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sabato 19 ottobre 2019
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Convegno Pd, il senatore Enzo De Luca avverte: «C’è bisogno di una riflessione sul federalismo. Il partito, unico baluardo contro il declino del Paese». Laurenzano accusa: «Pd assente» ed Alvino: «Non siamo mendicanti»

Pubblicato in data: 20/3/2011 alle ore:20:41 • Categoria: Politica, Partito DemocraticoStampa Articolo

convegno partito democratico«C’è bisogno di una riflessione sul federalismo e sulle condizioni di sviluppo che le nostre realtà possono avere, per attingere e difendere la straordinaria idea del Pd che salverà il Paese dal declino. Abbiamo tentato di modificare il testo del decreto sul federalismo. A Bossi non interessa nulla dell’Italia. Ecco perché il Pd ha deciso di stare insieme per tenere unite le aree più deboli come quelle del nostro territorio». A parlare è il senatore del Pd Enzo De Luca, intervenuto questa mattina al convegno ad Atripalda sul tema “Sud e federalismo fiscale nel 150° dell’Unità d’Italia“. A promuovere l’incontro la sezione cittadina guidata da Federico Alvino. Tra gli interventi quelli dei sindaci Aldo Laurenzano e Pino Galasso, dell’ex presidente della Provincia Alberta De Simone, la deputata regionale Rosetta D’Amelio, Francesco Barra ed il segretario provinciale del Pd Caterina Lengua. In sala visti i consiglieri Arturo Iaione, Maurizio De Vinco, Antonio Iannaccone, Franco Landi, Andrea Montuori, Enzo Aquino, Antonio Tomasetti ed il responsabile provinciale enti locali Enzo Venezia. Un convegno però per pochi intimi visto che molto scarsa è stata la presenza in sala dei cittadini.
«Partiamo da due considerazioni – ha spiegato il senatore Enzo De Luca – Occorre una presa di coscienza collettiva, dovremmo recuperare la memoria, siamo un Paese talmente travolto dalla logica berlusconiana che abbiamo cancellato tutto. Se oggi parliamo di federalismo fiscale e modifica della seconda parte della costituzione non è merito della Lega ma del Partito Democratico che individuò nella riforma un’occasione di recupero dei cittadini rispetto alle istituzioni. Ma con il passare del tempo gli eventi hanno travolto la realtà. Dobbiamo alzare il livello della discussione anche ad Atripalda. La mia valutazione è che per noi diventa centrale il recupero di un’idea, di un’appartenenza, se uno ce l’ha, se non ce l’ha bisogna dirlo e non può sottrarsi a una logica sempre attuale anche dopo trentatré anni dalla morte di Aldo Moro. I cittadini di questo Paese sono molto più avanti».
Per il senatore irpino conta la logica dell’alternanza democratica e si deve decidere da che parte stare: «o da una parte o dall’altra, non solo fa bene al paese ma crea una condizione di prospettiva. Creiamo un’alternanza a questo governo. Prima cambiare corrente era una vergogna ora c’è chi ha cambiato ben quattro partiti. Questa condizione è una sfida vera. Se cambio partito e ne parlo contro vuol dire che non ce l’ho nel cuore». Un riferimento chiaro a chi in città ha lasciato il Pd. Critico verso Berlusconi che ha «dissestato il Paese. L’idea parte se c’è radice e cultura. Credo che la sfida davanti a noi sia la povertà, migliaia di cittadini del Nord Africa ci invaderanno. Non possiamo stare fermi, dobbiamo stare insieme, il partito siamo tutti. Non giustifico alleanze regionali in contrasto con quelle nazionali. Tutti coloro che non scelgono il centrosinistra sbagliano. Non credo al centro, chi lo sceglie ritengo che sia un opportunista. O a destra o a sinistra. Tutti coloro che non stanno in questo spazio sono degli ignavi, mi riferisco al Paese, non solo ad Atripalda. E’ la sfida vera del partito». L’auspicio infine che i cittadini siano liberi e forti dal «modello berlusconiano, è una condizione indispensabile».
