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“Le epigrafi di Sabino e Romolo”, convegno nel pomeriggio a Palazzo di città. FOTO

Pubblicato in data: 15/9/2014 alle ore:21:30 • Categoria: Cultura, ComuneStampa Articolo

secondo-convegno-epigrafi1Le epigrafi di Sabino e Romolo”, un’interessante relazione sugli scritti presenti sui sarcofagi del Santo Patrono e del suo fedele diacono è stata tenuta dal professore Gennaro Luongo questo pomeriggio al Comune.
Ordinario di Letteratura Cristiana Antica all’Università Federico II di Napoli, il professor Luongo, presso la sala consiliare di Palazzo di città, ha mostrato con diapositive e foto ai presenti il testo ritrovato sui sarcofagi.
Ad introdurre i lavori il sindaco Paolo Spagnuolo che ha voluto ringraziare il delegato Pascarosa per l’impegno profuso nell’organizzazione del dibattito e la presenza del professore Luongo.
Per il delegato al Turismo e marketing territoriale, Flavio Pascarosa: “Proprio lo studio delle epigrafi – afferma – può contribuire a risolvere la disputa tra il comune di Atripalda e quello di Canosa se è lo stesso San Sabino o se sono due San Sabino diversi. Le epigrafi di San Sabino Vescovo e del Suo diacono Romolo contenute nello Specus Martyrum sono tra i documenti più importanti  della storia dell’Antico Abellinum“.
secondo-convegno-epigrafi3Il professor Gennaro Luongo ha illustrato le epigrafi di San Sabino San Romolo, il testo con tutte le problematiche: “essendo due santi di cui si ignorano elementi storici precisi e bisogna appunto cercare di collocarli storicamente nel momento giusto, tra la fine del V secolo e l’inizio del VI secolo. Quello che è importante è che dalle due epigrafi emerge il modello di santità che era tipico del V-VI secolo, cioè del vescovo che difende la città e aiuta i poveri. Appare meno l’individualità specifica e più invece il tipo generale, il modello di santità. Negli ultimi tempi qualche studioso benemerito locale dell’Irpinia ha cercato di dare a Sabino rilievo, con ipotesi che lo configurerebbero come un vescovo che ha partecipato all’ambasceria di Costantinopoli. E’ un’ipotesi che io la prendo con molta circospezione. E’ un tentativo per collocare storicamente questa figura così come il suo diacono. Queste epigrafi hanno il pregio inoltre di citare il monumento di Atripalda più antico ed eccellente, lo Specus Martyrum. Quindi ci riporta d una testimonianza e ad un monumento antichissimo che gli studiosi locali hanno datato all’inizio del IV secolo. Però le trasformazioni che sono avvenute nel corso dei secoli l’hanno svisato completamente e forse uno studio sistematico, archeologico e storico potrebbe far luce su questo”.
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Epigrafi che potrebbero contribuire a dirimere la controversia tra Atripalda e Canosa di Puglia se San Sabino sia quello della cittadina del Sabato o del comune pugliese. “In effetti Sa Sabino di Canosa è molto più conosciuto e di rilievo – conclude il professore – ed ha avuto la fortuna di avere un testo scritto. Mentre Sabino di Avellino non ha avuto ciò, un handicap notevole. per giunta la polemica tra Atripalda ed Avellino, cioè l’Avellino medioevale che si era spostata rispetto alla vecchia Abellinum, allora c’era la contesa tra Atripalda e la Curia di Avellino e gli atripaldesi sostenevano che appunto Sabino fosse il vescovo di Canosa, venuto qui di passaggio e morto qui. Anche sulle ossa il discorso è molto complicato. Da lì è nata la confusione tra Sabino di Canosa e Sabino di Abellinum. Anche perché, entrambi i santi sono festeggiati nello stesso giorno, il 9 febbraio. Ora quando succede questo, qualcuno pensa che siano sdoppiamenti di una stessa figura facendo pensare che si trattasse di un solo Santo, appunto quello di Canosa più conosciuto ed il cui culto era più diffuso. Il problema Sabino di Canosa e Sabino di Abellinum presenta un altro aspetto, che cioè se si accetta un ipotesi, che Sabino di Avellino avrebbe partecipato all’ambasceria a Costantinopoli nel 525, è vero anche che Sabino di Canosa ha partecipato anche lui all’ambasceria di Costantinopoli, ma dieci anni dopo. E così qualcuno ha pensato che è sempre lo stesso santo, quello di Canosa,  che per la sua importanza ed il suo prestigio ha avuto queste due partecipazioni. Ipotesi che lasciano il campo ancora aperto a soluzioni. Questo perché soprattutto per i santi antichi e minori , cioè di quei santi di cui non si è avuta una documentazione storica e liturgica, per questi santi sono poco conosciuti e di difficile collocazione. E lì interviene il mestiere dell’agiografo che vengono rappresentati secondo tipi ideali, secondo un modello di santità generico: amante dei poveri, generoso e così via”.
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