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Fibrillazioni a “La Casa di Adele”, i dipendenti lanciano nuovo allarme: “Chiediamo risposte concrete, il nostro futuro è a rischio”

Pubblicato in data: 18/2/2013 alle ore:11:09 • Categoria: AttualitàStampa Articolo

casa-di-adele“Chi fa assistenza è ridotto a chiederne, è questo il paradosso e la regola di questi tempi”. Scrivono in una nota alcuni dipendenti de “La Casa di Adele”  la struttura nata da un partenariato tra pubblico e sociale privato, il cui personale è gestito di competenza dalle Acli Project Onlus di Avellino.
“Il caso de “La Casa di Adele” però, non è frutto diretto della crisi economica, ma del rimbalzo delle responsabilità, gioco gradito e compiaciuto a chi sguazza nel noto malcostume del “tira a campare,troveremo poi il modo, è questione di tempo, poi altrimenti faremo altro, tanto scommettiamo con la vita di altri!” ma gli altri come quasi sempre, sono i lavoratori che hanno perso ogni fattiva tutela e dignità. Ancora oggi 2013, i lavoratori sono considerati merce e non risorsa; non sono degni né di risposta, né di elemosina e né di cinica facciata giustificativa. Eppure in questo caso, come molti simili purtroppo, parliamo di sociale e di soggetti pubblici e privati che di ciò si occupano e se ne vantano. Noi abbiamo sempre ripudiato lo scontro, è fuori anche dal contesto professionale in cui operiamo, noi predichiamo il dialogo e la relazione, ma evidentemente chi ci gestisce, spinge in senso opposto! E’ purtroppo il ripetersi, a più livelli, dell’atteggiamento di molti “gestori” di lavoratori. I motivi? Forse sanno di avere molte armi a loro favore, vedi i tempi della giustizia; forse possono nascondere il loro fallimento dietro l’ “incoscienza” e la disperazione dei lavoratori; forse…! Non lo sappiamo. Sappiamo però, che vorremo far venire fuori la verità attesa dal dicembre 2011; chi ha le colpe, anche in buona fede, abbia il coraggio di ammetterlo e subito dopo di cooperare con noi per risolvere nel possibile la questione. Non vogliamo la ghigliottina per nessuno, né la gogna in pubblica piazza, ma rispetto, dignità e lavoro per garantire almeno la sopravvivenza nostra, delle nostre famiglie e dei nostri figli. Per questi motivi chiediamo ancora a Voi mezzi d’informazione, di bussare per noi a chi insiste nel sbeffeggiarci col silenzio e l’indifferenza, ovvero ACLI Project Onlus di Avellino, ASL di Avellino e Consorzio dei Servizi Sociali A6 per chiedere loro: come si trasformerà la struttura e perché, come si salvaguarderanno i posti di lavoro e come si garantiranno le mensilità future e pregresse. Ad onor del vero però, pur riconoscendo di aver ricevuto risposta pubblica dall’Ente Comune Atripalda per nome del suo consigliere con delega alle Politiche Sociali Dimitri Musto, di cui è nota la sensibilità personale, è giusto evidenziare l’incongruenza con le dichiarazioni del sindaco del 14 dicembre u.s. (su un giornale locale) in cui dichiarava di star adoperandosi “per ottenere risposte concrete” dagli altri partner. Dove sono queste risposte? Se l’Ente non approva, perché fattivamente avalla l’utilizzo di un proprio bene pubblico affinché i lavoratori vengano così trattati? Perché non fa valere il proprio peso istituzionale e di partner?”.

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