Sindaco Laurenzano al convegno PdAd aprire i lavori il saluto del sindaco di Atripalda. «Dobbiamo prendere atto che il Partito Democratico fino ad oggi è stato assente – esordisce il sindaco Aldo Laurenzano, che non lesina critiche nel suo intervento -. Tutto quello che ho da dire lo dico. Dopo quattro anni il Pd si è svegliato, abbiamo perso molto tempo a litigare avendo la capacità di distruggere quello che avevamo costruito. E’ qui con noi la segreteria provinciale che si è ricordata di noi solo con le scadenze elettorali. Noi continuiamo a crederci, ma così non si può andare avanti, bisogna cambiare. Una persona si identifica per le sue idee e non per aver iscrizioni e tessere. Atti di codardia non ve ne sono stati, chi è affianco a me ha dimostrato di avere le idee chiare. Detto questo dico che cominciamo a fare politica vera». Laurenzano denuncia di essere stato lasciato più volte solo dal partito: «Sono stato aggredito più volte da manifesti e non sono mai stato difeso in quattro anni eppure ho sempre lavorato per il Pd e ho sempre creduto nei principi del partito. Sono contento di cominciare questa manifestazione e parlare di federalismo, ma sono arrabbiato perché oggi c’è chi non rispetta il tricolore. Un ministro della Repubblica non si può permettere di mancare di rispetto alla bandiera. Non mi interessa parlare di Berlusconi, criticare è facile, però ognuno ha delle argomentazioni. Anziché fare il tiro al bersaglio venendo a dire in consiglio comunale che la manutenzione ordinaria è carente o assente. Fare il quotidiano è difficile come mettere il pane a tavola. Caro Federico (Alvino ndr.) la cosa grave è dire che non diamo risposte, fa male dire no alla gente questo è il problema, probabilmente convegno pdmi ero illuso. Ma la speranza è l’ultima a morire: cambiamo rotta, il nostro lo abbiamo fatto. La gente di Atripalda vuole delle risposte e non riesco a darle come sindaco. L’autonomia, la tassa di scopo e il fondo di perequazione restano lettera morta se non ci danno la possibilità di quadrare il bilancio». Laurenzano, pur non negando le difficoltà trovate, assicura che: «mi rifiuto di aumentare le tasse ai cittadini o di fare bilanci che sono coerenti solo sulla carta e lasciare problemi a chi viene dopo come è successo a me. Queste cose vanno spiegate. Non pretendo di avere ragione e se qualcuno dice “hai sbagliato” sono felice, il mio scopo è solo quello di amministrare per il bene comune. Siamo delle amministrazioni controllate, tutto quello che spendiamo è vincolato, è meglio un funzionario della Prefettura che governa e il sindaco si prende solo le responsabilità del mandato. Tutti insieme con un gioco di squadra abbiamo salvato quest’amministrazione dalla deriva del dissesto e da atripaldese doc auguro a chi viene dopo di poter fare meglio di me, anche se le difficoltà sono maggiori».
Federico Alvino al convegno Pd Poi l’intervento del segretario del Pd cittadino Federico Alvino, «Ringrazio gli amici del direttivo che nel preparare questa manifestazione hanno affrontato il problema del federalismo, scambiando documenti – dichiara Alvino –. In questo modo si costruisce il “partito dei cittadini” non il partito degli arruffa-popolo di massa ma delle persone che in questo modo possono esplicitare la propria personalità non perdendosi nell’individualismo, ma recuperando il senso della comunità. Don Lorenzo Milani diceva “ho imparato che il problema mio è quello degli altri sortirne insieme è la politica, da solo è l’avarizia”. Ringrazio tutti i giovani che hanno contribuito a questa manifestazione. Abbiamo letto quello che hanno scritto esponenti del Pd, Graziani, De Luca. Atripalda per il federalismo avrà una riduzione delle entrate del 26% (da 2 milioni e 4mila euro si arriverà a 2 milioni e 100mila euro). Il federalismo fiscale significa che mezzo milione di famiglie saranno falcidiate da questo, e come dice l’onorevole Graziano rischia di portare ad avere due Italie. La politica ha bisogno di obiettivi da raggiungere e l’obiettivo dovrebbe essere la ripresa economica, le leve della decisione non sono più nelle mani della politica ma nelle mani della finanza. Basta pensare nel momento in cui diciamo che c’è crisi economica, miti che andrebbero smitizzati è che ogni giorno su mercati internazionali si getta moneta pari a cinque volte il Pil mondiale. I soldi sono nelle banche che hanno originato la crisi del sistema finanziario. L’obiettivo della ripresa non si raggiunge facilmente. Se ai giovani che vivono la crisi non offriamo nemmeno l’opportunità di scegliere la rappresentanza Il Pd vuole dare la scelta della rappresentanza attraverso la riforma del sistema elettorale. Noi intendiamo porre il nostro dibattito a questo livello». Duro Federico Alvino nella replica alle accuse mosse dagli assessori Foschi-Troisi-Guerriero: «Ciò che è apparso sulla stampa qualche giorno fa, lo definisco indecente vedremo come lo definirà il gruppo dirigente del Partito Democratico che è all’altezza del compito che si è assegnato. A questa dichiarazioni non debbo alcuna risposta solo una precisazione: noi abbiamo dichiarato in un documento lungamente gestito e su cui è stata chiesta la condivisione di tutti per realizzare intese con i partiti e i cittadini di Atripalda, noi non stiamo mendicando niente. In ogni caso, come dal vangelo, il mendicante ha dignità, gli accattoni no».
