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Il peso delle neve fa cedere parte del tetto e gli alberi di Palazzo Caracciolo. Lesionata parete esterna a rischio crollo. Fotoservizio

Pubblicato in data: 12/2/2012 alle ore:21:00 • Categoria: Cronaca

palazzo-caracciolo-la-neve-piega-il-tettoIl peso della neve provoca ingenti danni in città dove è ceduto parte del tetto dell’antico Palazzo Caracciolo, che ora è a rischio crollo. L’episodio si è verificato nella notte in via Saltia Palazzo,a pochi pasi dal Municipio. A cedere è stato una parte el tetto dell’edificio seicentesco. Ingenti i danni. Il peso della neve ha causato anche una lesione alla parete esterna dello storico palazzo tanto che si teme che possa crollare da un momento all’altro.
Sul posto i Vigili del Fuoco che hanno messo in sicurezza la zona e chiusa la strada al traffico.I caschi rossi di Avellino infatti hanno dovuto disporre la chiusura della strada adiacente al fabbricato mentre i vigili urbani per il transennamento della zona e i tecnici comunali per i provvedimenti del caso.
La neve ha anche provocato ingenti danni all’interno del giardino, spezzando i rami di molti alberi.
Appartenuto alla nobile famiglia dei Caracciolo prima, ed ora di proprietà degli eredi del cavalier Alvino, il palazzo sembra abbandonato a se stesso.
L’antico dimora ducale, ora circondata da rovi ed erbacce, si erge alle spalle della casa comunale, lungo la strada provinciale per Serino. Fu edificato nella seconda metà del secolo XVI dalla nobile famiglia dei Caracciolo, Principi di Avellino e Duchi di Atripalda. Un vasto parco con piante rare, fontane e giochi d’acqua si sviluppava sul retro del palazzo, con la settecentesca disposizione dei viali a croce greca. Qui arricchivano il tutto una grande fontana centrale barocca, una statua marmorea cinquecentesca e reperti archeologici dell’Antica Abellinum. Fu saccheggiato nel 1799 ed alienato a privati dopo l’abolizione della feudalità (1806), così dopo due secoli di splendore iniziò un lunghissimo periodo di decadenza, abbandono e rovina. Neanche la dichiarazione di monumento nazionale, avvenuta con decreto del 30 aprile del 1912, ha contribuito a ridargli il fasto di una volta. Anzi con il passare del tempo lo stato di degrado ed abbandono è aumentato.
Una ferita ancora aperta nel cuore del centro storico che stenta a rimarginarsi.
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