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La chiusura della “Mazzetti” accende il dibattito politico in città

Pubblicato in data: 6/9/2018 alle ore:08:00 • Categoria: AttualitàStampa Articolo

Cinque classi alla scuola elementare “De Amicis” di via Roma e altre sette classi nella scuola media “Masi” di via Pianodardine. Si lavora incessantemente nei due plessi scolastici per consentire ai 205 alunni della Primaria “Mazzetti”, l’edificio scolastico di via Manfredi che non riaprirà, di poter iniziare il nuovo anno scolastico senza disagi e ritardi. Ma in città tra i genitori crescono le preoccupazioni per come si procederà alla ripartizione e alla collocazione degli alunni, tanto da tempestare di domande il sindaco e la dirigente scolastica nel confronto pubblico dell’altra sera.
«La scuola Mazzetti è in procinto di avere un finanziamento  di demolizione e ricostruzione ma per renderla di nuovo agibile ha bisogno di interventi  sull’impianto antincendio e sull’impiantistica in generale che determinerebbero un costo eccessivo per una scuola che nel giro di pochi mesi sarà destinata alla demolizione e ricostruzione anche a fini antisismici – spiega il sindaco Geppino Spagnuolo che illustra il nuovo piano scolastico -. La valutazione che abbiamo fatto è stata un po’ sui tempi che si stanno accelerando da parte del Ministero e della Regione di assegnazione esecutiva del finanziamento insieme ad una serie di valutazioni anche economiche e di tempi per interventi da fare anche rispetto alle caratteristiche di agibilità dal punto di vista della sicurezza antincendio e impiantistica che è abbastanza obsoleta su questa scuola. Per cui  non ci è sembrato corretto fare un investimento di denaro pubblico per così pochi mesi».
Una scelta condivisa dall’ex sindaco Paolo Spagnuolo che proprio pochi giorni prima aveva lanciato un appello al primo cittadino a non riaprire la Mazzetti: «Alla luce delle verifiche fatte dall’Università del Sannio tra il 2016 ed il 2017 su tre plessi scolastici (tra cui la Mazzetti) e dei movimenti tellurici che stanno interessando l’Italia centrale credo che, responsabilmente, i genitori sono disposti a sopportare qualche disagio pur di ottenere maggiore sicurezza per i propri figli. Come gruppo consiliare “Noi Atripalda” avevamo suggerito la soluzione della non apertura della Mazzetti già l’anno scorso, ma il nostro appello, a differenza di quelli lanciato qualche settimana fa, “cadde nel vuoto”. Se il nostro appello fosse stato ascoltato sin da subito, i disagi oggi sarebbero stati mitigati, perché la decisione sarebbe stata condivisa da genitori e docenti, come l’individuazione della o delle sedi alternative. La decisione, assunta a pochi giorni dall’inizio dell’anno scolastico, ha prodotto incertezza tra i genitori che, ad oggi, non conoscono l’edificio (tra i due) che i propri figli frequenteranno; quali saranno gli orari di entrata e di uscita etc. Un plauso va fatto all’amministrazione scolastica i cui docenti, guidati con assiduità dalla dirigente, stanno svolgendo un lavoro organizzativo enorme e suppletivo per risolvere le problematiche appena evidenziate. Speriamo che l’amministrazione comunale operi, nel corso di questi giorni, come l’amministrazione scolastica, garantendo l’ultimazione dei lavori, la consegna di tutte le certificazioni occorrenti e l’organizzazione di un adeguato piano traffico. Quale capogruppo di  “Noi Atripalda”, oltre a comunicare la disponibilità dei consiglieri comunali ad effettuare il trasloco, colgo l’occasione per augurare a tutti gli alunni frequentanti le scuole di Atripalda, alla dirigente scolastica, ai docenti ed a tutti il personale scolastico, un anno sereno, proficuo e produttivo» .
L’ex capogruppo Lello La Sala propone invece di utilizzare il primo piano della Dogana Dei Grani di piazza Umberto, già in passato “scuola”, e ora rientrata nella piena disponibilità del Comune, mentre l’ex delegato ai Lavori pubblici Lello Barbarisi invece invita a non ricostruire la Mazzetti: «credo che non ci sia bisogno di una seconda scuola elementare ad Atripalda. Sarei per ricostruire solo la Media “Masi” e liberare l’area dove oggi insiste la Mazzetti a vantaggio del Parco di Abellinum, le cui mura di cinta di epoca sannita, liberate dell’edificio che oggi le nasconde potrebbero fare bella mostra di se e il parco potrebbe avvalersi di un affaccio su via Re Manfredi. In un progetto di recupero strutturale e funzionale solo del corpo aule della Mazzetti, proverei a realizzare un museo del parco, dove peraltro seppure in forma molto accennata e riservata esiste già essendo collocato nel piano interrato del corpo aule del medesimo edificio e che è ora nella gestione della Soprintendenza».

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Una replica a “La chiusura della “Mazzetti” accende il dibattito politico in città”

  1. Luigi Oliva ha detto:

    Ma a S.Lorenzo, nel centro servizi, non si potevano ospitare gli alunni della Mazzetti?
    Già prevedo il caos di auto a Largo Buozzi.

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