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Ato rifiuti, Mario Bianchino eletto presidente. Intervista al sindaco Spagnuolo

Pubblicato in data: 30/1/2015 alle ore:15:42 • Categoria: PoliticaStampa Articolo

Ato, Mario BianchinoE’ Mario Bianchino il nuovo presidente dell’Ato Rifiuti.
Con 1oo voti l’assemblea dei sindaci, svoltasi questa mattina nell’aula consiliare del Comune di Avellino e con all’ordine del giorno  la nomina del presidente, così come da designazione del Pd irpino, ha eletto al vertice dell’ente sovracomunale che dovrà gestire la raccolta rifiuti in Irpinia, il sindaco di Montoro.
Con lui eletti anche due vice presidenti: Marco Alaia (Sperone) e Fabio Della Marra (Savignano). E così con un plebiscito (100 sì e due astenuti) la guida dell’Ato rifiuti è andata al sindaco di Montoro.
Anche il sindaco di Atripalda Paolo Spagnuolo ha votato a favore di Bianchino, chiedendo però il rinvio della votazione dei due vice. Proprio il primo cittadino di Atripalda aveva preannunciato la propria astensione in un’intervista, accusando partiti ed il Pd di essere irresponsabili.
Di seguito l’intervista a Spagnuolo:

«Come Scelta Civica non abbiamo voluto partecipare a nessun tavolo di trattativa e come sindaco mi regolerò in maniera autonoma sostenendo che chi si candida a presidente e vice ci dica qual è la sua proposta programmatica finalizzata a raggiungere economicità ed efficienza. Sulla base di questo mi convincerò altrimenti rischiamo di fare la fine del progetto Pilota Alta Irpinia dove è stato fatto un pastrocchio da parte dei partiti. Dobbiamo come sindaci smettere di essere coinvolti in queste liturgie vecchie e stravecchie dei partiti che sanno di politica antica». Sull’elezione della presidenza dell’Ato Rifiuti, il sindaco di Atripalda Paolo Spagnuolo, coordinatore provinciale di Scelta Civica dice no a pastrocchi e spartizioni politiche alla vigilia del voto. Una decisione matura ieri mattina dopo aver appreso dai giornali che la riunione degli amministratori del Pd irpino ha deciso di mettere in campo per il vertice dell’Ato il primo cittadino di Montoro, Mario Bianchino. Un’investitura dei democrat che dovrà essere recepita questa mattina dall’assemblea dei sindaci. Ma Spagnuolo preannuncia di potersi astenere.
Spagnuolo che cosa non condivide del percorso che ha portato alla designazione di Bianchino dopo il tentativo fallito con Paolo Foti?
«Da sindaco e coordinatore provinciale ritengo che i partiti abbiano avuto un approccio non funzionale con la questione Ato, dimostrando il proprio senso di irresponsabilità. Intanto ci dobbiamo chiarire su un fatto: l’Ato rappresenta la grande occasione per i cittadini di ottenere un servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti più efficiente e soprattutto più economico. Questo è possibile perché con la costituzione dell’Ato c’è un potere contrattuale maggiore dei comuni con la possibilità di rinegoziare l’intero piano industriale nel caso in cui si volesse proseguire con l’attuale assetto oppure c’è la possibilità attraverso l’indizione di gare di ottenere sicuramente, aprendoci al libero  mercato favorendo la concorrenza, di avere sicuramente delle offerte migliori rispetto a quella attuale».
Sull’ipotesi di Bianchino come si muoverà?
« Se il Pd tira fuori questo nome  e lo fa sulla base delle solite liturgie politiche senza che sia accompagnato da una proposta programmatica dettagliata sul futuro dell’Ato, io in qualità di rappresentante dei cittadini di Atripalda mi asterrò dal votare sebbene ritengo che Bianchino sia persona capace e stimabilissima».
Qual è il problema attuale secondo lei che si è mostrato sempre critico con la gestione di IrpiniAmbiente?
«Il problema attuale è che sostanzialmente i singoli comuni  con IrpiniAmbiente non hanno avuto molta possibilità di trattare. Nel senso che ci siamo ritrovati un piano industriale piuttosto standardizzato al quale poter apportare solo piccole modifiche e quindi un piano che ha sicuramente dei costi alti. E questo lo abbiamo sottolineato più volte».
Quale sarebbe stato sindaco il migliore approccio?
«Fare riunioni non per discutere, come probabilmente è stato fatto l’altra sera anche nell’ambito del Partito democratico, dei nomi, di chi sarà il presidente o peggio per utilizzare i nomi dei vice presidenti per poter fare prove di larghe intese magari in funzione delle regionali o peggio ancora per altri enti sovracomunali. Avremmo preferito che soprattutto il Partito democratico, che ha un maggior numero di sindaci, si fosse preoccupato di organizzare un discorso di merito».
Quale sono i contenuti che non sono stati affrontati in questa fase?
«Bisognava partire da tanti aspetti, ed innanzitutto convincerci del fatto che lo Stir di Pianodardine necessita di una programma di ingegnerizzazione perché non può funzionare solo per l’indifferenziato. Già  il commissario Coppola, con una nota impugnata e alquanto discutibile, ebbe a sostenere l’aumento del costo dell’indifferenziato trattato  presso lo Stir in funzione della diminuzione delle quantità. E questo si è tradotto per i nostri cittadini in una beffa: più facciamo la differenziata e più ci costa l’indifferenziato portato allo Stir. La nostra provincia deve essere resa più autonoma sull’intero ciclo dei rifiuti, investendo nelle attrezzature rendendo lo Stir funzionale a 360° e non solo dell’indifferenziato. Poi bisogna capire che cosa è l’impianto di Montella, un impianto che sarebbe già nato vecchio».
Che ruolo può avere la Provincia?
«Con la riforma Delrio credo che non possa essere più proprietaria della società IrpiniAmbiente. Quindi sarà necessario trovare un nuovo strumento giuridico che può essere una convenzione tra comuni che si vanno a convenzionare divenendo proprietari di questo ente pubblico sovracomunale che gestisce i rifiuti. Oppure rivolgerci ai privati che garantisce una gestione più concorrenziale. Per Atripalda, con l’assessore Prezioso, insieme a Mercogliano, Monteforte ed Avellino come Sto stiamo lavorando da tempo per preparare un nostro piano industriale per abbattere i costi».
Sulle maestranze di IrpiniAmbiente infine?
«Dobbiamo assumere un impegno morale innanzitutto a mantenere questi livelli occupazionali, perché non ci possiamo permettere di lasciare altre vittime sul campo».

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