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“Suggestioni di cucina vagabonda”, diario di viaggio ai fornelli del giornalista atripaldese Alfredo Iannaccone

Pubblicato in data: 25/2/2015 alle ore:16:44 • Categoria: Cultura

Alfredo IannacconeSuggestioni di cucina vagabonda” (Scuderi Editrice, 20 euro) è il diario di viaggio di un giornalista-chef ai fornelli, Alfredo Iannaccone.
252 pagine a colori in cui lo “chef” ci racconta le sue emozioni, i suoi sogni a occhi aperti, in un percorso onirico-sensoriale costruito sulle fondamenta di una cucina d’autore. Tra “sensazioni zen” e umami, prende forma una ricerca ragionata, un viaggio editoriale tra immagini di grande impatto, tra creazioni in pieno stile food-design frutto anche di grandi “pulsazioni emotive”. E’ in libreria da fine febbraio l’opera prima gastronomica di un artista della comunicazione culinaria, che tra pentole e fornelli ha scoperto, dopo 20 anni di giornalismo, la sua isola felice, il suo nuovo mondo a colori, il secondo tempo della sua vita.

L’autore:

37 anni, una vita nel giornalismo. In giro per il mondo dall’inizio del Duemila a raccontare il grande cuore degli italiani all’estero e il legame con la madrepatria. Giornalista Professionista Iscritto all’albo dal gennaio 2000.

Una passione enorme per la cucina, per la ricerca, per lo studio e la creazione finalizzata a dare vita a innovazioni tra i fornelli, con la tradizione che si fonde a sapori nuovi, accostamenti inusuali, eccellenze regionali di una Italia il cui valore nell’enogastronomia è senza termini di paragone.
Ma amo anche i colori e i profumi di terre lontane. Ma soprattutto prediligo il bello nei piatti, e dentro di me c’è il desiderio, nei percorsi che “disegno”, che la mente e gli occhi del commensale o in questo caso del lettore si innamorino della mia ricetta dando lo start up all’assaggio, o alla voglia di ricreare la mia ricetta, disegnando il cammino per regalare emozioni al palato.

LA CUCINA ZEN
La cucina Zen è Consapevolezza di ciò che si fa. Qualsiasi cosa si cucini, è un buon cibo solo se preparato con Consapevolezza, che significa: attenzione, presenza mentale e amore per ciò che stiamo facendo. Rispetto per le materie prime e per il commensale.
Un piatto nello stile della cucina Zen va pensato e ragionato perchè dalla mente arriva la forza e l’energia che metteremo in quella ricetta.
Cucinare, quindi, non é solo per la salute fisica, non è solo saziare il corpo, ma ricopre un vero e proprio ruolo spirituale. I principi su cui si basa la cucina zen sono di amore e gratitudine verso il cibo ricevuto. Curare la presentazione del cibo in tavola perciò è fondamentale: l’estetismo è un principio che nasce dall’amore spasmodico che abbiamo dentro, dalla passione per il cibo. L’energia di attenzione che noi mettiamo nella preparazione di un pasto prima, e nel disegnarlo poi agli occhi del commensale non può non esser direttamente proporzionale al suo sapore…Gli occhi disegnano la strada del gusto, e materializzano al palato l’estasi dell’assaggio, non può esistere un piatto creato con il calore delle mani e della mente che non faccia innamorare prima lo sguardo e poi il corpo…

UMAMI

La ricerca del sesto senso nasce dalle grandi basi della cultura orientale. Possiedo oltre 5mila pagine di appunti, tradotti da antichi ricettari orientali, implementati da studi personali, che mi stanno portando a creare ricette su combinazioni che tendono alla ricerca dell’umami. Nella parte bifrontale del nostro cervello, vicino alla sezione del dolce, c’è umami, che vuol dire estasi, gioia. Umami nasce dall’unione naturale di prodotti che contengono Msg (glutammato naturale, non quello estratto e isolato chimicamente presente all’interno del dado da cucina, chiamato glutammato monosodico) con nucleotidi che implementano la salinità contenuta nell’msg. Il tutto stimola i nervi delle papille gustative e lancia messaggi di estasi al cervello. Umami è da sempre anche pomodoro cotto e parmigiano ma nessuno ce lo ha mai detto. Ecco perché ci piace tanto.

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