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Inchiesta buste paga gonfiate al Comune, dissequestrato l’Ufficio personale

Buste paga, Ufficio personale dissequestratoLa Questura di Avellino dissequestra l’Ufficio personale del Comune rimasto sotto sigilli per circa un anno con l’avvio dell’inchiesta sulle buste paga gonfiate mentre tre dei quattro indagati sono in attesa del Riesame per discutere la sospensione dal servizio.
Due agenti della Squadra Mobile ieri mattina hanno varcato nuovamente il portone di Palazzo di città, recandosi al secondo piano per rimuovere i sigilli dalla stanza preposta al Personale. Ora l’Ufficio potrà essere di nuovo utilizzato dall’Ente visto che i due agenti hanno provveduto anche a liberare gli scaffali degli armadi dai faldoni contenenti documenti oggetto dell’indagine e che sono stati trasferiti al piano terra in un’altra stanza finora non utilizzata e alla quale i poliziotti hanno apposto dei nuovi sigilli. Al secondo piano resta invece ancora interdetta ai dipendenti e al pubblico la stanza dell’Ufficio Ragioneria.
Un nuovo passaggio quello di ieri mattina mentre tre dei quattro dipendenti attendono  il Riesame che dovrà pronunciarsi sulla sospensione dal lavoro. Una sospensione che ha una durata di 12 mesi e che è arrivata a metà mese dopo che i quattro sono comparsi prima di Natale dinanzi al Gip del Tribunale di Avellino, Vincenzo Landolfi, al quale si era rivolta la Procura della Repubblica,  con il Pm Fabio Massimo Del Mauro, per chiederne la sospensione dal servizio.
Buste paga, nuovo locale posto sotto sequestroI quattro erano stati ad inizio di novembre scorso reintegrati nel posto di lavoro a seguito della sentenza emessa dal Collegio della Sezione Lavoro del Tribunale di Avellino che, condannando il Comune alle spese legali, aveva accolto il reclamo presentato dai quattro a seguito di sospensione in via cautelare emessa con provvedimento sindacale e decurtazione del 50% dello stipendio.
Prima di Natale gli uomini della Questura di via Palatucci avevano inoltre dato esecuzione a tre provvedimenti di sequestro preventivo per l’importo di 162.000 euro sui conti correnti a carico di tre degli indagati. Gli stessi che sono ritenuti responsabili di aver posto in essere, in concorso, un’attività illecita consistente nell’inserire nel sistema informatico voci stipendiali non dovute in relazione ai livelli retributivi previsti per le qualifiche rivestite, disponendo altresì mandati di pagamento recanti importi maggiorati che venivano inoltrati alla Tesoreria comunale che procedeva all’accredito dello stipendio. In alcuni casi le buste paga “lievitate” venivano utilizzate dagli indagati per accedere a benefici di credito per la cessione del quinto dello stipendio presso alcune società di finanziamento; tutto ciò avveniva anche creando documentazione falsata a firma degli indagati seppur non competenti all’inoltro di tali istanze.

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