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Buste paga gonfiate al Comune, oggi in Procura dei Conti e il 27 ottobre udienza in Tribunale

Pubblicato in data: 11/10/2017 alle ore:08:30 • Categoria: Cronaca

Udienza questa mattina dinanzi la Procura Regionale della Corte dei Conti per tre dei quattro dipendenti del Comune di Atripalda coinvolti nell’inchiesta buste paga gonfiate condotta dalla Procura della Repubblica di Avellino.
La Corte dei Conti chiede la condanna per danno erariale e responsabilità finanziaria nei confronti dei tre indagati che sono inoltre stati rinviati a giudizio dinanzi al giudice monocratico del Tribunale di Avellino, dottor Argenio, nell’udienza del prossimo 27 ottobre.
In quella sede prenderà il via il processo penale. Saranno ascoltati i testi della accusa e la difesa e solo dopo l’esito si giungerà a sentenza.
I quattro dipendenti sono ritenuti responsabili di aver posto in essere, in concorso, un’attività illecita consistente nell’inserire nel sistema informatico voci stipendiali non dovute in relazione ai livelli retributivi previsti per le qualifiche rivestite, disponendo altresì mandati di pagamento recanti importi maggiorati che venivano inoltrati alla Tesoreria comunale che procedeva all’accredito dello stipendio. In alcuni casi le buste paga “lievitate” venivano utilizzate dagli indagati per accedere a benefici di credito per la cessione del quinto dello stipendio presso alcune società di finanziamento; tutto ciò avveniva anche creando documentazione falsata a firma degli indagati seppur non competenti all’inoltro di tali istanze.
Nell’udienza di inizio maggio uno dei quattro indagati, il dipendente Walter Iannaccone, difeso dall’avvocato Alfonso Maria Chieffo, che aveva optato per il rito abbreviato, è stato condannato a 2 anni e mesi 4 di reclusione. Inoltre condannato a rifondere il risarcimento del danno al Comune da liquidarsi in separato giudizio con un’immediata provvisionale di 7mila euro. Il termine per presentare ricorso in Appello scade il prossimo 15 ottobre.
Lo stesso dipendente, a fine giugno, ha rassegnato le dimissioni dal Comune per mettere uno stop alle illazioni, ai veleni della campagna elettorale e per la parentela che lo lega al neo vicesindaco Anna Nazzaro.

Gli altri tre indagati (V. A. e I. L. difesi dall’avvocato Luca Penna; I. I. difesa dall’avvocato Giovanni Iacobelli) sono stati invece rinviati a giudizio nell’udienza del 27 ottobre.
Il Comune, costituitosi parte civile nel processo, è invece difeso dall’avvocato Carmine Freda.
I quattro sono accusati di essersi appropriati, dal dicembre 2009 al gennaio 2015, complessivamente di 170mila euro. Queste le somme contestate ai quattro dipendenti: per V.A. nel dicembre 2009 mille euro, nell’anno 2010 15.500 euro e dal 2011 al 2015 55.350,00 euro; per I. L. nel dicembre 2009 mille euro, nell’anno 2010 14.200 euro e dal 2011 al 2015 52.860,00 euro; per I. I. nel dicembre 2009 300 euro, nell’anno 2010 3.790 euro e dal 2011 al 2015 18.060,00 euro; infine per Walter Iannaccone dal 2013 al 2015 8.580,00 euro.
Un’indagine complessa quella condotta dalla Procura di Avellino, diretta dal dottor Rosario Cantelmo, con la Squadra Mobile della Questura di Avellino, guidata dall’allora capo dottor Marcello Castello, visto la mole di documentazione contabile sequestrata e visionata dagli investigatori.
Inchiesta partita alla fine di febbraio 2015 proprio dalla denuncia presentata in Questura dall’ex sindaco Paolo Spagnuolo.

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