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Aiuti al Burundi, lettera aperta di padre Jean Claude

Pubblicato in data: 5/11/2012 alle ore:09:00 • Categoria: SocialeStampa Articolo

trattore-burundi-7Burundiamo” e’ un’associazione di volontariato fondata dal sottoscritto padre Jean Claude Ndayishimiye, diocesano missionario originario del Burundi, oggi viceparroco della Parrocchia di San Ippolisto in Atripalda (AV) unitamente a tante famiglie e giovanni italiani di fedeli con lo scopo di garantire una migliore qualita’ di vita alla popolazione del Burundi ed in particolare una buona istruzione ed assistenza sanitaria a tutti i bambini poveri e bisognosi ed alle loro famiglie.
Siamo tutti volontari e prestiamo la nostra opera gratuitamente.
Ci autofinanziamo e per raggiungere i nostri obiettivi siamo costretti ad affrontare ingenti spese, spesso non sostenibili unicamente con le nostre sole forze. Ma la nostra motivazione e’ forte e la nostra tenacia non ci fa desistere di fronte ad alcun ostacolo.
Non gestiamo soldi ma il nostro intento e’ quello di raccogliere fondi al fine di realizzare i nostri progetti di assistenza umanitaria – sociale e sanitaria – in Burundi.
Il Burundi e’ il paese piu’ piccolo dell’Africa centrale dopo il Ruanda, e’ appena uscito da una guerra civile durata 13 anni e sta vivendo una terribile emergenza alimentare. L’agricoltura costituisce l’unico mezzo di sostentamento della popolazione che vi si dedica in una percentuale del 95%. Ecco perche’ fino a che la maggior parte degli abitanti non riuscira’ a vivere di agricoltura sara’ impossibile pensare di avere raggiunto un vero sviluppo del paese.
Per questo motivo abbiamo attuato un gemellaggio tra la Diocesi di Avellino e quella di Bururi, una provincia a 105 km da Bujumbura, capitale del Burundi, ed a 50 km dalla Tanzania. Si tratta di un’area rurale, ricca di vegetazione ma allo stesso tempo molto arida durante la stagione secca. La popolazione, molto numerosa, vive esclusivamente di agricoltura di sussistenza e versa in gravi condizioni di poverta’. La situazione igienica e’ precaria e la mancanza di un’alimentazione adeguata e’ causa di diffusione di numerose malattie.
Attraverso il coinvolgimento di 4 parrocchie in Bururi e l’aiuto costante di numerose persone di buona volonta’ in Italia l’associazione “Burundiamo” sta portando avanti un progetto di adozione a distanza di bambini bisognosi per permettere loro di seguire un percorso scolastico completo sensibilizzando le famiglie di origine rispetto all’importanza dell’istruzione, garantendo la fornitura di materiale scolastico e monitorando la frequenza alle lezioni dei bambini stessi.
Ma lo scopo della nostra associazione non vuol essere quello di assistere semplicemente la popolazione bensi’ quello di creare delle opportunita’ per aumentare l’autonomia personale e l’autostima delle persone attraverso progetti di formazione e di sviluppo.I principi ispiratori su cui si basa lo statuto della nostra associazione sono:
• La tutela dei diritti dei bambini del Burundi e delle loro famiglie;
• La non discriminazione;
• Lo sviluppo, l’integrazione sociale e le pari opportunita’ della popolazione burundese.
Il perseguimento di questi principi e’ la finalita’ unica della nostra attivita’ associativa.
Ma per conseguire tale finalita’ l’associazione “Burundiamo” si e’ posta 3 ambiziosi obiettivi da realizzare nei prossimi 3 anni:
1. L’individuazione di 320 famiglie all’interno delle 4 parrocchie di Bururi che saranno affiancate da agronomi e da suore volontarie per una formazione ed un programma di miglioramento delle rese delle aree agricole coltivate. A tal proposito, con le offerte raccolte in Italia e’ stato gia’ acquistato un frantoio, abbiamo acquistato a un trattori usato. Il frantoio e’ funzionante due giorni a settimana perche’ la mancanza di energia elettrica quotidiana limita l’ultilizzo e la resa dello stesso. Occorrerebbe quindi garantire la continuita’ dell’energia elettrica per l’utilizzo a pieno regime di tale apparecchiatura.
2. L’avvio di programmi di formazione per la pastorizia finalizzati all’allevamento di bovini, suini ed ovini;
3. La costruzione di un edificio che fungera’ da scuola – centro di formazione e polo di aggregazione per la comunita’ per insegnare alla popolazione tecniche di coltivazione e di allevamento nonche’ mestieri correlati che possano concorrere allo sviluppo sociale del paese.
L’associazione “Burundiamo” non aspira al raggiungimento di un alto tenore di vita della popolazione ma sicuramente desidera garantire un miglioramento della qualita’ della vita stessa di queste persone che oggi si trovano a lottare con la fame e a promuoverne un’autonomia che possa restituire loro la dignita’ morale di essere umano.
Con questi progetti – una volta ultimati – vorremmo dimostrare che anche i soggetti piu’ deboli o svantaggiati, messi in condizione di pari opportunita’ e con appositi strumenti, sono in grado di costruirsi una vita dignitosa.
Ci rivolgiamo ad Enti, Aziende e Societa’ che condividono i nostri fini e vogliono destinare risorse umane o strumentali o semplicemente parte dei propri utili per la realizzazione dei nostri progetti no profit.
Sperando di essere riuscito ad esplicitare in modo succinto il tenore delle attivita’ dell’associazione.
Auspicando di poter avere la possibilita’ di incontrarLa personalmente anche per meglio chiarire i nostri progetti Le allego altresi’ una lista di materiali utili che potrebbero servirci per l’attuazione dei nostri progetti e che la Sua azienda potrebbe donarci qualora non optasse per un contributo pecuniario.
Sicuro di un Suo interessamento resto in attesa di un cortese cenno di riscontro e porgo distinti saluti.