Alberta De Simone e Rosetta D'Amelio al convegno PdApprezzato l’intervento del professore Francesco Barra, «condivido molto il taglio alto dell’amico Federico – ha commentato il docente -. Questo è l’unico modo per inquadrare la questione che non è solo tecnica e settoriale come si cerca di farla apparire. La storia è stata quella di una compressione fiscale e una confisca ancora più drastica dello spazio della fiscalità locale. Dobbiamo rifondare la concezione del lavoro, puntare sulle autonomie, sul senso forte della rappresentanza politica, dal cento alle periferie. Se faremo questo salveremo il paese».
«Dopo il drammatico segnale d’allarme lanciato dal sindaco
– interviene la consigliera regionale Rosetta D’Amelio – voglio guardare alla parte di bicchiere mezza piena. In tutte queste difficoltà abbiamo visto migliaia di persone nelle piazze unite da un sentimento collettivo per il nostro paese. E’ un momento difficile quello che stiamo vivendo oggi l’Italia è giustamente in guerra in Libia per difendere i diritti della popolazione in un Mediterraneo che sta esplodendo. La Lega che non partecipa all’unità d’Italia è la stessa lega che non condivide le scelte in Europa. La finanziaria della Regione Campania è stata stesa da Giancane, nel momento della massima centralizzazione delle scelte economiche di Tremonti che sceglie come intervenire su sanità, istruzione… La sanità da tempo privilegia le popolazioni anziane del nord, la Campania è una regione giovane e quindi penalizzata, sarebbe giusto prediligere la popolazione povera. Il Pd ha il dovere di segnalare con forza a livello centrale che le scelte che si stanno facendo sono in direzione della penalizzazione del Mezzogiorno e lo convegno pddobbiamo ricordare a chi vota ancora per il centrodestra. Anche nella nostra provincia ci sono tanti parlamentari di centrodestra che non dicono una parola rispetto a ciò che sta avvenendo, rispetto ai comuni che non reggono i bilanci e nello stesso tempo anche dove amministrano a livello regionali assistiamo a scelte folle, come offrire la regione per gli impianti nucleari. Mentre la Lega e il Lazio dicono no noi invece regione sismica e superpopolata diciamo si. Mentre ricordiamo il 150° ministro dell’istruzione era Francesco de Sanctis nel 1861 ora è la Gelmini della Lega dobbiamo riflettere su come stiamo tornando indietro rispetto alla politica, ai tagli all’istruzione. Se si realizzerà il federalismo ci sarà un divario ancora maggiore tra chi ha di più e chi meno. Dobbiamo riprendere il messaggio profondo da Napolitano “non ci può essere vera unità se non c’è un’Italia che mette al centro l’acquisizione delle differenze e come stella popolare la solidarietà” se questo è non possiamo che rimboccarci nuovamente le maniche, questa è la forza del Pd partito radicato, nazionale, dobbiamo sentirci orgogliosi e non messi nell’angolo da noi stessi. Basta a un presidente del consiglio che ci fa vergognare di essere italiani, a chi fa politica solo per i propri interessi, alla disoccupazione e al precariato. C’è bisogno di responsabilità, costruita uomo per uomo, circolo per circolo dobbiamo essere portatrici di un sentimento collettivo, per una Italia unita e federalista in senso comunitario nella coscienza collettiva».
