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L’addio dei frati minori di Atripalda, nota di Lello La Sala (MèL)

Pubblicato in data: 8/9/2010 alle ore:14:41 • Categoria: Merito è Libertà, Politica

convento-spasqualeCommovente addio ai frati minori di Atripalda

Con un commovente abbraccio alla Città, p. Vito Mercogliano ofm, in una solenne concelebrazione con il giovane fra’ Michele Prata, ha idealmente passato le consegne della parrocchia del Carmine a don Ranieri Picone e (a meno di fatti clamorosi, ed allo stato assolutamente non prevedibili) ha messo anche fine alla plurisecolare, e pressoché ininterrotta, presenza francescana in Atripalda, che continuerà, si dice, attraverso il rinnovato impegno dei gruppi laicali ed in particolare dei giovani (Gifra).
Una storia di solidarietà, abnegazione, servizio che mi fa piacere ritrovare nella ricerca web di Sara Cucciniello. Quel volume di Croniche Alcantarine di Fra’ Casimiro del 1729 (che oggi -grazie a Sara- rimbalza dalla rete fino al settimanale”Il Sabato”) ho sfogliato e studiato con il caro p. Pasquale Caporale (che negli anni ’70 raccoglieva nei recessi di san Pasquale tracce e documenti della antica e dispersa biblioteca conventuale). Mentre il convento ritornava con Francesco Barra, Livia Capaldo, Galante Colucci, Diodato Fasano, Tonino Porcelli, Vittorio Solimene (ed anche con me) un luogo di discussione franca, libera, colta, alta, in francescana serenità e letizia.
Nel Convento di san Pasquale con p. Beniamino, p. Bonaventura, p. Agostino, p. Alberto, p.Giacinto, p. Amedeo, p. Tarcisio, p. Alfonso, p. Celestino, e fra’ Erminio, fino a p. Cristoforo, p. Francesco, p. Giulio, p.Antonio, p. Pedro, in un’atmosfera di cristiana fraternità e paterna sollecitudine, ogni generazione ha trovato asilo ed accoglienza, nelle ricorrenti calamità, nelle guerre, ogni volta che il mondo si affacciava incerto e lacerato di fronte ad un bivio della storia e nelle quotidiane necessità pubbliche e private, esistenziali e materiali.
Mons. Luigi Barbarito, allora giovane seminarista a Benevento, destinato ad una brillante carriera diplomatica fino alla Nunziatura Apostolica a Londra, racconta con commossa riconoscenza la affascinante conversazione con p. Beniamino Aversano, mentre tutta la gioventù irpina era precettata ad Avellino per applaudire il discorso del Duce. Nelle anguste e severe celle conventuali di Atripalda, già il 30 agosto 1936, si ‘resisteva’ alla ubriacatura del regime e si provava ad immaginare anche un futuro possibile di pace e democrazia, prima ancora che la guerra lacerasse le coscienze; così come, nel ’68 e negli anni successivi, furono i confronti anche aspri, ma senza steccati ideologici, a dare senso in Atripalda e in Irpinia, al bisogno di verità e di partecipazione del mondo giovanile; e più tardi nelle ore successive al terremoto del 1980 si organizzava nel refettorio e nella scuola ele mentare l’assistenza a centinaia di sfollati.
Turba, perciò – turbamento in parte mitigato dagli impegni solenni che le attività del laicato francescano continueranno, ed anzi saranno potenziate- l’addio dei francescani, che segna comunque una cesura nella vita e nella storia cittadina.
Immagino che ognuno abbia fatto tutto il possibile per scongiurare questo epilogo, sindaco compreso, per quanto rimane un ‘mistero’ non chiarito (e magari sarà stata solo ‘distrazione’, o spocchiosa autosufficienza) la ragione per cui Aldùk non abbia mai voluto discutere ed approvare in Consiglio Comunale un ordine del giorno da me presentato sin dal 26 settembre 2007 (e più volte riproposto nei mesi successivi), coinvolgendo tutta la Città, in tutte le sue espressioni culturali e politiche.

Ecco in ogni caso il testo di quell’odg, che vorrei ricordare anche a chi, recentemente, si è assunto il compito -encomiabiabile- di farsi portavoce verso la Città di decisioni non più modificabili:
Il Consiglio Comunale di Atripalda,
in riferimento alle voci di un drastico ridimensionamento della presenza francescana nella nostra Città, che sembrerebbe anticipare la chiusura del Convento di San Giovanni Battista,
considerato
-che da oltre 400 anni i frati hanno assicurato una costante presenza di spiritualità francescana nella vita cittadina e di solidale condivisione, anche nelle fasi più drammatiche della sua storia ;
-che il convento è stato, ed è ancora oggi, un luogo di socialità ed aggregazione, non solo attraverso le numerose attività del terz’ordine francescano, della gioventù Francescana/Gifra, dei boy scout, dei gruppi di spiritualità e di preghiera, ma anche assicurando, nel corso degli anni, generosa accoglienza ad incontri culturali ed attività ricreative (teatrali, cinematografiche, sportive) specialmente di giovani; 

mentre è ancora viva nella nostra Città l’eco di una intensa missione francescana,esprime l’auspicio -nel pieno rispetto delle prerogative di ciascuno e della reciproca autonomia delle scelte- che la presenza dei Francescani ad Atripalda non venga a cessare e possa affermare, anche per il futuro, un forte e chiaro messaggio di speranza, di pace, di solidarietà.
Ricorda con commozione tutti i frati che nella quotidianità e negli eventi più drammatici del ‘900 (dal secondo conflitto mondiale al terremoto) hanno offerto solidarietà ed accoglienza (da P. Beniamino Aversano, a P. Agostino Petrillo, a P. Bonaventura Martignetti, a P. Pasquale Caporale, del quale quest’anno [2007] ricorre il 25° anniversario della morte, a P. Celestino Boscaino;

Decide che una delegazione del Civico Consesso rappresenti al Provinciale, P. Sabino Iannuzzo o.f.m., i sentimenti della Città.
Non so se iniziative non sempre meditate e colloqui non sempre sereni, dei quali si sono occupate le cronache, abbiano determinato o solo accelerato decisioni che sarebbero state comunque prese. Rimane un po’ di amarezza, tuttavia, perché su questa, come su altre questioni ‘strategiche’, chi ne aveva la responsabilità non è stato capace di realizzare le necessarie convergenze e solidarietà. Peccato.
A p.Vito un fraterno abbraccio, a don Raniero il nostro più cordiale benvenuto.

Raffaele La Sala
consigliere comunale di Atripalda
“Merito è Libertà”

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