Padre Jean Claude Ndayishimiye

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7 risposte a “Aiuti al Burundi, lettera aperta di padre Jean Claude”

  1. Dux Mea Lux ha detto:

    Dice a Jean Claude che ai cassa integrati e agli esodati chi li aiuta?Prima i nostri e poi gli altri.
    Questa è la vera politica sociale.

  2. cattolico ha detto:

    Ma è venuto in Italia per evangelizzare? O per fare altro. La missione è prima da compiere tra noi…

  3. errico ha detto:

    Jean Claude non ti sta obbligando a dare i soldi, la carità se la vuoi fare la fai altrimenti ti stai al posto tuo senza fare commenti (il che sarebbe stato meglio). Puoi stare sicuro che tu sei un miliardo di volte più ricco del contadino più ricco del Burundi, quindi non ti lamentare. La vera politica sociale è una politica che va incontro ai bisogni della società: quella di Jean Claude non è affatto politica (anche se da quando lo conosco dice sempre che bisogna aiutare economicamente), ma un opportunità data al Burundi e a te (per vedere se davvero te ne interessa delle persone).

  4. aldo ha detto:

    Errico bello!!! tu che difendi il prete e accusi l’altro interlocutore, l’amico di sopra faceva notare che in questo periodo di recessione dove si vive con stipendi di fame e pensioni ancora di meno, e’ necessario prima preoccuparci dei nostri “nuovi poveri” in Italia ed in particolare al Sud e nella nostra provincia, epoi per questi poveri del Burundi che poi si tratta di offerte volontarie chi puo’ le fa chi non puo’ non le fa queste offerte.

  5. clamorosoalcibali ha detto:

    ad Atripalda solo cattolici nazisti!!!!!!!

  6. perla ha detto:

    L’aiuto all’altro non comporta un torto a sè stessi.
    Vorrei invitare tutti ad individuare l’interlocutore al quale rivolgersi, oppure si crede che Padre Jean Claude rappresenta il riferimento alle Politiche Sociali?
    Coloro che istituzionalmente si occupano del malessere sociale, Dove Sono?

  7. errico ha detto:

    caro aldo hai ragione quando dici che le offerte che può le fa altrimenti no, ed è quello che ho detto pure io. Ma come vedi molti abusano della pazienza e della buona fede di molte persone per elargire commenti e pensieri (cfr. n5) che come al solito sono fuori posto e inconcludenti. Comunque non sto accusando nessuno (ma sto assolutamente difendendo il prete e lo farò sempre), il mio è un commento provocatorio. Il signor (?) Dux mea Lux non tiene presente la frase “ama il prossimo tuo come te stesso”, perciò si lancia in commenti iperbolici che non si sa dove vanno a finire. Crede evidentemente che a lui nessuno pensa.

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