Intitolata la villa comunale a don Peppe Diana: il sindaco e la sorella del parroco ucciso dalla camorra scoprono la targa. FOTO
Pubblicato in data: 12/4/2015 alle ore:10:09 • Categoria: Attualità •
«Un esempio positivo di vita. Ringrazio i boyscout per la sensibilità mostrata scegliendo un simbolo di legalità come propria icona. La villa è un luogo di aggregazione, perciò ci è piaciuto subito l’idea di associarla alla figura di don Peppe Diana». A parlare è il sindaco Paolo Spagnuolo durante la cerimonia di intitolazione della villa comunale di piazza Sparavigna a don Peppe Diana, il parroco di Casal di Principe ucciso dalla camorra. Prima della scoperta e benedizione della targa da parte del parroco Don Ranieri, il primo cittadino con il responsabile degli scout Antonio Evangelista hanno piantumato anche un albero di ulivo. (Fotoservizio a cura di Mario D’Argenio).
Da qui il segnale che il primo cittadino vuole lanciare alle nuove generazione «in un momento storico in cui quotidianamente la stampa nazionale ci restituisce notizie di politici, funzionari ed imprenditori corrotti, evidentemente è importante far capire che la stragrande maggioranza dei cittadini lavorano con onestà. Purtroppo la corruzione non la si combatte solo con le leggi, va bene la legge 190 sull’anticorruzione, i codici etici o la nascita dell’Agenzia anticorruzione affidata all’ottimo dottor Cantone, ma c’è bisogno di far crescere le coscienze dei cittadini di domani». Il sindaco, leggendo una lettera scritta dal carcere dal boss Cutolo al quotidiano La Repubblica cerca infine di sfatare un mito: «tutti coloro che hanno speso la vita per delinquere, come i boss della camorra, hanno fatto una fine misera. Morti in solitudine, senza soldi e vivendo le ultime fasi della propria vita nella paura di essere ammazzati. I fasti di quel potere effimero sono destinati a durare poco e quelle vite a finire in tragedia, come ci rassegna la storia di Cutolo. Perciò invito i giovani a seguire l’esempio di don Peppe Diana».
Assenti il dottor Antonio Laudati della Procura nazionale antimafia ed il colonnello dei carabinieri Francesco Merone, tra gli interventi quelli di Valerio Taglione coordinatore del comitato don Peppe Diana e della sorella di don Peppe, Marisa Diana, visibilmente commossa «sono fiera ed orgogliosa di partecipare a questa cerimonia. Sono ancora più felice che questa proposta sia partita dagli scout visto che mio fratello era uno scout e sono convinta che continua a vivere in queste divise e che dal cielo vi protegga tutti».
Un’intitolazione proposta all’Amministrazione dal Clan Orizzonti Gruppo Scout Atripalda I. «Oggi è una giornata importante perché vi diamo il ben venuto nella villa comunale don Peppe Diana. Un’intitolazione progettata, sognata, voluta e portata avanti insieme all’Amministrazione – affermano gli scout Antonio di Gisi e Gabriele De Feo -. Per noi oggi è una data importante, lanciamo un segnale forte ad Atripalda. Vogliamo cambiare qualcosa. Oggi è una tappa del nostro cammino. Abbiamo scelto don Peppe per rivalutare questo bene comune. Don Peppe testimone di coraggio». Per Valerio Taglione: «E’ ammirevole la testardaggine dei boyscout nel portare a segno quello che volevano senza farsi scoraggiare dalle lungaggini. Siete nel solco di don Peppe che portava a termine gli impegni promessi. Era un uomo che stava provando a cambiare le menti. Il 19 marzo del 1994 qualcuno pensa di ucciderlo nella sua chiesa il giorno del suo onomastico. Oggi dopo 21 anni possiamo dire che quella camorra ha perso. Tutti insieme stiamo costruendo un percorso di rinascita che ci fa ben sperare che quella morte non si stata vana».
Un esempio da seguire anche per il parroco Don Ranieri: «Don Peppe era una figura sacerdotale straordinaria. Per noi diventa uno sprono ed uno stimolo nel vivere il nostro impegno sacerdotale. Dobbiamo vivere bene la vita, con giustizia onestà e correttezza. Rieduchiamo un pò le nostre coscienze al bene comune». Il delegato alla cultura Lello Barbarisi: «il martirio di don Diana segna una fase nuova di lotta alla criminalità e alla confisca dei suoi patrimoni. Da parte nostra c’è da ringraziare il gruppo scout di aver proposto di intitolare una delle nostre strutture più belle a questa persona di indiscussa moralità». Infine, dopo altri interventi, il delegato Flavio Pascarosa: «la morte di don Peppe ci ha fatto rivivere il sacrifico della croce di Gesù. Un delitto efferato e bestiale nel giorno del suo onomastico. Noi dobbiamo fare in modo che quel sacrificio non sia vano ma sia di monito a tutti noi a vivere in modo onesto, senza diventare terra di nessuno e dell’illegalità. Il malaffare e l’illegalità diffusa, un intreccio che sopravvive tra le istituzioni, è diventato un cancro. La scuola crea i futuri cittadini e le coscienze dei nostri governanti. Dobbiamo fare in modo che attraverso il sacrificio di don Peppe si recuperi il profumo del giglio».











bella iniziativa bravi agli organizzatori, ai scout.bravo agli amministratori.