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Il vice presidente della Regione Giuseppe De Mita: “tocca agli Enti locali la sfida del rilancio turistico e ai dirigenti dell’Udc l’onere di gettare le basi per le Amministrative 2012”

Pubblicato in data: 15/4/2011 alle ore:09:25 • Categoria: Le interviste di AtripaldaNewsStampa Articolo

giuseppe_de_mita«Al territorio la giusta autonomia nella determinazione degli degli assetti politici. Al partito locale il compito di avviare il confronto prima al suo interno e poi con la cittadinanza». A parlare è il vice presidente della Regione Campania, Giuseppe De Mita (foto) in tema di alleanze in vista delle amministrative 2012. Punto di partenza sarà la valutazione relativa all’operato dell’amministrazione uscente.
L’Udc è stato il primo partito a non credere nei due poli contrapposti aprendo una terza via nel panorama politico nazionale. Cosa si prospetta all’orizzonte?
«Andiamo verso una scomposizione dell’attuale assetto politico nazionale caratterizzato da un equilibrio finto, fortemente precario, e da una proposta politica che non riesce a trovare aderenza e sintonia con il sentire dei cittadini, delle comunità. Dall’inizio della nostra presenza all’interno dell’Unione di Centro abbiamo sostenuto la necessità di individuare una leva che potesse rompere questo finto bipolarismo, estremizzato poi in un bipartitismo senza partiti. Oggi più che mai questa intuizione si approssima con forza alla realtà delle cose, confermandosi una lettura che aveva un suo fondamento. Oggi abbiamo l’opportunità di gettare le basi perché si individui un nuovo equilibrio politico che metta davvero fine a questa fase di transizione che non si è mai del tutto esaurita, compiuta». Molti sostengono che manchi un’alternativa forte a Berlusconi…
«Probabilmente è così. Ma perché a mancare è il sistema, sono i meccanismi che agevolano questo processo. Dentro uno schema finto, falsato, non può esserci una proposta politica davvero credibile e capace di aggregare. In realtà, anche se il percorso politico di Berlusconi dovesse essere avviato verso il tramonto, non sarà facile liberarsi dal berlusconismo, non sarà facile estirpare i germi che questa modalità di intendere la politica, di vivere le istituzioni e di rapportarsi alla gente ha di sicuro inoculato dentro la nostra società. A maggior ragione non potrà farlo una forza politica come il Pd che ha fatto dell’antiberlusconismo un vessillo, ma che ha finito per essere la fotocopia di Berlusconi, la brutta copia. Come per una logica di contrappasso, il Pd ha finito per somigliare al Moloch che il Pd stesso ha creato».
La Campania è flagellata da continue emergenze su vari fronti: rifiuti, sanità, lavoro… Qual è la via d’uscita?
«Il ritorno alla normalità. E’ questa l’unica strada se si vuole impostare il discorso nei termini della possibile via d’uscita. La Campania vive da sempre questa condizioni di straordinarietà nella logica dell’emergenza. E’ valso e vale per i rifiuti e stesso discorso può esser fatto per la sanità e per le questioni occupazionali. I processi non sono certo brevi, ma l’obiettivo a cui tendere è di sicuro quello di un progressivo ritorno alla normalità che vale per le istituzioni ma anche per le comunità, per i cittadini. Da soli, però, non possiamo farcela. Laddove, infatti, la questione è di risorse, non si può tacere che l’interlocutore principale è il Governo nazionale che dovrebbe di sicuro fornirci elementi di maggiore garanzia e certezza su tempi, modalità e disponibilità. Sul fronte dei rifiuti, però, il mio auspicio è che non si compiano passi falsi rispetto ad un percorso avviato con questa amministrazione e che non deve essere compromesso da superficialità, approssimazioni, sviste campanilistiche».
I tagli della Regione, effettuati per rientrare nel patto di stabilità, sono, inevitabilmente, visti dai cittadini come una minaccia ai proprio diritti…
