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Attimi di tensione ieri al Comune, rumeno si strappa la camicia e minaccia il sindaco

Pubblicato in data: 7/5/2015 alle ore:07:00 • Categoria: CronacaStampa Articolo

Paolo SpagnuoloAttimi di tensione ieri mattina al Comune nella stanza del primo cittadino. Un rumeno sui trent’anni, approfittando dell’orario di ricevimento al pubblico, ha chiesto di poter parlare con il sindaco ma poi è andato in escandescenza minacciando di incendiare il Municipio e di voler uccidere Spagnuolo. Si è strappato la camicia inveendo contro il sindaco fino a quando è intervenuto il comandante dei Vigli Salsano che lo ha portato via.
Tutto ha avuto inizio dopo l’ok del personale comunale preposto al controllo quando l’uomo è stato accolto dal primo cittadino nella sua stanza.
Ha raccontato dapprima la sua storia di venditore ambulante di calzini più volte in passato fermato in città dai Carabinieri che gli hanno sequestrato la merce e 169 euro in contanti. Giorni fa aveva presentato opposizione al Comune chiedendo la restituzione dei soldi. Sul diniego espresso dal responsabile dell’ufficio che ha respinto la richiesta trattandosi di accattonaggio, ieri mattina il rumeno  voleva che fosse lo stesso Spagnuolo a restituirgli i 169 euro asserendo «Io non rubo». Poi si è strappato la camicia davanti al sindaco, ha stracciato le carte e si è buttato a terra «minacciando di voler incendiare il Comune e di volermi sparare – racconta il sindaco pochi minuti dopo – fino a quando non è stato allontanato dal Comandante dei vigili. Certo c’è una situazione critica di disagio sociale nel Paese verso la quale c’è una stato d’impotenza. Ogni giorno ricevo persone che chiedono una casa, soldi per pagare le bollette e mettere un piatto a tavola per la famiglia». L’episodio non  ha intimorito Spagnuolo che ha subito ripreso a ricevere nella propria stanza altri cittadini. «Si respira in Italia una situazione incredibile in Italia e le persone in difficoltà si rivolgono al Comune come ultimo baluardo – conclude con un amaro sfogo -. La crisi economica sta aumentando questi momenti di disperazione, un problema serio che dovrebbe essere affrontato a livello nazionale dal Governo con una politica economica forte che consenta a l’Italia di tornare a crescere e creare nuovi posti di lavoro, prima di ogni altra cosa. Il lavoro risolverebbe tutto. Solo così si potrebbe stemperare questo clima di disperazione. Ma  francamente questa politica  non lo vedo a livello nazionale».

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