Enzo De Luca al convegno PdPer l’ex presidente di palazzo Caracciolo, Alberta De Simone, bisogna far prevalere l’ottimismo della volontà sul pessimismo delle analisi. «Ho sentito tanti commenti sull’unità d’Italia ma nessuno ha detto che il risorgimento è stato possibile perché decine di anni prima i poeti italiani aveva recepito il sentimento di unità quando non c’era ancora diffusione. I poeti dei secoli precedenti lo avevano anticipato. C’è una forza della politica nel credere alle passioni e nel superare a tutti gli ostacoli, lo dedico ad Aldo Laurenzano che ha usato la parola “speranza”. Tu che rappresenti Atripalda devi nutrire con te la speranza condividendola con chi crede in te, gli errori fatti, Enzo, sono stati troppi e nessuno rispetto agli errori può dire “io non c’entro” li dobbiamo risolvere al di qua del passaggio a livello. Non dobbiamo dimenticare il milione di donne che scendono in piazza contro il presidente del consiglio. Il federalismo è una ubriacatura del paese, come in America si sono resi conto in America che 19 stati divisi non andavano da nessuna parte. La ricchezza della Lega l’hanno creata i meridionali, abbiamo assistito a Schifani che vanta il federalismo ma noi affronteremo periodi difficilissimi, comuni umiliati e mortificati. Ognuno a partire dal luogo dove opera ha sbagliato. Dobbiamo iniziare a non sbagliare più, quattro anni fa quando abbiamo messo in piedi la nostra armata eravamo peggio, ora abbiamo bisogno di guardarci negli occhi e capire come vogliamo giocare il destino comune. Apprezzo questa iniziativa».
Convegno PdPoi infine il segretario provinciale Caterina Lengua: «Devo dire di aver condiviso pienamente il ragionamento fatto perché ho colto negli interventi la consapevolezza che quando ragioniamo sul Sud e le sue prospettive, in un particolare momento storico, non possiamo non considerare gli eventi epocali che stiamo vivendo in questa settimana che determineranno la necessità di definire anche per l’Italia un nuovo modello di sviluppo. L’Italia nel Mediterraneo dovrà avere un ruolo centrale. Bossi voleva rilanciare l’utilizzo del nucleare, in Italia si conferma lo scollamento rispetto a questa realtà. Abbiamo assistito a un clamoroso ritardo rispetto alla portata della tragedia andando avanti nel piano nucleare fermato solo dall’opposizione con un sussulto di responsabilità dal ministro dell’innovazione che ha chiesto una pausa. Ma per il Partito Democratico questa pausa di riflessione non basta per dire no al nucleare. Il governo regionale ha dato la propria responsabilità per accogliere centrali nucleari, è follia. Pensiamo ai mancati finanziamenti delle opere contenute nel patto dello sviluppo. Altro evento riguarda il Nord Africa che sta accelerando una visione che il Pd ha sempre avuto ovvero la necessità che la democrazia venga riportata nel solco della costituzione e riaffermato il primato della costituzione e la separazione dei poteri. In Italia assistiamo ad un’anomalia tutta nostra nel 150° anniversario dell’unità con un presidente del consiglio fermo a difendere la sua idea di democrazia autoritaria in polemica con tutti. Le contestazioni a Berlusconi, il venir meno del bagno di folla degli anni scorsi è un segnale di caduta. La riforma della giustizia del centrodestra è una riforma che viene da una maggioranza che non ha legittimazione. Tutto questo sta avvenendo con leggerezza senza l’umiltà che dovrebbe contraddistinguere tutti i servitori dello Stato a tutti i livelli. Il Pd si farà portatore della necessità che in questo Paese si apra una fase costituente di riforma per i cittadini, una riforma tradita quale doveva essere il federalismo. Chiudo facendo mia l’esortazione del presidente Napolitano che non ha perso l’occasione di sollecitare il Nord alla riscoperta dell’unità nazionale».

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