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Giornata di scambio culturale e riflessione sulla questione migranti, Antonio Di Gisi di Libera Atripalda: “abbiamo ascoltato le loro storie per costruire relazioni”. Visita ad Abellinum. FOTO

Pubblicato in data: 7/7/2017 alle ore:07:30 • Categoria: Attualità

Una giornata di scambio culturale e di riflessione sui temi dell’integrazione, dei migranti e dell’accoglienza. In occasione della decima edizione del “Festival dell’Impegno Civile” che ha fatto tappa anche ad Atripalda ieri pomeriggio il Presidio Libera “Pasquale Campanello” ha organizzato l’evento denominato “Incontri – Incontro con gli immigrati, ascoltiamo la loro voce”.  «Questa è una tappa del Festival dell’impegno civile  – ha spiegato Antonio Di Gisi, referente di Libera Atripalda -. Volevamo lanciare un messaggio per parlare di questa tematica che è molto sentita, delicata e anche forse impopolare. Però abbiamo pensato che con questi ragazzi c’era bisogno di incontrarsi, raccontarsi, spiegare chi siamo e ascoltare anche le loro storie, perché sono venuti fin qui e di costruire relazioni».
L’incontro si è svolto nell’ex sala consiliare ubicata nella villa comunale “Don Peppe Diana” dove i migranti e i rifugiati sono stati accolti. Da qui la manifestazione si è prima spostata nei pressi degli scavi archeologici di Abellinum, per una visita guidata organizzata dalla Pro Loco di Atripalda. Poi il confronto nella Biblioteca Comunale dove c’è stato uno scambio di testimonianze e di storie vissute da parte dei migranti. Per l’amministrazione presente l’assessore Nancy Palladino, i consiglieri Costantino Pesca e Antonella Gambale.
«Siamo contenti di questo incontro – ha raccontato Dimitri fuggito dal Centro Africa dove era insegnante nella scuola elementare -. Quando due mondi si incontrano e si raccontano non si può capire chi si ha di fronte. Quando è caduto il muro di Berlino, penso che queste persone non sapevano che un giorno arrivassero a godere la loro soddisfazione. Non è detto che noi saremo alla fine del muro della storia che si trova di fronte alla nostre culture, che può essere per i nostri figli e nipoti. Un muro da abbattere. Questa storia che i nostri genitori ci lasciano è sbagliata, perché senza relazioni tra culture e popoli diversi. Dobbiamo invece convivere insieme per cambiare insieme il mondo. Sono contento che qui ad Atripalda avete dato vita a questa iniziativa e ci avete invitato. Sono convinto che da qui tante prenderanno il via diverse iniziative. Saremo sempre a disposizione, pronti a dare una mano. Insieme possiamo fare un mondo diverso».
Nei loro volti, di giovani e donne, le storie di paesi africani lasciati per la paura, abbandonati in fuga alla ricerca di una nuova vita e di una nuova speranza dalle sofferenze e dalla povertà.  Salvati anche dal mare dalla Marina militare Italiana. «Fuggire spesso non è stato facile – ha proseguito Dimitri –. Siamo scappati via da parenti e amici, un dolore che spesso ha voluto significare lasciarli a un destino segnato. Siamo stati rapinati e arrestati durante il viaggio. Le differenze di colore di pelle e di religione non esistono. Spesso mi chiedo perché sono arrivato in questo Paese dove ho incontrato persone di cuore. Mi ritengo fortunato di averle incrociate. Mi hanno fatto rinascere. Non mi hanno dato soldi ma mi hanno dato ascolto e speranza. L’integrazione è stata una fortuna per me. Ma non siamo tutti uguali. Chiedo di aprire le porte delle vostre associazioni per darci una mano ad integrarci. Se restiamo chiusi nei centri di accoglienza non ci sarà mai vera integrazione. Non abbiamo fatto un viaggio per il cibo ma per una nuova speranza».

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