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Fiano di Avellino, la vendemmia nei versi di Gabriele De Masi

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Coda di volpe, sciascinoso, sangiovese,
aglianico, piedirosso, fragolino,
sanginella, aleatico, greco solforoso…
Si trancia , fine mese porta sorprese a filari
nobili di pigne,fende l’aria in bassa schiera
i tralci d’autunno, sgravidano peso di pancia,
abbonda la terra con messe d’acini colti
in secchi colmi di vendemmia.
Valle del Sabato,fiume del Terminio,
dolci gobbe di castagni, noci,noccioli,
e tanti chicchi biondi, serrati stretti,
per caso d’amore con danza a corolla
d’api indaffarate che ne danno il nome
antico Apianum, Fiano d’Abellinum,
bacche per morsi di bocche, succo
a labbra di fanciulle con collane
di perle a nocèlla,sarnese, cambotica,
mortarella, valle tagliata sotto Serra
e lì scompare a Benevento
e non nasce più tra gole d’antiche
battaglie caudine quando, a crescenza
di luna settembrina, è in cantina
a farsi pigiare, sprizza oro, borbotta
mosto, farfalla da bruco, gialla, radiosa,
posata dai tini in alti calici,
in trasparenza per umiltà d’evento.
Batte le ali. S’eleva tra bagliori:
incanto, profumi, sapori …
E’ il Fiano, d’Avellino. Il vino.

Gabriele De Masi

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