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23 novembre 1980, il giorno dopo. La nota di Lello Barbarisi

Pubblicato in data: 24/11/2015 alle ore:16:03 • Categoria: CronacaStampa Articolo

ImmaginePiuttosto che commemorare ieri ho preferito il giorno dopo. Era una giornata di lunedì il giorno dopo di 35 anni fa. C’era maggiore consapevolezza dell’accaduto ed uno smarrimento totale. Alla ricerca di acqua e latte per i più piccoli. Di coperte ed indumenti pesanti per le notti che sarebbero venute. In cerca di riparo. Si cercava di capire. Un giovane sindaco e tutti gli amministratori in giro per la città. Anche loro attoniti, sgomenti. I tecnici comunali, gli operai, chiunque a dare una mano. Le immagini che ho scelto sono per i più giovani, per quelli nati dopo, perché possano amare sempre di più e meglio la nostra città che non senza fatica è riuscita a risollevarsi da una catastrofe che non ebbe e spero non avrà mai paragoni. Quella sera del 23 però eravamo in quattro, avevamo tutti quattordici anni. Uno dei quattro oggi non c’è più, è scomparso qualche anno fa. Quella sera io ed Alfredo eravamo insieme nel Club Lupi Irpini di via Aldo Moro, da compagni di squadra e da grandi amici come pure abbiamo continuato terremotoad esserlo per tutto il tempo a venire. Non conoscevamo il terremoto e la prima cosa che ci venne di fare dopo la scossa fu quella di scappare tra le macerie di via Roma per arrivare in piazza dove già si era radunata al sicuro dai crolli una moltitudine di uomini, donne e bambini. Ognuno aveva un congiunto che non sapeva dove fosse finito e difficile risultava avere notizie dei dispersi o feriti. Solo una cabina pubblica in piazza Umberto I, proprio di fronte al barbiere Raffaele Parziale, meglio conosciuto come Rafaele ‘o patanaro. Una cabina, un telefono che riprese a funzionare solo a sprazzi e nella nottata. Si utilizzò per chiamare ma anche per ricevere. Il giorno dopo il nostro gruppo insieme ad altri si trasferì in via Cesinali, dove Raffaele Penza rese disponibile un suo pullman per farci riparare dal freddo della notte. Fu poi la volta delle tende in piazza ed altrove, dove ricordo di aver dormito qualche settimana e fino al trasferimento nella sede del PSDI in un palazzone della stessa piazza dove per la paura che potesse crollare comunque non dormivamo di notte. Ma sempre meglio che dormire in auto, in pullman o in tenda. Tutto ciò fino a che non arrivarono le roulotte, che alloggiate in almeno 6 macro-aree appositamente individuate ed urbanizzate ospitarono chiunque fosse restato senza casa perché crollata o inagibile. Una precarietà durata un po’ di anni e la sensazione di vivere come una tribù in un unico grande villaggio aiutò un po’ tutti a recuperare dalla grande paura ed a ripartire. In città non era morto nessuno ma i danni furono tantissimi. Il nostro cuore antico di Capo la Torre fu sventrato dall’onda sismica. Le ruspe completarono l’opera. Eravamo troppo piccoli e troppo inconsapevoli per suggerire un’alternativa. Andò così. Poco restò di un patrimonio urbano medioevale fatto di vicoli e vicoletti, di casette addossate l’una all’altra ed alcune di queste pure con il cesso pensile. Nelle foto a margine si vedono Piazza Garibaldi, vico San Giovanniello, la chiesa dell’Annunziata, la Tendopoli di piazza Umberto, via Manfredi, il Campo Sportivo Valleverde; queste poche immagini sono per i più giovani, per i cosiddetti nati dopo; dedicate a chi la storia di questi scatti la conosce solo dal racconto del loro padre, affinché possano comprendere anche quello che eravamo e ciò che invece oggi siamo.

di Lello Barbarisi – Consigliere Delegato alla Cultura ed ai BB.CC.
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2 risposte a “23 novembre 1980, il giorno dopo. La nota di Lello Barbarisi”

  1. NAZI ha detto:

    VOIALTRI DOVRETE SFORZARVI DI NON DIMENTICARE E DI TENER SEMPRE VIVO IL RICORDO PER IL BENE DELLE GENERAZIONI A VENIRE

  2. IUC ha detto:

    CERCATE DI APPOGGIARE IL PARTITO DEI DEMOCRATICI IN QUANTO E’ STATO GRAZIE A QUELLI KE KUA SI ERA RICOSTRUITO LE CASE OK

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