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Decesso Carmela Sibilia, familiari esasperati: «La verità sulla morte di nostra madre, troppi 5 mesi di attesa»

Pubblicato in data: 9/2/2015 alle ore:11:30 • Categoria: Cronaca

città ospedaliera moscati«Sappiamo come è morta nostra madre e chiediamo perciò giustizia. Sono passati cinque messi dalla scomparsa e attendiamo ancora l’esito dell’autopsia». A parlare sono i familiari della signora Carmela Sibilia, l’ottantaquattrenne di Atripalda deceduta lo scorso 3 settembre all’ospedale Moscati di Avellino. L’anziana di contrada Acqua Chiara era ricoverata da alcuni giorni in ospedale a seguito di un intervento di colecistectomia. La donna era stata appoggiata nell’Unità Operativa di Cure Intensive Geriatriche perché nel Reparto di Chirurgia non c’era posto. Dopo la somministrazione di un farmaco è intervenuta una crisi, che ha portato all’arresto cardiocircolatorio dell’ottantaquattrenne, deceduta dopo pochi minuti. Ne è seguita l’apertura di un fascicolo con il sequestro della cartella clinica della paziente e successivamente la salma è stata posta a disposizione dell’Autorità Giudiziaria per l’esame autoptico.
A causare il decesso, secondo i figli, ci sarebbe stato un errore umano, un’iniezione di una fiala di potassio fatta in endovena e non in sacca fisiologica. Ad eseguirla sarebbe stata un’allieva tirocinante non accompagnata da personale medico. Due le indagini aperte sull’episodio. Oltre quella della Procura, coordinata dalla dottoressa Cecilia De Angelis, il magistrato che conduce le indagini e che nei giorni successi il decesso ha emesso dieci avvisi di garanzia nei confronti di personale medico ed infermieristico del reparto dove la donna era ricoverata, c’è stata anche un’indagine interna, avviata dalla stessa direzione dell’Azienda Ospedaliera.
A cinque mesi di distanza dal decesso i familiari con i tre figli Rossana, Paola e Filippo D’Oria e il genero Massimiliano Vecchione, difesi dall’avvocato Francesco Saverio Iandoli, non si danno pace. Troppo forte ancora il dolore, nell’attesa di conoscere una risposta lanciano un appello.
«Abbiamo saputo che stanno lavorando tutti, ma a noi questo non interessa. Sappiamo come è morta nostra madre e perciò per una giustizia sua e nostra vogliamo conoscere i risultati dell’autopsia eseguita dalla dottoressa Carmen Sementa. Sono passati cinque mesi  ma attendiamo ancora invano. Il nostro errore è che non abbiamo nominato un medico legale di parte. Non pensavamo che la giustizia fosse così lenta. Perciò rivolgiamo un appello affinché ci dicano il risultato dell’autopsia e che la giustizia facci il suo corso».
La famiglia non si è costituita parte civile. «Non è una questione di risarcimento economico che saremmo pronti a dare in beneficenza  ma vogliamo che chi ha sbagliato non commetta più questo errore – proseguono -. Abbiamo un dolore profondo e non vogliamo che quello che è successo a nostra madre  possa accadere di nuovo con una persona più giovane. Come da cartella clinica del 3 settembre, a disposizione degli inquirenti, il medico aveva prescritto di fare due fiale di potassio in sacca fisiologica. La sera, invece, una tirocinante diede il via a questa terapia in endovena. Sono stati emessi dieci avvisi di garanzia ma poi è caduto l’oblio. Speriamo che non dobbiamo rivolgerci a qualche trasmissione televisiva nazionale per smuovere la questione. Vogliamo sapere che è accaduto quella sera».

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Una replica a “Decesso Carmela Sibilia, familiari esasperati: «La verità sulla morte di nostra madre, troppi 5 mesi di attesa»”

  1. nati' ha detto:

    tutto questo silenzio puzza

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