«La percezione che i cittadini possono avere rispetto a quelli che comunemente vengono definiti tagli è in qualche modo comprensibile, legittima. Di sicuro la condizione che oggi vive la Regione Campania è di estremo disagio. Le manovre finanziarie finora messe in campo non hanno potuto non tener conto dello sforamento del Patto di stabilità e l’attività finora espressa è stata in qualche modo compressa da quelli che sono indiscutibilmente dei vincoli. Ma questa condizione non può rappresentare per chi oggi ha responsabilità di governo un impedimento, quasi un alibi. Con quanto oggi è nelle nostre possibilità, va tentato ogni sforzo possibile per raggiungere i risultati che ci siamo imposti. Rispetto ai tagli, infine, va aggiunta anche un’altra riflessione. La riduzione delle risorse non deve essere per forza letta come una riduzione dei livelli di tutela dei cittadini. Oggi bisogna introdurre il concetto di sostenibilità economica anche nell’erogazione dei servizi. In una logica di autodeterminazione dei bisogni, sono le comunità a dover individuare ciò che va tutelato. In passato c’è stata una tutela forse inadeguata di quello che veniva considerato un diritto. Da qui anche il disagio che oggi patiamo. E’ solo da questo rinnovato modo di intendere la tutela dei diritti e l’erogazione dei servizi ad essa collegato che si può immaginare di uscire dalla logica ragionieristica dei tagli».
Da irpino alla vice presidenza della Giunta Regionale, pensa che la nostra provincia possa avere più attenzione?
«L’Irpinia merita attenzione e credo che ne abbia nel contesto regionale. Ma continuare a ragionare nei termini campanilistici della contrapposizione tra i territori credo che sia oltre che sbagliato anche dannoso. L’Irpinia ha delle sue specificità da valorizzare, ma certo non può essere o fare tutto. I processi di sviluppo non possono nascere dal braccio di ferro tra i territori, ma devono essere inseriti in contesti più ampi dei quali l’Irpinia rappresenta un pezzo. Questo è giusto comprenderlo anche per evitare che si abusi dello strumento della rivendicazione, uno strumento che spesso non agevola nella risoluzione dei problemi».
Puntare al Turismo anche nelle zone interne, da assessore regionale con delega come pensa che si possa rilanciare il parco archeologico dell’Antica Abellinum che ha sede ad Atripalda?
«La Campania è molto ricca sotto il profilo archeologico. Indiscutibilmente sotto questo versante Pompei rappresenta la vera eccellenza, un sito unico al mondo. Detto questo, non bisogna certo tralasciare i siti cosiddetti minori. L’antica Abellinum è tra questi. I bandi che stiamo predisponendo prevedono specifici interventi legati alla valorizzazione dei beni culturali. La responsabilità è caricata sugli enti locali che dovranno mostrare dinamismo nella fase progettuale. La Regione accompagnerà queste iniziative e le sosterrà. Ovviamente, bisogna pensare a delle formule che valorizzino alcune delle peculiarità territoriali della provincia di Avellino. Sbagliato individuare il concetto di attrattore turistico esclusivamente sui beni culturali ed artistici. L’Irpinia ha risorse importanti sotto il profilo ambientale e delle produzioni tipiche. Immaginare un circuito che inserisca queste eccellenze e valorizzi gli altri tasselli dell’offerta turistica rappresenta a mio avviso un percorso virtuoso».
Lei ha sempre seguito con grande attenzione e partecipazione le vicende politiche cittadine sin da quando era segretario provinciale della Margherita, contribuendo all’individuazione di Laurenzano come candidato sindaco. Ha pensato a come muoversi per il futuro?
«Conosco bene il quadro politico locale di Atripalda. E capisco come si possa già registrare fermento in vista della scadenza elettorale, per quanto questa non sia così perentoria. Atripalda è sempre stata un centro politicamente attivo e dinamico. Lasciamo però al territorio la giusta autonomia nella determinazione degli equilibri e degli assetti politici. La funzione di rappresentanza non può certo essere sottratta a coloro che dovranno poi essere rappresentati. Lasceremo, dunque, al partito locale di avviare il confronto prima al suo interno e poi con la cittadinanza per individuare la soluzione migliore e che tenga conto delle esigenze della comunità di Atripalda. Ovviamente, non potremo prescindere da una valutazione relativa all’operato dell’amministrazione uscente. Potrà essere questo un punto di partenza per avviare il confronto».
In città si registra già un certo fermento politico in vista delle amministrative 2012. L’Udc atripaldese, secondo lei, con chi dovrà dialogare? Pd o Pdl?
«Non esistono formule precostituite. La nostra linea resta a tutti i livelli quella dell’autonomia con possibili convergenze solo nel caso in cui ci dovessero essere delle particolari sintonie di tipo programmatico. Allo stato, però, mi pare prematuro avanzare qualsiasi previsione».

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