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Arrestato latitante napoletano, il nascondiglio in un palazzo di largo Pergola a pochi passi dal Comune. Fotoservizio

piazza-pergola1Si nascondeva da pochi giorni con la moglie in un appartamento a pochi passi dal Comune.
Aveva scelto Largo Pergola, la piazzetta del centro storico lungo salita Palazzo, che ospita l’Ufficio tecnico comunale e l’ingresso pedonale per la scuola materna di via San Giacomo. Qui è finita la latitanza di Luigi Russo (FOTO), 28 anni, ritenuto affiliato al clan Lo Russo. Era ricercato da sei mesi con due mandati di cattura che pendevano sulle sue spalle: uno per tentato omicidio, l’altro più recente per associazione finalizzata al traffico di droga e per associazione mafiosa.
A porre fine alla latitanza sono stati i Carabinieri del Nucleo investigativo di Napoli in collaborazione con i colleghi di Avellino ed i carabinieri della locale stazione che lo hanno scovato all’alba e catturato. L’uomo si nascondeva con la moglie nell’appartamento di un edificio ubicato in una traversa di via Belli, pieno centro storico a meno di 50 metri da palazzo di città. Le forze dell’ordine lo hanno così catturato dopo sei mesi di ricerche. Luigi Russo era in fuga dal marzo scorso e su di lui pendevano ben due mandati di cattura.
Il ventottenne, detto Giggiotto, è ritenuto dagli investigatori personaggio di spicco del clan Lo Russo, operante con affari illeciti nel rione nord di Napoli e nel quartiere Sanità. Dopo l’arresto a Nizza di Antonio e Davide Lo Russo, il ventottenne svolgeva il ruolo di reggente. Si era dato alla fuga subito dopo un agguato per vendicare la morte di un esponente del cartello.
Quando i militari, oltre una trentina impegnati nell’operazione di cattura, hanno fatto irruzione nell’appartamento di una palazzina, l’uomo è stato trovato in compagnia della moglie. Non era armato. Per sfuggire alla cattura ha cercato di trarre in inganno i carabinieri, mostrando loro una carta d’identità falsificata. Un raggiro però che non è servito a nulla.

Ai suoi polsi sono così scattate le manette, ponendo fine ai sei mesi di latitanza.
Ora toccherà agli investigatori capire se Russo avesse in Irpinia e ad Atripalda un basista, qualche appoggio o un fiancheggiatore che gli abbia procurato l’abitazione o se avesse affittato l’appartamento sotto falso nome. L’inchiesta è coordinata dalla Procura di Napoli.
Un arresto che ha provocato grande clamore e sconcerto nella cittadina del Sabato, visto che è un tessuto socio-economico sano non abituato a pericolosi latitanti affiliati a clan del napoletano.
boss-luigi-russoTuttavia non è il primo latitante napoletano che trova rifugio in terra d’Irpinia, nascondendosi tra i comuni dell’avellinese. Il 25 aprile del 2011 il cassiere-killer del clan dei Casalesi, Vincenzo Schiavone fu arrestato dalla squadra mobile di Caserta e da quella di Avellino nell’ospedale di Sant’Angelo dei Lombardi, nel quale era ricoverato. Personaggio di spicco del gruppo del clan dei Casalesi, era latitante dal 2008. Schiavone, deceduto a 37 anni nell’ottobre del 2011 perché malato da tempo, era ritenuto non soltanto un killer del gruppo, ma anche contabile ed organizzatore delle estorsioni per conto del clan. Nel 2008 riuscì a sfuggire alla cattura, ma la polizia sequestrò il suo computer nel quale era annotata l’intera contabilità del clan, compresi i nomi di tutti gli imprenditori e commercianti che venivano sottoposti a taglieggiamento. Vincenzo Schiavone era soprannominato “o copertoné”, per la sua abitudine di ‘firmare’ gli omicidi, dando fuoco al cadavere della vittima, accanto al quale ammassa copertoni d’auto.
Il 14 maggio del 2009 a Monteforte Irpino la polizia arrestò invece il pregiudicato Bernardino Formicola, di 32 anni, nipote di Ciro Formicola, capo dell’omonimo clan camorristico operante nel quartiere San Giovanni a Teduccio. L’uomo era latitante da mesi, quando nei confronti suoi e di altri esponenti del clan, era stata emessa, dal gip del Tribunale di Napoli, un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Gli agenti della sezione Omicidi della squadra mobile di Napoli lo catturarono presso l’abitazione di un parente a Monteforte Irpino con l’ accusa di associazione per delinquere di tipo mafioso e di violazione della legge sugli stupefacenti.

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