricare completamente sul mondo del lavoro dipendente (in questo caso pubblico, ma i lavoratori del settore privato, come si sa, non se la passano certo meglio) il costo della crisi, imponendo il vergognoso blocco dei contratti e il licenziamento di migliaia di precari. L’ultimo “capolavoro”, in questo senso, è rappresentato dall’introduzione della “cedolare secca” sugli affitti, misura iniqua fino all’incostituzionalità. Ecco un esempio semplice quanto illuminante: un reddito di oltre 75.000 euro, tassato con un’aliquota IRPEF al 43%, che avrebbe corrisposto al fisco 3.655 euro su un canone di 10.000 euro annui, ne pagherà, se questo provvedimento dovesse tradursi in legge, solo 2.000. Una decisione che attua, come si vede, un secco trasferimento di ricchezza dalla collettività ai ceti proprietari, e finisce per disincentivare il ricorso al canone concordato, cioè all’unico residuo strumento idoneo a una pur limitata regolazione del mercato degli affitti. Vicende come questa appena descritta rappresenta l’ennesima dimostrazione che ogni giorno in più di permanenza al potere delle destre equivale a un ulteriore passo verso l’abisso. E’ indispensabile perciò che il governo Berlusconi vada via al più presto, e non solo per le lacerazioni che ne dilaniano la maggioranza, ma anche grazie all’apporto delle lotte sociali che crescono sempre più in quella parte di Paese che soffre ma non abbassa la testa.

Luigi Caputo
Segreteria Provinciale PRC Feder, Avellino
Resp. Settore Politiche Sociali

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