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Stupro Alvanite, Nancy Palladino risponde a Cinzia Spiniello: “No alla strumentalizzazione dell’accaduto”

Pubblicato in data: 19/10/2011 alle ore:19:36 • Categoria: Politica, Partito DemocraticoStampa Articolo

palladinoNon avrei voluto intervenire sulla vicenda accaduta qualche giorno fa ad Alvanite, ma essendo stata chiamata in causa, mi sento in dovere di fare qualche riflessione in merito.
Parliamo di violenza, nello specifico, quella sulle donne, un fenomeno esteso e purtroppo in crescita, dal momento che le donne italiane tra i 16 ed i 70 anni vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della vita sono stimate in 6.743.000. In particolare, si valuta che circa un milione di donne in Italia ha subito stupri o tentati stupri, di esse il 7% che ha subito violenza da parte di un partner, lo denuncia, mentre il 33,9% che ha subito violenza dal partner e il 24% che l’ha subita da un non partner, non ne parla con nessuno
Studi epidemiologici internazionali hanno dimostrato conseguenze fisiche, psicologiche e sociali della violenza, che oltre ad essere un grave evento traumatico ed un’esperienza intollerabile che annienta il senso di integrità personale, provoca danni di lungo periodo ed è anche fattore eziologico in una serie di patologie rilevanti per la popolazione femminile, quali quelle ginecologiche, gastroenterologiche, dei disturbi alimentari, disturbi d’ansia, attacchi di panico. Particolare attenzione è stata data dall’OMS alle patologie mentali e alla depressione. Il fenomeno è quindi particolarmente importante, non a caso, infatti, circa un anno fa l’Amministrazione Comunale vi dedicò un convegno a cui parteciparono psicologi, sociologi, avvocati, il Capitano dei Carabinieri di Avellino e molte delle donne impegnate nei partiti e nelle associazioni del territorio.
Dall’incontro vennero fuori una serie di considerazioni e di possibili strategie da mettere in campo: una su tutte la creazione di una rete di riferimento per rispondere in maniera efficace alle problematiche legate alle condizioni di grave disagio vissuto dalle donne, attraverso interventi multidisciplinari e di interazione con le altre realtà istituzionali e del volontariato. La violenza richiamata dai giornali, avvenuta ad Atripalda nei giorni scorsi, è una vicenda molto delicata e sicuramente molto particolare per i connotati che la caratterizzano: due persone adulte, inquilini di uno stesso stabile, che, immagino, si conoscano, si salutino, si fermino a parlare, un rapporto sostanzialmente normale e cortese, come deve essere fra vicini di casa.
Poi l’episodio di violenza: una faccenda brutta, al limite dell’incredibile, tanto da far ammutolire tutti, in primis le istituzioni e sottolinea qualcuno, finanche l’unica rappresentante femminile dell’Amministrazione Comunale che non sente il bisogno di esprimere nemmeno solidarietà. Rispetto a questo vorrei porre una serie di interrogativi.
Esprimere solidarietà deve essere assolutamente un “fatto pubblico”?
Sottolineare un episodio, enfatizzandolo non per il concetto in sé, ma per lo specifico accaduto, non porta al rischio della strumentalizzazione sopratutto se a farlo è un esponente pubblico?
In sostanza vorrei rispondere a chi, evidentemente ha sollevato la questione, che di proposito non ho voluto dare risalto sulla carta stampata e sulla rete a quanto accaduto, proprio per evitare il rischio di strumentalizzazioni semplicistiche ed inopportune. Prima che esponente politico sono una donna ed un tecnico che lavora con il disagio e con i problemi sanitari e sociali e credo che occuparsi di situazioni come quella richiamata, accoglierla, indirizzarla e quindi dare sostegno e solidarietà appartenga anzitutto alla dimensione intima e privata della persona colpita. Allo scopo mi sembra più utile in quanto Istituzioni promuovere iniziative come quella prima richiamata che possano diffondere non solo dei meri dati ma soprattutto la cultura della prevenzione e se questa non bastasse quella dell’accoglienza. Non basta indignarsi, l’indignazione, oggi più che mai, deve servire da molla ad un’azione propositiva, senza questa si rischiano derive pericolose. Credo che bisognerebbe riflettere su questo sentimento, oggi così tanto di moda, cercando di capire come potenziarlo al positivo.

Nancy Palladino

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