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Slitta anche la seconda udienza sullo scippo di Abellinum, tutto rinviato al 21 ottobre

Pubblicato in data: 10/10/2014 alle ore:09:00 • Categoria: AttualitàStampa Articolo

scavi-antica-abellinumSlitta anche la seconda udienza al Tribunale di Avellino sullo scippo di Abellinum. Dopo il rinvio nel maggio scorso della prima udienza nel procedimento penale avviato dalla Procura nel giugno 2012 contro la famiglia Dello Iacono per danneggiamento del sito archeologico, ancora un nulla di fatto nella seduta di ieri mattina.
Tutto è stato infatti rinviato al prossimo 21 ottobre perché il dottore Paolo Cassano, giudice monocratico titolare del processo, si è astenuto in quanto era già a conoscenza degli atti processuali perché componente del collegio del riesame. Un processo che vede imputati i fratelli Dello Iacono e che prende il via dall’azione posta in essere dalla magistratura avellinese, allora diretta dal procuratore capo Di Popolo che con il Pm Patscot, i militari del Nucleo Tutela Culturale di Napoli e della sezione Pg della Procura, apposero i sigilli per sequestrare l’intero sito archeologico (circa 250mila metri quadri estesi per 25 ettari comprese le mura perimetrali). Un sequestro preventivo dell’area che portò ad indagare i proprietari per il reato di danneggiamento al patrimonio archeologico, storico e artistico nazionale, a seguito della sentenza del Tar di Salerno che nel maggio 2011 aveva riconsegnato i terreni di via Manfredi alla famiglia Dello Iacono.
Già nella prima udienza di maggio scorso il legale dei Dello Iacono aveva eccepito un difetto di notifica ad uno degli imputati che aveva spinto il giudice a prenderne atto e a rinviare l’udienza dibattimentale ad ieri mattina. In questa seconda udienza, il dottor Cassano, che già era stato componente del collegio del riesame, ha deciso di astenersi.
All’udienza presente gli avvocati delle parti. Per il comune di Atripalda, difesa dal legale Maria Spina, era presente anche il consigliere delegato al Contenzioso del Comune, l’avvocato Flavio Pascarosa.
Quindi tutto rinviato al prossimo 21 ottobre quando il Presidente del Tribunale, dottor Michele Rescigno, procederà a designare il nuovo giudice monocratico in sostituzione del dottor Cassano.
Nel procedimento numero 2353/12 la giunta Spagnuolo ha da tempo deciso di costituirsi parte civile. Alla base della costituzione c’è il danno ricevuto per l’abbandono del sito dal momento che i lavori di riqualificazione del parco archeologico, per il primo lotto, sono in cofinanziamento con il Comune del Sabato, nella misura del 5% del totale. Ovvero circa 200mila euro sugli oltre tre milioni ed 800mila euro. Una lunga querelle aperta tra Soprintendenza e famiglia dello Iacono alquanto ingarbugliata segnata da sentenze, ricorsi, carte bollate, espropri e risarcimenti, marcia e sit-in di protesta dinanzi ai cancelli d’accesso del parco di via Manfredi rimasti inesorabilmente, a tutt’oggi, chiusi al pubblico da un lucchetto.
Tutto prende il via da una prima sentenza del Tar di Salerno nel 2011 che restituì i terreni dove è ubicata l’area archeologica, con la domus romana, alla famiglia dello Iacono, terreni oggetto dell’esproprio da parte del Ministero dei Beni Culturali nonostante un risarcimento già ottenuto. A marzo 2012 la forte nevicata abbattutasi sull’Irpinia causò la caduta della copertura della domus, un crollo che provocò il distacco di affreschi preziosi tra un forte abbandono generale. Uno stato di degrado che nel giugno 2012 spinse il procuratore capo Di Popolo a sequestrare il sito, sottraendolo ai proprietari, con affido in custodia giudiziaria cautelare alla Soprintendenza Archeologica di Avellino, nella fattispecie alla dottoressa Maria Fariello, responsabile del sito, autorizzandone nel prosieguo dei lavori di messa in sicurezza e denunciando la famiglia Dello Iacono per il reato di danneggiamento al patrimonio archeologico, storico e artistico nazionale. Per la stima dei danni la stessa Procura incaricò l’archeologo di fama nazionale Fausto Zevi, assistito dalla dottoressa Antonietta Simonelli.

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